Groenlandia: il centrodestra vince le elezioni e spinge verso l’indipendenza

elezioni - Foto di Ulrike Leone da Pixabay

L’opposizione di centrodestra ha vinto le elezioni legislative in Groenlandia, segnando un passo significativo verso l’indipendenza dell’isola artica. Secondo il canale pubblico groenlandese KNR, il voto è stato caratterizzato da una forte ondata di nazionalismo, con l’obiettivo di accelerare il processo di distacco dalla Danimarca.

Il partito social-liberale Demokraatit ha ottenuto oltre il 30% dei voti, seguito dai nazionalisti di Naleraq con il 23%. Entrambe le formazioni sono favorevoli all’indipendenza. In forte calo, invece, i partiti del governo uscente: gli ambientalisti di Inuit Ataqatigiit hanno raccolto il 21% dei voti (-15% rispetto al 2021), mentre i socialdemocratici di Siumut si sono fermati al 15% (-14%).

Un voto di massa e le pressioni dagli Stati Uniti

L’affluenza alle urne è stata elevata tra i 56mila cittadini groenlandesi, con un’affluenza record a Nuuk, la capitale. L’orario di chiusura dei seggi è stato persino esteso di mezz’ora per permettere a tutti gli elettori in fila di votare. L’esito elettorale arriva in un contesto di crescente interesse internazionale per la Groenlandia, con gli Stati Uniti che continuano a manifestare il loro interesse strategico per l’isola. L’ex presidente Donald Trump aveva persino ventilato l’ipotesi di acquistarla, generando tensioni diplomatiche con Copenaghen.

Il percorso verso l’indipendenza

Attualmente la Groenlandia è un territorio autonomo della Danimarca, con un proprio Parlamento e ampie competenze di autogoverno. Tuttavia, Copenaghen mantiene il controllo su difesa e affari esteri e versa all’isola circa 580 milioni di euro l’anno in sussidi. Il referendum del 2009 ha già tracciato una via per l’indipendenza, ma la sua attuazione dipende dal sostegno della popolazione e dalla capacità dell’isola di reggersi economicamente.

Un territorio strategico e ricco di risorse

La Groenlandia, situata per l’80% sopra il Circolo Polare Artico, è al centro di interessi geopolitici globali. Il riscaldamento climatico sta assottigliando la calotta glaciale, aprendo nuove rotte commerciali e rendendo più accessibili le ricchezze minerarie dell’isola, tra cui terre rare, petrolio e gas naturale. La sua posizione strategica la rende un obiettivo conteso tra potenze come Stati Uniti, Russia e Cina, con la possibilità di diventare un nodo cruciale per il commercio internazionale.

L’esito di queste elezioni segna dunque un punto di svolta per il futuro della Groenlandia, tra aspirazioni indipendentiste e pressioni internazionali.