Lo studioso Franco Torchia interviene sul concetto di “francavillesità”, prendendo spunto da un testo dello scrittore e poeta Vittorio Torchia, in cui venivano descritte le figure simboliche del paese, viste come incarnazione di un’identità locale fatta di semplicità, valori contadini e rispetto delle regole.
Secondo Torchia, però, termini come “francavillesità”, “vibonesità” o “filadelfiesità” sono ormai etichette generiche, utilizzate in modo intercambiabile per qualsiasi comunità e, proprio per questo, incapaci di definire qualcosa di veramente unico o distintivo. «È un sostantivo abusato», afferma lo studioso, «che può dire tanto, ma nulla di esclusivo».
Più criticamente, Torchia si distanzia da una visione che definisce l’appartenenza a una comunità solo in base alla nascita, escludendo chi non è originario del luogo. Un’idea che, a suo avviso, sfocia in una forma di discriminazione. «I valori che un tempo venivano usati per definire l’identità di un cittadino “perfetto” sono oggi superati. L’amore per un territorio e il rispetto per chi lo abita non dipendono dal luogo di nascita», sottolinea.
Una riflessione che apre a un concetto di appartenenza più inclusivo, fondato sull’impegno e sul legame autentico con la comunità, al di là delle origini anagrafiche.
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