Il mostruoso volto degli attuali regimi che massacrano creature innocenti e la complicità di Governi vili e ipocriti 

 In un anno, nella sola Striscia di Gaza l’esercito israeliano, secondo le stime di Oxfam, ha sterminato almeno 6.000 donne e 11 mila bambini. Oltre 25 mila i bambini rimasti orfani di almeno un genitore, senza contare quelli che hanno subito delle lesioni fisiche permanenti. Il terribile bilancio si aggrava giorno dopo giorno con l’espansione del conflitto in Libano, Cisgiordania e Gerusalemme est. 

“Gli orribili attentati del 7 ottobre di un anno fa compiuti dai gruppi armati palestinesi, che hanno causato 1.200 vittime tra cittadini israeliani e stranieri – tra cui 282 donne e 36 bambini, con 250 persone prese in ostaggio – si configurano come crimini di guerra, ma niente giustifica la morte violenta di innocenti. a questo si aggiunge la complicità dei paesi più influenti nel contesto internazionale che hanno continuato a rifornire Israele di armi, senza chiedere conto del massacro dei civili” (Paolo Pezzaati, portavoce pder le crisi umanitarie di Oxfam Italia)

Riportiamo anche il quadro infernale molto più drammatico – rispetto a quello prefigurato da Oxfam – ricostruito nel sito di Save the Children, dopo 6 mesi di guerra a Gaza:  

Dagli attacchi del 7 ottobre a Gaza sono passati 6 mesi e i bombardamenti e le ostilità continuano incessantemente. Sono stati distrutti ospedali, case, infrastrutture. A Gaza è la devastazione totale. In sei mesi di guerra, poco più del 2% della popolazione infantile, quasi 26.000 bambini sono stati uccisi o feriti. Questa guerra non sta distruggendo solo Gaza, ma anche i principi fondamentali della tutela dell’infanzia.

“La guerra a Gaza è tra le più letali e distruttive della storia recente. Le bambine e i bambini di Gaza sono stati uccisi e mutilati dalle forze israeliane a un ritmo senza precedenti. Siamo di fronte ad una serie di gravi violazioni nei confronti dei bambini. Riportiamo i dati di OCHA (United Nations Office for the Coordination of Humanitarian Affairs). Nei territori palestinesi occupati (oPt), come altrove nel mondo, l’ufficio coordina la risposta alle emergenze per salvare vite e proteggere le persone in crisi umanitarie).

Più di 13.800 bambini palestinesi sono stati uccisi a Gaza e 33 bambini israeliani sono stati uccisi da gruppi armati negli attacchi del 7 ottobre.

  • Almeno 725 bambini sono stati feriti dal 7 ottobre in Cisgiordania, compresa Gerusalemme Est, e 114 sono stati uccisi.
  • Riguardo i bambini feriti a Gaza, invece, sono più di 12.009 bambini.
  • Ad almeno 1.000 bambini sono state amputate una o entrambe le gambe.

Questo J’accuse farà parte di un’opera di prossima pubblicazione (concepita 2 anni fa dal sottoscritto), in cui si denunciano i mostruosi crimini contro i bambini – creature innocenti – attuati con la complicità delle cosiddette civiltà democratiche europee, compresa l’Italia, e occidentali.

Il testo (silloge poetica) è stato rielaborato alla luce del terribile massacro che l’esercito israeliano sta attuando in modo indiscrimnato nei territori teatro del conflitto, dopo l’attentato del 7 ottobre, violando il diritto internazionale. Per questo Israele è sotto inchiesta per crimini contro l’umanità dalla Commissione ONU (sterminio, persecuzione di genere contro uomini e ragazzi palestinesi, omicidio, trasferimento forzato, tortura e trattamenti inumani e crudeli). 

 

Holocaustum Filiorom. Il rogo dei sogni, un urlo immane contro il massacro dei bambini 

Maxima debetur  puero reverentia  (Si deve al fanciullo il più gran rispetto),

Giovenale, Satire, XIV, 47

Se v’è per l’umanità una speranza di salvezza e di aiuto, questo aiuto non potrà venire che dal bambino, perché in lui si costruisce l’uomo”.

Maria Montessori, Educazione per un mondo nuovo, 1936

Risale a circa 2 anni fa il primo abbozzo di un piccolo poemetto, precisamente il 25 settembre del 2022, per denunciare le empietà contro i bambini (anche in forme e in modi molto subdoli), da parte di gruppi di potere con i Governi complici e  collaborazionisti.

Gli eventi inquietanti che la cronaca ci sta consegnando quotidianamente sullo scenario mediorientale, mi hanno spinto a rielaborare i testi in modo definitivo con il titolo Holocaustum Filiorom. Il rogo dei sogni, e ad aggiungere questo J’accuse (come appendice della silloge) perché non è più possibile “umanamente” sopportare l’orrore in atto. Stiamo assistendo all’orribile spirale del conflitto e le vittime sacrificali sono la moltitudine di bambini che vivono nella Striscia di Gaza, in Cisgiordania e adesso in Libano, mentre i Governi degli Stati occidentali (compresa l’UE) stanno a guardare lo sterminio, senza provare né scandalo né orrore: solo dichiarazioni di facciata, demagogiche e ipocrite.

Diverso atteggiamento per altri teatri di guerra (come in Ucraina) dove non risulta che si stia compiendo un simile premeditato massacro. Ma tanti altri fronti di guerra sono aperti nel mondo che non vengono fatti emergere dall’occhio dei media. La condanna per ogni crimine deve essere assoluta, specialmente se commessi contro creature inermi e innocenti.

Quello che ci viene raccontato dai territori funestati dalla furia distruttiva della macchina bellica israeliana è un quadro terribile che non può, in alcun modo, trovare giustificazione. La reazione scatenata dalla classe di potere che domina Israele, come “lezione” punitiva nei confronti del gruppo terroristico di Hamas, a distanza di un anno dopo la strage del 7 ottobre (da condannare con estrema fermezza), fa emergere un gigantesco paradosso: per combattere il terrorismo si centuplica il terrore da parte di chi dichiara di voler estirpare i terroristi. Applicando la stessa logica, per eliminare un affiliato alla mafia o alla ‘ndrangheta, si dovrebbe fare terra bruciata della Sicilia e della Calabria o dell’intera Italia. La contraddizione in termini, come avrebbero obiettato i filosofi di un tempo, passa del tutto inosservata nelle tante menti illuminate che dissertano con acume strategico e statistico – oltre che stilistico – sui numeri e sui probabili scenari di questa carneficina, cambiando la misura e il peso del giudizio: e trattandosi di Governi “amici” si accettano i massacri.

Qualsiasi reazione dovrebbe avere come misura la Giustizia: non certo programmare l’annientamento. E il futuro di questi popoli sarà profondamente segnato perché, continuando a seminare morte indiscriminata e spregiudicata, ogni soluzione pacifica sarà destinata a sparire dall’orizzonte: si sa che odio chiama odio, violenza chiama violenza in una catena inarrestabile, infernale.

 

La menzogna attraverso la propaganda del PIL e i nuovi regimi totalitari

L’inferno generato nella storia può avere origini oscure oppure delle cause che sono insiti in determinati modelli o ideologie che portano l’essere umano a perdere la sua umanità e a diventare mostruoso. Le civiltà esistono quando nel DNA portano i cromosomi dell’humanitas, della pietas e coltivano i sogni delle nuove generazioni con cura e amore nel segno della bellezza coniugata con il bene e la bontà, per poter aspirare a realizzare l’armoniosa e utopica dimensione dove un tempo aveva dimora la kalokagathia. Invece, in questa “età dell’immondizia e della smisuratezza” un’enorme menzogna mitridatizza da quasi due secoli il “ben dell’intelletto”: il PIL, il famigerato “prodotto interno lordo”. I cosiddetti luminari della scienza economica e le “grandi” firme del giornalismo ci spiegano ossessivamente che il PIL misura la “ricchezza” delle nazioni. Mai menzogna ha conosciuto e conosce così grande eco. Il PIL misura l’annientamento dei sogni delle nuove generazioni, lo sterminio, il disastro umano, oltre che ambientale. Lo aveva spiegato Robert Kennedy nel marzo del 1968 che cosa si porta dentro il prodotto interno lordo. E non per caso è stato ucciso tre mesi dopo:

Non possiamo misurare lo spirito nazionale sulla base dell’indice Dow-Jones, né i successi del paese sulla base del Prodotto Interno Lordo.

Il PIL comprende anche l’inquinamento dell’aria e la pubblicità delle sigarette, e le ambulanze per sgombrare le nostre autostrade dalle carneficine dei fine-settimana.

Il PIL mette nel conto le serrature speciali per le nostre porte di casa, e le prigioni per coloro che cercano di forzarle. Comprende programmi televisivi che valorizzano la violenza per vendere prodotti violenti ai nostri bambini. Cresce con la produzione di napalm, missili e testate nucleari, comprende anche la ricerca per migliorare la disseminazione della peste bubbonica, si accresce con gli equipaggiamenti che la polizia usa per sedare le rivolte, e non fa che aumentare quando sulle loro ceneri si ricostruiscono i bassifondi popolari.

Il PIL non tiene conto della salute delle nostre famiglie, della qualità della loro educazione o della gioia dei loro momenti di svago. Non comprende la bellezza della nostra poesia o la solidità dei valori familiari, l’intelligenza del nostro dibattere o l’onestà dei nostri pubblici dipendenti. Non tiene conto né della giustizia nei nostri tribunali, né dell’equità nei rapporti fra di noi.

Il PIL non misura né il nostro ingegno né il nostro coraggio, né la nostra saggezza né la nostra conoscenza, né la nostra compassione né la devozione al nostro Paese. Misura tutto, in breve, tranne ciò che rende la vita veramente degna di essere vissuta…

E questa grandiosa menzogna, come tante altre fiction e falsità, va in scena quotidianamente sui media. È il teatro dell’assurdo, tragicamente grottesco di pirandelliana memoria che possiamo declinare come la più eclatante offesa all’intelligenza e alla sensibilità umana ed etico-estetica, non solo alla logica e al pensiero. Sono crimini contro l’umanità compiuti ogni giorno con la complicità di Governi che si definiscono “democratici” e portatori di civiltà, dove esiste una Costituzione che sancisce diritti intangibili e inviolabili che hanno sottoscritto la dichiarazione ONU dei diritti umani. Accade in Italia: i principi e i valori a cui è ispirata la fondamentale Legge della Repubblica vengono sistematicamente traditi, mentre in tutte le aule – sia scolastiche che dei tribunali o dai vari pulpiti – si enuncia e si annuncia il potere taumaturgico della “legalità”. Quello che prima era un sospetto adesso è diventato un fatto: i vertici istituzionali diventano docile strumento nelle mani di mostruosi interessi di “soggetti” a cui si garantiscono profitti colossali (come sta avvenendo con le industrie belliche) e di contro, l’espropriazione dei beni collettivi, compresa la presunta sovranità popolare. Ma dietro questa usurpazione c’è anche una responsabilità morale, etica, intellettuale, culturale e politica di ognuno di noi se si accetta l’abominio e non ci si ribella.

Al regime nazi-fascista si è sostituito un altro potere ancora più totalitario che si è insinuato profondamente toccando le radici che alimentano la visione del mondo: quello plutocratico e tecnocratico che ha assunto le sembianze mostruose del Leviatano evocato da Hobbes. In questi secoli dominati dal modello liberista, si è costituito un “clan” (oligarchia) che si sente onnipotente, l’élite (così definita per creare un effetto seduttivo sull’opinione pubblica): attualmente ha in mano il dominio di tutti i settori economici e culturali compreso quello bellico e mediatico, per cui la propaganda e la mistificazione vengono disegnate e costruite con “intelligente artificio” per affascinare da un lato, e dall’altro generare paure, odio, incertezze, angosce e disorientare le masse; nello stesso tempo, plasmare le opinioni e le scelte (si vedano le recenti pubblicazioni Gli anni d’oro. 2020-2026, di Marco Guzzi, I padroni del mondo, di Alessandro Volpi e di Noam Chomsky Chi sono i padroni del mondo, 2019).

Questo sistema ha prodotto una intollerabile ingiustizia sociale corrompendo il corpo, l’anima e lo spirito di questa società, generando veleni e inaudita violenza, tarato per favorire chi possiede gli imperi coloniali e chi commette crimini contro l’umanità. E quindi le guerre e le emergenze (piccole o grandi) sono una patologia tumorale in metastasi insita al funzionamento degli apparati di potere per attuare la strategia di dominio e di rapina. Si tratta in verità di assassinio politico, economico, culturale decantato come progresso (le leopardiane “magnifiche sorti e progressive”, La ginestra, 1836). La schizofrenia di questa propaganda raggiunge livelli sempre più assurdi e abnormi. Ad esempio si investono tantissime risorse umane e materiali per salvare la vita di un bambino e si crea mediaticamente un coro di emozioni nell’opinione pubblica, ma quando si massacrano migliaia di innocenti, con ordigni “intelligenti” che vengono costruite anche dalla “democratica” Italia (leggi violazione dell’articolo 11 della Costituzione da parte di chi ha giurato solennemente il rispetto), i media rimangono in silenzio o danno soltanto i “numeri”. Si propaganda la solidarietà per la ricerca e per salvare una sola vita e poi si producono armi che in un batter d’occhio massacrano migliaia di esseri umani. L’UE predica il green, l’ecologismo, con tanto di agende, e poi chiede di investire per potenziare l’arsenale bellico (naturalmente green per la sostenibilità ambientale eliminando un agente inquinante pericolosissimo: l’essere umano) sottraendo preziose risorse alla sanità, alla scuola, all’equità socio-culturale e alla messa in sicurezza dei territori. Ci trattano come fossimo deficienti.

Dov’è la logica? Come possiamo chiamare un simile comportamento da parte di chi ha il potere di prendere queste decisioni, “sragion” di Stato, follia o machiavellica operazione di dominio? Eppure tutto questo fa parte del funesto gioco mediatico che viene rappresentato ossessivamente, con l’assuefazione anche all’orrore. L’Elogio alla follia di Erasmo da Rotterdam (1511) è quanto mai attuale, come questa illuminante citazione tratta da un’altra sua importante opera, gli Adagia (1503, n. 3001):

“Al giorno d’oggi la guerra è un fenomeno così largamente recepito, che chi la mette in discussione passa per stravagante e suscita la meraviglia; la guerra è circondata di tanta considerazione, che chi la condanna passa per irreligioso, sfiora l’eresia: come se non si trattasse dell’iniziativa più scellerata e al tempo stesso più calamitosa che ci sia. Bisognerebbe invece domandarsi qual genio malvagio, quale flagello, quale calamità, quale Furia infernale abbia originariamente immesso un impulso così bestiale nell’animo dell’uomo, abbia indotto questo essere pacifico, che la natura ha preordinato a una solidale convivenza, – il solo essere predestinato alla salvezza – a farsi promotore e vittima di sterminio, con una frenesia così selvaggia, con tali esplosioni di follia.”

Nel folle sistema che la storia attuale ci consegna e in cui siamo costretti a sopravvivere, la nostra esistenza è scandita da una messa in scena narcotizzante e anestetizzante con il leitmotiv del “successo”, del potere e del lucro, che alimenta un disumano darvinismo sociale. Così le lobby (i clan organizzati globalmente) schiacciano inesorabilmente come vermi gli esseri umani e i loro fondamentali diritti sanciti nella Costituzione con leggi che garantiscono l’impunità ai potenti, mentre i poveri Cristi perseguitati e messi in croce!

Il progetto di disumanizzare l’umanità con il transumanesimo

La maggior parte dell’umanità rincorre la propria autodistruzione.  I modelli escogitati sono sempre più sofisticati e si propongono la cancellazione dell’anima e della coscienza. Li possiamo declinare con una aggiornata “mutazione involutiva antropologica”, che negli ultimi t4empi vede come protagonista la cosiddetta “intelligenza artificiale”. In particolare questa tecnologia è uno strumento micidiale che i poteri dominanti stanno sperimentando per ridurre l’essere umano ad una piattaforma, ad un perfetto automa, per poterlo controllare e addestrare. Basta semplicemente applicare la logica secondo i principoi della teoria evolutiva, come ci ha insegnato Charles Darwin, per comprendere quale sia la teleologia non più occulta: quello che fu l’homo sapiens è destinato a diventare homo demens e transumanus (si veda di G. Anders, L’uomo è antiquato, 1956 e di R. Pecchioli L’uomo transumano, 2023) in quanto man mano atrofizzato nell’uso della “intelligenza naturale”, e soprattutto espropriato dalla possibilità di tradurre la propria esperienza sensitiva nella capacità intellettiva, immaginativa e intuitiva per illuminare la facoltà simbolico-spirituale che ha permesso all’umanità di evolversi e di produrre la letteratura, l’arte e la scienza.

“La cosa più lontana dalla nostra esperienza è ciò che è misterioso. È l’emozione fondamentale accanto alla culla della vera arte e della vera scienza. Chi non lo conosce e non è più in grado di meravigliarsi , e non prova più stupore, è come morto, una candela spenta da un soffio. (Albert Einstein, Come io vedo il mondo, 1934).

“Per non diventare servi e schiavi delle macchine che noi stessi abbiamo inventato. E perché un mondo senza letteratura si trasformerebbe in un mondo senza desideri né ideali, né disobbedienza, un mondo di automi privati di ciò che rende umano un essere umano: la capacità di uscire da se stessi e trasformarsi in altro, in altri, modellati dall’argilla dei nostri sogni.” (M. Vargas Lliosa, Elogio della lettura e della finzione, 2011)

Il patrimonio culturale è frutto del sentimento della meraviglia: è stato Aristotele ad affermare che “la meraviglia è il principio della conoscenza”. Di fronte alla contemplazione del creato e delle sue creature, alla scoperta della loro misteriosa esistenza, è stato concepito il mito dalla cui elaborazione è scaturita la fonte della conoscenza che a sua volta si è trasfromata in coscienza (come hanno fatto tanti magni spiriti), e che unisce, ad es. Pitagora a Beethoven, Aristotele ad Albert Einstein, Archimede a Leonardo da Vinci, Omero a Dante, Fidia al numero aureo di Fibonacci. Che cosa succederà nell’inconscio collettivo dell’umanità se l’esperienza sarà reclusa dentro un ambiente artificiale come aveva profetizzato prima il mito del labirinto e poi Platone con il mito della caverna?

L’intelligenza umana, sotto il profilo tecnico, non potrà mai competere con quella artificiale (è come voler far fare una gara di velocità tra un atleta e una macchina), per cui sarà destinata ad essere annientata. Ma l’intelligenza artificiale non potrà realizzare opere frutto dello spirito creativo e intuitivo di artisti ispirati, che legano la terra con il cielo, la conoscenza con la coscienza, la materia con lo spirito, il passato remoto con il futuro, generando corrispondenze misteriose.

La nuova forma di schiavizzazione dell’attuale sistema di dominio

Nell’attuale modello sociale ogni mezzo è ammesso per raggiungere il soddisfacimento egoistico ed edonistico: lo status symbol, la competizione, il narcisismo, la corruzione, la mistificazione del linguaggio, la viltà dei comportamenti, il mercimonio, la spietata cancellazione dei sentimenti umani, il nichilismo, la violenza. Tradotto significa perdita di identità, disgregazione interiore dell’individuo con conseguente frustrazione, nevrosi, ossessione, paranoia, psicosi, depressione, schizofrenia. E lo spettro delle turbe psichiche diventa sempre più ampio, in particolare nei cosiddetti “piani alti” del potere, che ha generato degli psicopatici. Si è creato il palcoscenico ideale in cui il “Grande fratello” che ha profetizzato Orwell (e in tempi più recenti l’immagine del noto film “Matrix” del 1999), può muovere a proprio piacimento gli attori-pupi. Già uno scrittore del II sec. d.C., Luciano di Samosata nel Menippo, lo aveva prefigurato:

 “La vita degli uomini è simile a una lunga processione di maschere in teatro: la sorte conduce la processione e dispone lo spettacolo a suo piacere. I partecipanti della processione hanno maschere diverse e variopinte: infatti la sorte assegna ad uno la maschera regale e incorona la testa con un diadema, ad un altro il volto del povero, un altro poi lo fa bello e ricco, un altro ancora deforme e ridicolo. Spesso la sorte comanda ai partecipanti di mutare maschera: allora uno cade dalla ricchezza alla povertà, un altro dalla salute alla malattia, il padrone diventa schiavo, lo schiavo ottiene il regno. Quando la sorte chiede indietro la maschera, alcuni si adirano e cadono: pensano infatti di possedere per sempre la maschera, e non conoscono la brevità dei doni della sorte.”

Totus mundus agit histrionem recitava il motto voluto da Shakespeare sul Globe Theatre declinato da Luigi Pirandello con “la vita è una enorme pupazzata”. In questo allucinato e allucinante scenario si può osservare come la storia contemporanea, dalla seconda metà dell’Ottocento fino ai giorni nostri, sia diventata un grande teatro dove recita da protagonista assoluta un personaggio che usa tante maschere, la menzogna. E i poteri di qualsiasi natura e forma (dentro e fuori le istituzioni), si industriano per rendere sempre più potente l’inganno su una popolazione inerme, narcotizzata, che non ha strumenti culturali, morali e spirituali per poter demistificare le falsità e ribellarsi: quindi subisce in modo rassegnato il dominio e il controllo di questi clan i quali generano micro-clan (come possono essere le organizzazioni di stampo mafioso o ndranghetista), figli illegittimi o non riconosciuti con cui poi i responsabili istituzionali attuano un doppiogioco, come il gatto fa con il topo, per distrarre l’opinione pubblica. Ma sono sempre funzionali al sistema perché inquinano i territori producendo la retorica dell’antimafia, con tanto di operazioni spettacolari da dare in pasto ad un pubblico assetato di fiction. Niente di nuovo sotto il sole. È famosa la frase di Sant’Agostino che si può leggere ne “La città di Dio” (413 – 426): “Se non è rispettata la giustizia, che cosa sono gli Stati se non delle grandi bande di ladri? Perché anche le bande dei briganti che cosa sono se non dei piccoli Stati?”

La ristretta oligarchia (“I titani del capitale”, Titans of Capital, titolo del libro di Peter Fhillips sociologo statunitense, insegna alla californiana “Sonoma State University”, ne identifica 117 non sei come nella mitologia) che attualmente impera sulla scena degli Stati occidentali (e non solo) man mano che progredisce la tecnologia fagocita l’humanitas dei popoli per rendere commestibile anche il veleno che viene secreto dalla rabbia, dall’odio e dalla violenza dell’homo necans. E ora la cibernetica ha messo nelle loro mani un dominio incontrollabile, totalitario e il delirio di onnipotenza non conosce più limiti. E ogni componente di questo clan è, come afferma Shakespeare in Misura per misura (citato da Primo Levi ne I sommersi e i salvati, 1986),

…ammantato d’autorità precaria,
di ciò ignaro di cui si crede certo,
– della sua essenza, ch’è di vetro -, quale
una scimmia arrabbiata, gioca tali
insulse buffonate sotto il cielo
da far piangere gli angeli.

“Come Rumkowski – osserva Levi –  anche noi siamo così abbagliati dal potere e dal prestigio da dimenticare la nostra fragilità essenziale: col potere veniamo a patti, volentieri o no, dimenticando che nel ghetto siamo tutti, che il ghetto è cintato, che fuori del recinto stanno i signori della morte, e che poco lontano aspetta il treno.”

È il quadro che possiamo fotografare ogni giorno. Si è venuto a creare un infernale meccanismo psicologico, antropologico, politico e sociale (la “mutazione antropologica” generata dall’ideologia dei consumi denunciata da Pier Paolo Pasolini nei primi anni ’70) come risposta ad un “disegno” di una non più occulta persuasione[1]. Chi ha in mano il potere sa bene che deve agire sulle fragilità dell’essere umano, le paure e le deliranti ambizioni, e tirarle fuori, fino al punto da cancellare l’anima, come accade con l’uso ossessivo della tecnologia.

Se non usciamo da queste trappole e non distruggiamo gli avamposti costruiti da chi ci domina e non abbiamo il coraggio di spogliarci delle tante maschere, resteremo degli schiavi che sono felici di esserlo. Il vero miracolo, l’autentica ricchezza, il sentimento di armonia, li sperimentiamo come dono giorno dopo giorno nella natura, nei fiori, nella nascita di una nuova creatura, nella bellezza che la terra profonde in modo spontaneo. Invece la cecità dell’uomo porta a offendere, a calpestare, a inquinare la sacralità delle creature e a pensare di essere il padrone anche del cielo. Quanta vanità e stupidità alberga in questa società.

Per quanto gli uomini, riuniti a centinaia di migliaia in un piccolo spazio, cercassero di deturpare la terra su cui si accalcavano, per quanto la soffocassero di pietre, perché nulla vi crescesse, per quanto estirpassero qualsiasi filo d’erba che riusciva a spuntare, per quanto esalassero fumi di carbon fossile e petrolio, per quanto abbattessero gli alberi e scacciassero gli animali e gli uccelli – la primavera era primavera anche in città. Il sole scaldava, l’erba riprendendo vita, cresceva e rinverdiva ovunque non fosse strappata, non solo nelle aiuole dei viali, ma anche fra le lastre di pietre e betulle, pioppi, ciliegi selvatici schiudevano le loro foglie vischiose e profumate, i tigli gonfiavano i germogli fino a farli scoppiare; le cornacchie, i passeri e i colombi con la festosità della primavera già preparavano i nidi e le mosche ronzavano vicino ai muri, scaldate dal sole. Allegre erano le piante, e gli uccelli, e gli insetti, e i bambini. Ma gli uomini – i grandi, gli adulti – non smettevano di ingannare e tormentare se stessi e gli altri. Gli uomini ritenevano che sacro e importante non fosse quel mattino di primavera, non quella bellezza del mondo di Dio, data per il bene di tutte le creature, la bellezza che dispone alla pace, alla concordia e all’amore, ma sacro e importante fosse quello che loro stessi avevano inventato per dominarsi l’un l’altro. (Incipit di Resurrezione, 1889 di Lev Tolstoy)

 

I responsi oracolari per misurare la slaute culturale e spirituale dell’umanità

A questo punto, di fronte ai tanti enigmi, sarebbe opportuno interrogare l’oracolo per qualche responso.

Una società che non pone la sacralità dei bambini come fine di ogni scelta, di ogni progetto, può definirsi umana?

Una società che si lascia sedurre dallo scintillio dell’oro, dominata dal bieco materialismo, dal bruto nichilismo, schiava e preda della tecnologia, prigioniera delle labirintiche piattaforme, può definirsi civiltà umana?

Confrontando il periodo storico-antropologico non ancora dominato dalla cibernetica (ad esempio fino agli anni Settanta del Novecento), con la società attuale, possiamo riscontrare più giustizia umana, sociale o legale? C’è più uguaglianza tra i cittadini? C’è più rispetto dei diritti umani fondamentali? C’è più fiducia nel futuro? Il potere economico-finanziario si è redistribuito o si è concentrato in poche mani? Le nuove generazioni possono sognare un futuro più luminoso?

E infine: da quando la digitalizzazione e gli algoritmi che hanno creato la cosiddetta “intelligenza artificiale” dominano la nostra vita, ci sentiamo più liberi, più sicuri, più gioiosi, più generosi, più solidali, più felici? E la nostra Coscienza è più illuminata oppure ottenebrata?

Dalle risposte possiamo “misurare” la salute fisica e spirituale. Una semplice considerazione ci fa comprendere dove siamo approdati dopo aver oltrepassato le Colonne d’Ercole: un tasto può distruggere l’intera umanità. Questo è il traguardo della magnificenza del progresso che consegniamo alle nuove generazioni?

Alcuni testi chiave per svelare l’immondizia che inquina il mondo  

Non un tasto ma un testo che ha posto il “Primato della Coscienza” attraverso l’obiezione e la disobbedienza a leggi ingiuste: “Lettera ai giudici” di don Lorenzo Milani, una riflessione e una analisi politica profetica compiuta nel 1965, in cui la virtù civile si esercita, ad esempio, “quando è l’ora e non c’è scuola più grande che pagare di perosna un’obiezione di coscienza. Cioè nel violare la legge di cui si ha coscienza che è cattiva e accettare la pena che essa prevede”, perché “chi paga di persona testimonia che vuole la legge migliore, cioè che ama la legge più degli altri… Questa tecnica di amore costruttivo per la legge l’ho imparata insieme ai ragazzi mentre leggevamo il Critone, l’Apologia di Socrate, la vita del Signore nei quattro Vangeli, l’autobiografia di Gandhi, le lettere del pilota di Hiroschima”. Le sue parole interrogano la nostra storia attuale, così come nel 1963, Hannah Arendt con “La banalità del male. Eichmann a Gerusalemme” e nel 1964 Gunther Anders con “Noi figli di Eichmann”.

Per conoscere e svelare il “mondo immondo” che stiamo attraversando con angoscia e profonda inquietudine, non c’è bisogno di studiare trattati enciclopedici: bastano il “Discorso sul PIL” di Kennedy, il testo di “Lettera ai giudici” (circa venti pagine), e poi se si ha voglia di approfondire i lati oscuri della tecnocrazia e comprendere come le ideologie totalitarie abitano le nostre dimore, “La banalità del male” e “Noi figli di Eichmann”. E infine e soprattutto: interrogare la nostra Intelligenza “naturale” e la nostra Coscienza prima che ci vengano sottratte dagli artifici che l’ingegno malefico di questi demoni escogita.

Qualche piccolo assaggio per nutrire il pensiero.

“Le azioni erano mostruose, ma chi le fece era pressoché normale, né demoniaco né mostruoso” (Hannah Arendt, La banalità del male. Eichmann a Gerusalemme, 1963).

“L’ingenua speranza ottimistica del XIX secolo, quella secondo cui la crescita della tecnica cresce automaticamente anche la chiarezza dell’uomo, dobbiamo cancellarla definitivamente. Chi oggi si culla ancora in tale speranza, non solo è un semplice relitto dell’altroieri, ma è anche una vittima degli attuali gruppi di potere; cioè vittima di quegli oscuri uomini dell’era della tecnica che hanno tutto l’interesse a mantenerci all’oscuro sulla realtà dell’oscuramento del nostro mondo, producendo ininterrottamente quest’oscurità. Infatti consiste in questo l’ingegnosa manovra d’inganno che viene attuato oggi nei confronti degli esautorati. La differenza tra i metodi d’inganno che ci sono già noti e quelli attuali è evidente. Mentre prima la tattica consisteva ovviamente nell’escludere gli esautorati da qualsiasi possibilità di informazione, oggi invece essa consiste nel persuadere coloro che non vedono di non vedere, che li si è informati. ”. (Gunther Anders, Noi figli di Eichmann, 1964).

Senza il sacro rispetto che ogni persona, ogni comunità e ogni società dovrebbe riservare verso i bambini tutto il resto è semplicemente immondizia (“immonda notizia”) perché quando si massacrano gli inermi e non si denuncia l’orrore, siamo di fronte all’empietà e ogni ricerca, ogni scoperta, ogni opera, ogni azione, ogni predicato, ogni commemorazione e cerimonia perdono inesorabilmente valore e diventano fumo per intossicare, narcotizzare o offuscare lo sguardo e l’anima.

La civiltà non la possiamo barattare con la “viltà” di personaggi che si nascondono dietro l’ipocrisia e la demagogia chiusi nei labirinti dove risiede stabilmente il Minotauro. La vera e autentica cultura non può esimersi dal coltivare con pazienza e cura l’humanitas, non può essere identificata con i raffinati ed eruditi cultori il cui servizio è misurare il salto delle pulci e o il ronzio delle zanzare (parafrasando Aristofane nella commedia “Le nuvole”) per sentirsi virilmente dentro la storia oppure esaltandosi nella recita di una parte scritta da mefistofelici e orridi “scarafaggi” con le sembianze da benefattori o da salvatori della patria.

“Il potere è come una droga” ha scritto Primo Levi ne “I sommersi e i salvati” (1986) affrontando il fenomeno della zona grigia: “… il bisogno dell’uno e dell’altra è ignoto a chi non li ha provati, ma dopo l’iniziazione, che può essere fortuita, nasce la dipendenza e la necessità di dosi sempre più alte; nasce anche il rifiuto della realtà e il ritorno ai sogni infantili di onnipotenza”.

La sua analisi psicologica e antropologica è ancora più inquietante e profonda avendo previsto quello che sta accadendo sotto i nostri esterrefatti sguardi: “Non è facile né gradevole scandagliare questo abisso di malvagità, eppure io penso che lo si debba fare, perché ciò che è stato possibile perpetrare ieri potrà essere nuovamente tentato domani, potrà coinvolgere noi stessi o i nostri figli”.

In risonanza, pensando al destino delle future generazioni, a distanza di quasi due decenni, l’esortazione di Tiziano Terzani ai novelli sposi, il giorno del matrimonio della figlia Saskia, a Firenze, nel 2004:

“Non insegnate ai vostri figli ad adattarsi alla società, ad arrangiarsi con quel che c’è, a fare dei compromessi con quello che si trovano davanti: dategli dei valori interiori con i quali possano cambiare la società e resistere al diabolico progetto della globalizzazione di tutti i cervelli. Perché la globalizzazione non è un fenomeno soltanto economico ma anche biologico, in quanto ci impone desideri globali e comportamenti globali che finiranno per indurre modifiche globali nel nostro modo di pensare. Il mondo di oggi ha bisogno di ribelli, ribelli spirituali.”[2]

Infine non una ma tantissime sono le pietre che hanno martoriato e sepolto il corpo della storia umana. I versi di Uomo del mio tempo (1947) di Salvatore Quasimodo, declinano e trasfigurano la micidiale parabola:

Sei ancora quello della pietra e della fionda,

uomo del mio tempo. Eri nella carlinga,

con le ali maligne, le meridiane di morte,

t’ho visto – dentro il carro di fuoco, alle forche,

alle ruote di tortura. T’ho visto: eri tu,

con la tua scienza esatta persuasa allo sterminio,

senza amore, senza Cristo. Hai ucciso ancora,

come sempre, come uccisero i padri, come uccisero

gli animali che ti videro per la prima volta.

E questo sangue odora come nel giorno

quando il fratello disse all’altro fratello:

«Andiamo ai campi». E quell’eco fredda, tenace,

è giunta fino a te, dentro la tua giornata.

Dimenticate, o figli, le nuvole di sangue

salite dalla terra, dimenticate i padri:

le loro tombe affondano nella cenere,

gli uccelli neri, il vento, coprono il loro cuore.

 

[1] Il processo di manipolazione dell’opinione pubblica era stato denunciato da I persuasori occulti di Vance Pakchard, 1957.

[2] Il discorso lo troviamo nel testo postumo di T. Terzani, Un’idea di destino, 2014