Gubbio celebra il 1° Maggio con un appello alla dignità del lavoro: “Non un miraggio, ma una promessa”
Non una celebrazione rituale, ma un richiamo forte alla coscienza collettiva. Il 1° Maggio a Gubbio assume il volto della riflessione e dell’impegno civile. È il sindaco Vittorio Fiorucci a farsi portavoce di un messaggio carico di significato: “Il lavoro è ciò che dà senso alle nostre giornate, è dignità, identità, futuro. Ma oggi, troppo spesso, è precarietà, fatica invisibile, silenzio”.
In un’Italia dove i salari reali, tra il 2008 e il 2024, sono scesi del 9%, a differenza di quanto accaduto in Germania e Francia, la stabilità occupazionale è diventata un lusso per pochi. “Non possiamo accettare che un contratto a tempo indeterminato sia visto come un miraggio”, denuncia Fiorucci. “Non è nostalgia, ma sete di giustizia”.
Il sindaco richiama con forza l’articolo 1 della Costituzione: “L’Italia è fondata sul lavoro, non sulla rendita, non sulla furbizia”. E rilancia un’idea di lavoro senza pregiudizi e steccati: subordinato, autonomo, creativo, artigianale, imprenditoriale. “Sono tutti pezzi dello stesso puzzle”.
Il 1° Maggio è anche il giorno del ricordo di chi ha perso la vita mentre lavorava. “A Samuel ed Elisabetta dobbiamo più della memoria: dobbiamo azioni concrete. Il Governo ha annunciato 1,2 miliardi di euro per la sicurezza nei luoghi di lavoro: è un primo passo, ma non basta”.
Fiorucci chiede un’alleanza vera tra istituzioni, sindacati e imprese, per ribadire che “la sicurezza non è un optional da barrare, ma un diritto non negoziabile. Morire di lavoro è una bestemmia civile”.
Ai giovani lancia un messaggio di speranza e determinazione: “Se vi dicono che il lavoro fisso non esiste più, rispondete che la dignità non è flessibile. Se vi invitano ad andarsene per trovare futuro, dite che vogliamo costruirlo qui”. E ricorda con orgoglio l’iniziativa “Gubbio Job”, nata per promuovere formazione, creatività e cooperazione.
Citazione anche per Papa Francesco: “Questa economia esclude, distrugge, crea scarti. Serve un’economia della persona, non del profitto a ogni costo”. Un’economia in cui “le regole proteggano e non solo servano a competere, dove la cooperazione conti quanto la concorrenza, e dove il lavoratore non sia solo un numero”.
“Gubbio vuole essere tutto questo”, conclude il sindaco. “E oggi lo gridiamo insieme. Uniti. Con dignità. Con speranza. Perché il lavoro non deve mai più essere un rischio, ma sempre una promessa. Viva il lavoro, viva il 1° Maggio, viva la nostra comunità”.
