Marianelli e il futuro dell’Università di Perugia: una scelta che conta
Buon voto. Perché scegliere è un atto di responsabilità
Chi non vota, chi non esprime la propria opinione, delega – direttamente o indirettamente – agli altri la responsabilità di scegliere al posto suo. Questo vale quasi sempre. Le eccezioni sono poche: basti pensare ai referendum con soglia di partecipazione, dove l’astensione può diventare una scelta strategica per far fallire un quesito. Lo stesso meccanismo è applicabile al primo turno delle elezioni per il Rettorato dell’Università degli Studi di Perugia, una delle sfide istituzionali che abbiamo deciso di seguire da vicino.
Una scelta editoriale consapevole
I lettori sanno bene che non è possibile coprire tutto: ogni giorno si compiono selezioni, si stabiliscono priorità. Lo facciamo anche noi. E tra le tante notizie, abbiamo deciso di puntare i riflettori su una delle università più antiche d’Italia e d’Europa. Addentrandoci nella competizione per il Rettorato, ci siamo trovati davanti a un confronto tutt’altro che sereno, spesso acceso, carico di tensioni sotterranee. La posta in gioco non è marginale: la guida dell’Ateneo per i prossimi sei anni.
Un mandato di sei anni non è cosa da poco: nel nostro ordinamento, solo il Presidente della Repubblica gode di una durata più lunga. Un segnale di quanto sia rilevante la figura del Rettore in un’università.
La trasparenza prima di tutto
Abbiamo scelto la trasparenza, decidendo sin da subito di prendere posizione e dichiarare il nostro endorsement a favore del professor Massimiliano Marianelli. Una scelta meditata, argomentata, in linea con una tradizione dell’informazione anglosassone che su questo punto è spesso più libera e chiara della nostra. Esprimere una preferenza significa motivarla. Dire perché, a nostro avviso, un caffè sia migliore di un altro non implica che tutti gli altri siano scadenti: significa solo esercitare un giudizio, con onestà.
Come organo di informazione restiamo indipendenti ed equidistanti. A tutti è stato dato spazio. Ma analizzando il contesto da un punto di vista esterno, abbiamo registrato una convergenza significativa sulla figura di Marianelli, percepito da molti come una personalità capace di unire, di mediare, di sintetizzare. Un interlocutore in grado di non escludere nessuno.
I numeri del primo turno sembrano confermare questa analisi
Marianelli ha ottenuto un’affermazione netta, distaccando in modo evidente gli altri due candidati. Tra Daniele Porena e Luca Gammaitoni la differenza è stata minima. Già subito dopo il voto si è compreso che Gammaitoni avrebbe potuto trovare spazio nella futura governance. Lo abbiamo messo nero su bianco. Così è stato: il professore ha scelto di sostenere Marianelli.
A quel punto la situazione era chiara: i numeri parlavano da soli. La partita sembrava quasi chiusa. Quasi, perché manca ancora un ultimo passaggio formale: il 17 giugno si torna alle urne, per il verdetto definitivo.
Abbiamo scritto che c’era l’ipotesi di un ritiro da parte di Porena
Non lo abbiamo fatto per sensazione, ma sulla base di segnali concreti. Lo stesso Porena ha confermato di averci pensato a lungo. E, al di là della competizione, ha dichiarato pubblicamente la propria stima sia per Marianelli sia per Gammaitoni. Un segno evidente che i rapporti personali tra i candidati sono rimasti improntati al rispetto, forse anche all’amicizia.
Chi ha provato, da fuori, a spaccare l’Università di Perugia e la sua comunità, non ha ottenuto il risultato sperato.
E adesso?
Ora si va verso la conclusione. Il 17 giugno arriverà il verdetto finale e si chiuderà – ci auguriamo – una stagione carica di tensioni, di veleni, di contrapposizioni. E siamo quasi certi che il nuovo Rettore, Massimiliano Marianelli, manterrà la porta del suo ufficio aperta. Perché l’università è un organismo complesso, che può funzionare bene solo se ogni sua parte collabora: non si può sacrificare un braccio per salvare il cuore. Tutti gli organi devono funzionare insieme.
Marianelli ha ricevuto la fiducia di una comunità ampia: colleghi, personale tecnico-amministrativo, studenti. Ma il vero lavoro comincia il giorno dopo l’elezione, il 18 giugno. Da lì in poi, inizierà il confronto con decine, forse centinaia di istanze, richieste, sollecitazioni. Non tutte saranno conciliabili. E lì si vedrà la capacità di decidere, di assumersi responsabilità, di costruire.
Sbagliare è umano, certo. Ma se lo spirito sarà costruttivo, ne guadagneranno tutti: l’Ateneo, la città, la Regione, il Paese intero.
Perché dove c’è buona università, c’è buona sanità, buona economia, buona società. La qualità di un territorio si misura anche attraverso le sue istituzioni. E la sfida, oggi più che mai, non è tra persone, ma tra idee e visioni.
Non basta vivere. Occorre cercare la qualità della vita.
Buon voto.
