Guerra del petrolio tra Usa e Russia: Cina e India sospendono gli acquisti, Mosca sotto pressione

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La guerra del petrolio tra Vladimir Putin e Donald Trump rischia di scuotere i mercati globali. Le sanzioni statunitensi contro le major russe Lukoil e Rosneft hanno già spinto la Cina a sospendere gli acquisti di greggio russo, mentre anche l’India valuta misure simili.

Putin ha bollato le sanzioni come “un atto ostile” e assicura che l’economia russa non ne risentirà, ma gli analisti rimangono scettici: le due compagnie rappresentano metà delle esportazioni giornaliere di petrolio russo, perlopiù destinate ai mercati asiatici. Uno stop da parte di Pechino e Nuova Delhi potrebbe ridurre le risorse di Mosca necessarie a finanziare la guerra in Ucraina.

I colossi petroliferi statali cinesi hanno già bloccato temporaneamente gli acquisti via mare, mentre le raffinerie indipendenti valutano l’impatto delle sanzioni, che rischiano di escluderle dal sistema dei pagamenti occidentale. Per Pechino, la sospensione può aggravare le difficoltà di un’economia già fragile, soprattutto se non si raggiungerà un accordo con Washington sulle terre rare.

Sul fronte diplomatico, Stati Uniti e Cina cercheranno un’intesa in Malesia per evitare ulteriori dazi e preparare un possibile incontro tra i due presidenti in Corea del Sud. Anche l’India potrebbe approfittare della stretta per avviare trattative commerciali con Washington.

Il riequilibrio degli acquisti di petrolio da parte di Cina e India potrebbe favorire l’Opec e gli Stati Uniti, con l’Arabia Saudita pronta a incrementare la produzione e consolidare il ruolo strategico. Intanto, i prezzi del greggio hanno già registrato un balzo del 6%, un aumento significativo ma gestibile, con impatti contenuti su energia e inflazione globale.