ISTAT 2023: un anno di svapo in Italia, la fotografia

ISTAT 2023 svapo Italia

L’indagine ISTAT sugli “Aspetti della vita quotidiana”, da quasi 10 anni (dal 2014) registra dati in merito all’utilizzo delle sigarette elettroniche e dei riscaldatori di tabacco. Due ambiti a cui inizialmente i consumatori si approcciavano come fosse un trend, ma che nel corso degli anni hanno raccolto sempre più consensi, fino ad entrare a far parte delle abitudini degli italiani.

Il merito di questo incremento va ovviamente attribuito alla loro efficacia in qualità di alternativa per smettere di fumare. Il numero degli svapatori in Italia nel corso degli anni è cresciuto sensibilmente, con il conseguente aumento delle persone che hanno abbandonato il vizio del fumo.

Tipi di svapatori nel 2023

La ricerca ISTAT 2023 ha evidenziato che i maggiori fruitori di sigarette elettroniche nel 2023 sono stati i giovani che rientrano nella fascia di età compresa fra i 18 e i 34 anni, con una maggiore presenza di individui di sesso maschile (25-24 anni) rispetto alle donne.

Più si va avanti con l’età, meno la sigaretta elettronica diventa una scelta che sostituisce la sigaretta tradizionale. Sono pressoché statisticamente irrilevanti gli over 65 che utilizzano e-cig o altre alternative al tabacco da combustione. Inoltre, quasi il 4% degli over 14 dichiara di aver provato la sigaretta elettronica ma di aver smesso, e supera il 7% la porzione di giovani tra i 18 e i 24 anni che non la utilizza più.

Svapare per smettere di fumare

Dall’indagine ISTAT 2023 emerge uno dei dati più importanti. La maggior parte dei fumatori di sigarette tradizionali che sceglie di provare l’esperienza dello svapo, dopo aver cercato informazioni e sigarette elettroniche su https://vapr.store/, lo fa per ricorrere a uno strumento con cui tenere a bada la dipendenza da nicotina. In particolare, sono molti i fumatori che desiderano smettere definitivamente di fumare ma non ci riescono con la sola forza di volontà. Solo meno della metà dei fumatori di sigarette tradizionali, infatti, ha dichiarato di aver provato a smettere di fumare almeno una volta.

Ma sono anche tanti i fumatori che cercano nello svapo un’esperienza simile all’azione stessa di fumare una sigaretta, sia dal punto di vista gestuale, che rituale, che olfattivo. In questo modo, abbandonare il vizio è una scelta che viene affrontata gradualmente, con maggiori possibilità di successo definitivo.

Svapare sì, ma anche nicotine-free

È in questo contesto che trovano largo impiego i dispositivi da svapo, nati proprio per aiutare i fumatori a contrastare il vizio del fumo. Per raggiungere questo scopo, le e-cigarette sono state progettate con la possibilità di calibrare la quantità di nicotina da assumere svapando. All’interno dei liquidi da svapo aromatizzati, che ogni consumatore sceglie in base al proprio gusto personale, può essere inserita una percentuale variabile di nicotina.

Il limite massimo consentito è di 20 mg per ogni millilitro di liquido, e generalmente un fumatore incallito di sigarette tradizionali inizierà con questa dose. Ma il bello è che, a differenza delle sigarette a combustione (ognuna delle quali contiene 0,7 mg di nicotina), l’assunzione di nicotina può essere controllata, fino ad eliminarla del tutto e acquistare liquidi da svapo senza nicotina.

Assenza di combustione: i pregi

Un altro merito da attribuire alle sigarette elettroniche e ai dispositivi da svapo in generale è il fatto di essere alimentati da una batteria che “brucia” vapore aromatizzato e, di conseguenza, di non generare combustione per funzionare. Se la dipendenza da nicotina è la responsabile del vizio del fumo, la combustione lo è per la maggior parte delle conseguenze dannose apportate all’organismo di un fumatore.

La combustione è un processo che sprigiona una grande quantità di sostanze chimiche tossiche che nuocciono alla salute, poiché sono la causa principale dei rischi associati al fumo. Una classica sigaretta “bionda” brucia alla temperatura di 600°C, ma durante il tiro si possono raggiungere anche gli 800°C. I danni maggiori alla salute, pertanto, sono imputabili alla combustione e non alla nicotina di per sé.