“Un vuoto che il tempo non colma”. È il titolo scelto da Paolo Fedele per ricordare don Saverio Di Bella, il sacerdote che per anni ha guidato la comunità parrocchiale di Maria Santissima di Pompei a Vibo Marina e che continua a vivere nel cuore di quanti lo hanno conosciuto e amato.
A distanza di anni dalla sua scomparsa, il ricordo di don Saverio non si è affievolito. Al contrario, il tempo sembra aver reso ancora più profondo il legame umano e spirituale lasciato dal parroco nella vita di tante persone. Tra queste, Paolo Fedele, che ha affidato a una lunga e intensa testimonianza personale il dolore per un’assenza ancora fortemente sentita.
“Oggi è quel giorno. Quel giorno che ogni anno torna, silenzioso e inesorabile, a ricordarmi che non ci sei più”, scrive Fedele, raccontando il peso di una mancanza che continua a farsi sentire come il primo giorno.
Nel suo ricordo emerge non soltanto la figura del sacerdote, ma soprattutto quella dell’uomo: un amico, un fratello, una presenza capace di ascoltare e di accompagnare nei momenti difficili.
“Quanto vorrei poterti chiamare ancora, sentire la tua voce, raccontarti una delle mie giornate storte e vederti sorridere con quella pazienza che solo tu avevi”, scrive Paolo Fedele, restituendo l’immagine di un don Saverio vicino alle persone, capace di trasformare anche le difficoltà in un’occasione per ritrovare serenità.
Un rapporto costruito sulla confidenza, sull’affetto e su una complicità fatta anche di piccoli gesti e parole semplici. Tra queste, Fedele ricorda una frase in dialetto tropeano, “ma si paiucu”, che don Saverio utilizzava con ironia e dolcezza per strappare un sorriso nei momenti più pesanti.
“Non era solo una battuta – racconta – era la tua ironia che diventava luce, che riusciva a entrare anche nei giorni più bui”.
È forse questo uno degli aspetti che più caratterizzavano il sacerdote: la capacità di stare accanto alle persone non solo attraverso la guida religiosa, ma attraverso una vicinanza autentica, fatta di umanità, ascolto e calore.
Per Paolo Fedele don Saverio è stato “un fratello scelto dal cuore, un rifugio nei giorni bui, una luce quando non riuscivo a vederne nessuna”. Parole che raccontano il segno lasciato da un sacerdote che aveva saputo costruire un rapporto profondo con la sua comunità.
La memoria di don Saverio Di Bella si intreccia così con quella di una comunità intera, quella di Vibo Marina, che ancora oggi conserva il ricordo della sua presenza. Un parroco capace di unire la dimensione spirituale a quella quotidiana, di essere vicino alle famiglie, ai giovani e a quanti cercavano una parola di conforto.
“Ci sono momenti in cui mi giro, per dirti qualcosa, per condividere una risata, e poi ricordo. Ricordo che non sei più qui”, scrive ancora Fedele, descrivendo quella particolare forma di dolore che nasce dalla perdita di una persona diventata parte della propria vita.
Ma nel ricordo c’è anche spazio per la gratitudine. La consapevolezza che alcune persone, pur lasciando un vuoto enorme, continuano a vivere attraverso ciò che hanno donato agli altri.
“Tu vivi ancora – scrive Paolo Fedele – in ogni ricordo che porto con me, in ogni lacrima che verso pensandoti, in ogni risata che faccio e che, in qualche modo, sento ancora un po’ tua”.
Un messaggio che diventa una preghiera laica e affettuosa, un atto d’amore verso un sacerdote che ha lasciato un’impronta profonda.
“Oggi piango per te, don Saverio – conclude Fedele – perché mi manchi, perché avrei voluto ancora tempo, ancora parole, ancora abbracci. Ma piango anche con gratitudine, perché la vita mi ha regalato la fortuna di conoscerti”.
Il ricordo si chiude con le parole più semplici e forse più vere: “Riposa in pace, don Saverio. Il mio fratello. Il mio amico. La mia luce. Manchi. Manchi da morire.”
Un sentimento condiviso da tanti fedeli e cittadini di Vibo Marina che, ancora oggi, riconoscono in don Saverio Di Bella una figura capace di lasciare un segno che il tempo non ha cancellato.
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