Soriano Calabro. Merilia Ciconte: “L’abuso sessuale è potere, non solo desiderio”
Un duro e necessario richiamo all’attenzione quello lanciato da Merilia Ciconte, che attraverso i suoi canali social ha voluto affrontare con coraggio e lucidità il tema dell’abuso sessuale, ponendo l’accento sulle sue molteplici sfaccettature e sul suo impatto psicologico.
Secondo Ciconte, il fenomeno dell’abuso sessuale va ben oltre l’atto in sé: «Oltre alla soddisfazione forzata dei bisogni sessuali di questi “uomini”, è una forma di esercizio del potere, di umiliazione e di oltraggio nei confronti delle donne». Un potere che non sempre si manifesta con la violenza fisica o con le minacce esplicite, ma che può agire in maniera subdola, facendo leva sull’età, sulla fisicità o sullo status sociale dell’autore per manipolare o intimidire la vittima.
Nel suo intervento, Merilia sottolinea come spesso si cerchi di minimizzare comportamenti aggressivi o molesti, classificandoli come meno gravi: «Si tende ad ammettere di essere vittime solo quando ci sono atti estremi, tralasciando commenti sgradevoli, palpeggiamenti, battute sessiste o parole offensive». Una cultura della tolleranza e della rimozione che rischia di alimentare ulteriormente il fenomeno e di isolare chi ne è colpito.
L’abuso sessuale – ricorda – lascia una ferita profonda non solo nel corpo, ma anche nella mente: «Chi lo subisce può provare vergogna, terrore, depressione e senso di colpa», afferma, evidenziando la necessità di riconoscere la sofferenza psicologica come parte integrante del trauma.
L’appello finale è rivolto a tutti, in particolare al mondo dell’educazione: «È fondamentale che sin dall’infanzia si lavori affinché bambine e bambini, ragazzi e ragazze abbiano un’educazione emotiva improntata al rispetto e alla consapevolezza». Solo così, conclude Ciconte, sarà possibile costruire una società più giusta, capace di prevenire l’abuso e di sostenere davvero le vittime.
Un messaggio chiaro, diretto e non negoziabile: combattere la cultura dell’abuso significa riconoscerne ogni forma, anche la più sottile, e smettere di considerarla normale.
