Matteo Zanotti Russo: “INCI buono non vuol dire sicuro. E chi dice il contrario mente”
C’è un semaforo che oggi decide il destino di ogni cosmetico. E non è quello della Commissione Europea.
È quello delle app INCI: verde, giallo, rosso. Tre colori, zero contesto.
E milioni di persone ci credono.
Matteo Zanotti Russo no.
Esperto di sicurezza cosmetica, autore del libro “Le Big Biuti non cielo dikono!!1!”, ha deciso di dire pubblicamente quello che molti nel settore pensano ma non osano dichiarare.
“INCI buono non vuol dire sicuro. E chi dice il contrario, mente.”
Lo so, è fastidioso sentirlo. Ma è proprio qui che si gioca tutto.
Il libro è un viaggio feroce e ironico nella nuova religione del beauty. E come ogni religione senza teologia, si regge su simboli e paura.
Il simbolo più potente? L’etichetta. L’elenco degli ingredienti, sacralizzato e travisato fino a diventare oracolo.

“Abbiamo trasformato una lista tecnica in una lista di buoni e cattivi,” spiega Zanotti. “Ma la chimica non funziona così.”
Il mito dell’INCI “buono” nasce da un fraintendimento culturale: l’idea che naturale significhi sicuro, e che ogni ingrediente dal nome lungo sia automaticamente sospetto.
Una semplificazione comoda. Ma falsa.
Nel libro, Zanotti smonta una a una le false credenze più diffuse.
- Che i siliconi soffochino la pelle.
- Che i parabeni siano cancerogeni.
- Che “senza” significhi “meglio”.
E lo fa con rigore normativo, ma anche con sarcasmo misurato:
“Il problema non è il parabene. È chi ti fa paura per venderti il suo prodotto ‘free from’.”
La cosa più grave? Che questa disinformazione ha conseguenze reali.
“Le aziende smettono di usare ingredienti sicuri solo perché suonano male,” dice Zanotti. “E li sostituiscono con molecole peggiori, ma dal nome rassicurante.”
Risultato: formule meno stabili, prodotti meno efficaci, clienti meno protetti.
“La sicurezza non si vede a occhio. Si calcola.”
E per farlo servono dati, studi tossicologici, analisi del rischio. Non una barra colorata sul telefono.
“Un ingrediente può sembrare naturale e fare danni. Un altro può sembrare chimico e funzionare perfettamente.”
Il vero problema, spiega, è che l’INCI è diventato un totem.
Un feticcio rassicurante per chi non ha gli strumenti per interpretarlo.
E intorno a quel feticcio si è costruita un’intera industria dell’allarmismo.
“L’industria della paura ha capito una cosa: il consumatore non cerca verità. Cerca conferme ai propri sospetti.”
Zanotti non fa nomi. Ma li evoca: app, brand, guru digitali. Tutti parte di un sistema che ha sostituito la scienza con la semplificazione emozionale.
Ecco perché il suo libro fa discutere. Perché dice l’ovvio che nessuno osa dire:
“Un INCI perfetto non serve a nulla se dietro non c’è una formula sicura. E la formula sicura la garantisce solo chi ha competenza, non chi ha followers.”
“Le Big Biuti non cielo dikono!!1!” è una provocazione.
Ma anche un manuale travestito da satira.
Un invito a ragionare, in un mercato che ha smesso di farlo.
La verità è questa: se bastasse leggere l’INCI per sapere cosa ci fa bene, il mio mestiere non esisterebbe.”
Zanotti Russo esiste. E parla.
Perché il prezzo dell’ignoranza, nel beauty, non è solo estetico. È culturale.
