Xi Jinping convoca il “Resto del Mondo”: a Pechino vertice SCO e Parata della Vittoria per consacrare la centralità cinese

Xi Jinping

In queste ore la capitale cinese e la vicina metropoli di Tianjin stanno diventando il palcoscenico di una delle più imponenti adunate diplomatiche dell’anno. Alla corte di Xi Jinping arrivano leader di oltre 20 Paesi e rappresentanti di dieci organizzazioni internazionali per partecipare al 25° vertice dell’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai (SCO), in programma il 31 agosto e il 1° settembre, e alla successiva Parata della Vittoria del 3 settembre. Una doppia vetrina con cui la Repubblica Popolare mira a ribadire la propria centralità geopolitica e a promuovere una visione del mondo alternativa a quella occidentale.

Secondo la narrazione ufficiale, è “il Resto del Mondo” – i Paesi del cosiddetto Sud globale – a scegliere Pechino come riferimento. «Il Grande Sud globale non è più la maggioranza silenziosa», ha dichiarato il ministro degli Esteri cinese, accogliendo delegazioni da Asia, Africa, Medio Oriente e America Latina.

Il vertice SCO a Tianjin

Il summit di Tianjin rappresenta uno dei momenti chiave della diplomazia cinese. La SCO, fondata nel 2001, è diventata nel tempo una piattaforma con cui Pechino consolida alleanze e promuove il proprio “nuovo ordine globale sino-centrico”, affiancando iniziative come i BRICS, la Belt and Road Initiative e la Global Security Initiative (GSI).

Al vertice parteciperanno leader di primo piano: dal presidente russo Vladimir Putin al premier indiano Narendra Modi, dal presidente turco Recep Tayyip Erdogan al presidente iraniano Masoud Pezeshkian, fino ai capi di Stato delle repubbliche ex sovietiche dell’Asia centrale, tradizionalmente nella sfera di influenza di Mosca. Presenti anche il segretario generale dell’ONU Antonio Guterres e rappresentanti di quasi tutte le principali organizzazioni multilaterali.

Xi Jinping, secondo un portavoce ufficiale, intende «portare avanti lo spirito di Shanghai, assumersi la missione del nostro tempo e rispondere alle aspettative dei popoli», annunciando nuovi percorsi per «salvaguardare in modo costruttivo l’ordine internazionale del dopoguerra e migliorare la governance globale».

La dottrina del “Xi-pensiero”

La cornice teorica del summit è fornita dalla cosiddetta “Nuova teoria della sicurezza di Xi”, pubblicata sul Quotidiano del Popolo. Secondo Liu Xuelian dell’Università di Jilin, la GSI non è solo una proposta politica, ma «una vera innovazione sistemica» che rifiuta la logica delle alleanze militari esclusive e della sicurezza a somma zero tipica delle dottrine occidentali. La Cina, sostiene il documento, offre un paradigma alternativo fondato sul principio di “sicurezza indivisibile”, che guarda all’umanità nel suo complesso.

Dietro la retorica, osservano numerosi analisti, si intravede la continuità con la propaganda antioccidentale diffusa da Pechino da almeno due decenni: la Cina si presenta come potenza pacifica e non coloniale, contrapposta a un’America che «riesuma le ostilità della guerra fredda».

Il revisionismo storico e la Parata del 3 settembre

Il gran finale degli eventi sarà la Parata della Vittoria, organizzata l’ultimo giorno delle celebrazioni, a ottant’anni dalla capitolazione del Giappone nella Seconda guerra mondiale. La commemorazione, tuttavia, è stata preparata con un’imponente campagna di revisionismo storico: nei manuali riscritti da Pechino il ruolo decisivo nella sconfitta nipponica non è attribuito agli Stati Uniti ma alla “Grande Guerra di Resistenza del Popolo cinese contro i giapponesi”.

Un racconto che minimizza l’apporto delle truppe nazionaliste di Chiang Kai-shek – protagoniste del conflitto contro Tokyo – e sorvola sulle ambiguità di Stalin nei confronti della guerra in Asia.

L’agenda di Pechino

La presenza a Pechino di leader come Lukashenko, Sharif, Madbouly, oltre ai capi di governo di Paesi del Sud-est asiatico, testimonia l’ampiezza della rete di relazioni che la Cina sta costruendo. «Xi userà il vertice come un’opportunità per illustrare un ordine internazionale post-americano», ha dichiarato Eric Olander, direttore del China-Global South Project.

La cornice storica, culturale e politica che la Cina offre al “Resto del Mondo” si intreccia con la realtà delle sue azioni militari e diplomatiche: dagli scontri con India e Vietnam alle repressioni in Tibet e Xinjiang, fino alle pressioni su Taiwan e alle violazioni dell’autonomia promessa a Hong Kong. Nonostante queste contraddizioni, l’egemonia cinese appare oggi capace di attrarre una parte significativa del Sud globale.

A dimostrarlo sarà proprio la scenografia dei prossimi giorni: un mosaico di leader stranieri pronti a rendere omaggio a Xi Jinping, in un contesto in cui perfino due Paesi europei, Serbia e Slovacchia, si sono uniti alle celebrazioni, attratti dal peso economico e dagli investimenti cinesi.

La Cina, fedele alla sua tradizione imperiale, si propone come fulcro di un sistema di relazioni gerarchiche in cui i piccoli Paesi diventano tributari del “grande Paese”. La novità è che oggi, nel XXI secolo, questa visione si presenta con il volto moderno di una governance globale alternativa, capace di sedurre un mondo in cerca di equilibri diversi dall’ordine occidentale.