L’opera di Pietro Lazzaro e le “mille anime” di Motta Filocastro
Sabato prossimo (15 luglio, ore 18.30,) nella storica piazza di fronte alla chiesa, l’importante simposio letterario dedicato allo scrittore Pietro Lazzaro, nato nel 1912 nel piccolo borgo di Motta Filocastro (fraz. di Limbadi), autore del romanzo Mille anime, in cui rievoca uno spaccato sociale e antropologico della comunità del villaggio sospesa nel tempo, “fuori del corso storico” il cui destino è una predestinazione, una profezia di apocalisse o visione distopica. Ma il destino del borgo dà segni di rinascita grazie ai tanti emigrati di ritorno ma anche all’impegno fondamentale dell’Associazione culturale “Il Tocco” che ha organizzato il simposio e programma da diversi anni interessanti eventi, come per questa estate tra luglio e agosto (“Timpi Timpi” 22 luglio, passeggiata emozionale alla scoperta di contesto storico e antropologico di Motta e d’intorni, e la rievocazione medievale “Filocastrum Fest” (9 agosto) giunta alla IX edizione.
La risposta ai tanti enigmi che stanno inquietando il presente, non è l’altrove, ma è nel genius loci di questo suggestivo borgo, un controcanto in un tempo in cui le identità delle piccole comunità sembrano destinate a sparire sotto i colpi inferti dalla globalizzazione e dalle relazioni virtuali dei social media. L’arte e la letteratura hanno un ruolo fondamentale per far rivivere le tante identità che vanno a costruire la storia di una comunità e di riflesso, dell’essere umano. Lo testimoniano i dipinti dei quattro artisti che hanno tracciato il percorso delle “Porte della Memoria”, Carmelo Lebrino, Domenico Barbalace, Raffaele Filardo e Victoria Hernàndez Acuna Fujiwara, (originaria di Città del Messico). Ispirati soprattutto dal romanzo “Mille anime”, hanno rianimato i vicoli che conducono alla casa natale dello scrittore sia con personaggi che con citazioni, ma anche con immagini simboliche rievocative.

Diventa sempre più ricco e più coinvolgente il viaggio nella storia del borgo con lo sguardo rivolto al futuro. Quest’anno si declina nelle “mille anime” che sopravvivono nel romanzo scritto da Pietro Lazzaro che evoca l’identità ritrovata di Motta Filocastro, a tradurre le memorie dei popoli e delle genti del Mediterraneo.
Sabato prossimo, 15 luglio, ore 18.30 (nella piazza di fronte alla chiesa del centro storico) ci sarà un importante evento culturale senza precedenti a livello nazionale: il simposio letterario dal titolo “Pietro Lazzaro e le sue Mille anime” dedicato alla figura dello scrittore e saggista, autore del romanzo postumo “Mille anime” (scritto nel 1949 ma edito nel 1987) che narra la storia della gente di Motta Filocastro negli anni Venti, rievocando la propria infanzia e il rapporto con questo luogo dove si svolgono le vicende reali, surreali e grottesche dei diversi personaggi che sono entrati nell’immaginario collettivo della comunità. Ma nel corso del simposio l’attenzione sarà rivolta anche sui contenuti narrativi ed estetici degli altri due romanzi, di cui l’ultimo “La stagione del basilisco”, unico romanzo pubblicato quando ancora lo scrittore era in vita, riceve il premio Villa San Giovanni nel 1968, mentre la prima opera scritta, stesura iniziale di “Nebbia” (risale al 1947), viene pubblicato postumo due anni fa, 2021, con il titolo di “La breve muraglia”. Per l’occasione saranno presenti i due figli, Bruno ed Enzo, la prima volta insieme nel borgo per commemorare il padre. Sarà un significativo momento per mettere a fuoco la personalità di Pietro Lazzaro, ma anche tracciare gli aspetti stilistici che connotano i caratteri della tecnica narrativa della sua scrittura, e quindi il valore storico-culturale dell’intera opera. Ad approfondire questi valori letterari, Alessandro Gaudio (docente all’Unical e curatore dell’edizione de “La breve muraglia”). Durante l’incontro i vari momenti saranno scanditi dalla lettura teatralizzata dell’attore Paolo Cutuli tratti da “Mille anime” e dalla musica del giovane fisarmonicista Gabriele Corsaro. Inoltre sono previsti i saluti istituzionali da parte del sindaco dell’Amministrazione comunale di Limbadi Pantaleone Mercuri, di don Michele Arena (Parrocchia Santa Maria della Romania), e del presidente dell’associazione culturale “Il Tocco” Graziano Ciancio. Dentro l’evento un altro motivo che susciterà grande interesse per il lavoro prezioso che alcuni artisti hanno iniziato con “Le porte della Memoria”, una mostra permanente ispirata ai personaggi di “Mille anime” che vuole rappresentare simbolicamente un legame indelebile tra passato e futuro nel segno della rinascita del borgo. Sono dipinti che rievocano personaggi e frasi creati sulle porte e sui muri, nel percorso che “porta” alla casa natale di Pietro Lazzaro. Questa è la magia dell’arte e della letteratura, far rivivere le storie e i personaggi e rianimare le memorie che fanno parte della storia di questa comunità. Al momento sono quattro gli artisti che hanno iniziato questo prezioso impegno, due locali Carmelo Lebrino (Nicotera) e Domenico Barbalace (fraz. di Mandaradoni) mentre gli altri, una coppia con due bambini che hanno deciso di stabilirsi nel borgo, Raffaele Filardo e Victoria Hernàndez Acuna Fujiwara, originaria di Città del Messico. Una coincidenza significativa profetica, in quanto l’incipit di “Mille anime” evoca il “Messico” che diventa il leitmotiv del primo capitolo.


Ecco che le piccole comunità, come questa di Motta Filocastro, attraverso l’azione dell’associazione culturale “Il Tocco” ma anche in modo spontaneo, reagiscono e resistono al progetto di erosione dei sentimenti e delle emozioni che si generano nel rapporto con la natura delle creature sia umane che di Madre Terra, con il tentativo da parte dei poteri di cancellazione delle memorie e identità biologiche, biografiche, geografiche e antropologiche come ha profetizzato il grande antropologo Ernesto De Martino “… alla base della vita culturale del nostro tempo sta l’esigenza di ricordare una patria e di mediare, attraverso la concretezza di questa esperienza, il proprio rapporto col mondo. Coloro che non hanno radici, che sono cosmopoliti, si avviano alla morte della passione e dell’umano: per non essere provinciali occorre possedere un villaggio vivente nella memoria, a cui l’immagine e il cuore tornano sempre di nuovo, e che l’opera di scienza o di poesia riplasma in voce universale.” (L’etnologo e il poeta, 1959).
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