Le conseguenze sui mutui innescate dai tassi in rialzo

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Negli ultimi mesi la vita in tutto il mondo è cambiata in ragione di problematiche che hanno comportato aumenti rilevanti nel settore energetico, ma non solo. Questo scenario si è presentato anche e soprattutto nel settore creditizio, in ragione del rialzo dei tassi voluto dalla BCE con conseguenze importanti soprattutto per i mutui.

Rialzo dei tassi dello 0,75%

La BCE (Banca Centrale Europea) ha annunciato ed effettuato a fine ottobre un aumento dello 0,75% dei tassi di interesse. La decisione è stata presa da nell’ambito del Consiglio Direttivo della banca centrale con un ritocco verso l’alto di 75 punti base che di fatto riguarda tutti e tre i principali tassi di interesse di riferimento.

In particolare gli aumenti hanno riguardato i tassi sulle operazioni di rifinanziamento principale, marginale e sui depositi. Gli effetti si sono avuti a partire dallo scorso 2 novembre 2022 e tra l’altro le brutte sorprese non finiscono qui, perché lo stesso consiglio della BCE ha annunciato che molto probabilmente in un futuro abbastanza prossimo ci potrebbe essere un ulteriore aumento dei tassi di interesse per controbilanciare l’inflazione. L’obiettivo è quello di arrivare al 2% nel medio periodo.

Cosa comporta il rialzo dei tassi

Il rialzo dei tassi naturalmente preoccupa gli investitori e i risparmiatori italiani, soprattutto coloro che hanno sottoscritto un mutuo per l’acquisto di una casa oppure per effettuare un intervento di ristrutturazione.

La Banca Centrale Europea ha fatto sapere di voler mantenere i tassi a un livello superiore rispetto a quello previsto, per un periodo che potrebbe prolungarsi ulteriormente per bilanciare l’inflazione che si mantiene su livelli troppo elevati. Anche il presidente della BCE, Christine Lagarde, ha rimarcato come i tassi di interesse potranno essere rivisti a breve e come questo genere di decisione debba essere presa step dopo step, seguendo l’evoluzione del mercato.

Ovviamente ci sono delle conseguenze dirette sui finanziamenti e su tutti i prodotti creditizi, con particolare riferimento al mutuo. Secondo un’approfondita analisi effettuata da Codacons, i riscontri negativi impattano soprattutto coloro che hanno sottoscritto un mutuo a tasso variabile, che per definizione segue le oscillazioni di mercato e quindi dei vari tassi di riferimento.

In particolare, prendendo in considerazione un mutuo di importo medio compreso tra 125 mila e 150 mila euro, che peraltro è il più richiesto sul territorio italiano, ci potrebbe essere un rincaro sulla rata mensile che oscilla tra un minimo di 40 e un massimo di 50 euro, ossia circa 600 euro in più ogni anno.

Queste stime sono state effettuate considerando soltanto il rialzo dello 0,75%, ma ci sono altri aspetti che devono essere valutati. Nello specifico, se si vogliono calcolare tutti gli incrementi che sono stati imposti nell’ultimo periodo della Banca Centrale Europea, ecco allora che la rata di un mutuo a tasso variabile può salire anche di 150 euro al mese rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Un aumento spropositato che potrebbe pesare sul bilancio delle famiglie italiane intorno ai 1800 euro ogni anno.

Se si tiene conto che a tutto questo bisogna sommare i rincari sui carburanti e sulle utenze energetiche, ecco che per le famiglie che hanno sottoscritto un mutuo a tasso variabile il 2023 potrebbe diventare un anno molto complicato.

Che cosa succede con i mutui a tasso fisso

L’aumento dell’Euribor e degli altri indici che vengono presi in considerazione per il calcolo del tasso di interesse mensile da corrispondere alla propria banca ha ricadute importanti su coloro che hanno sottoscritto un finanziamento con tasso variabile.

Fortunatamente, invece, per chi ha scelto un mutuo con tasso fisso non ci saranno scompensi. Infatti, per legge il tasso fisso si mantiene inalterato per tutta la durata del piano di ammortamento in base a quanto concordato al momento della sottoscrizione. In parole povere, il piano di ammortamento non verrà in alcun modo influenzato dalle tendenze del mercato e dalle decisioni prese dalla Banca Centrale Europea.

Naturalmente, questo discorso vale per i mutui già sottoscritti, ma che cosa implica invece l’aumento dei tassi di interesse voluti dalla BCE sui nuovi mutui? Purtroppo le condizioni sono decisamente cambiate rispetto a soli 12 mesi fa, per cui oggi pensare ad un investimento importante come acquistare una casa con un mutuo diventa meno conveniente. I tassi sono aumentati in maniera rilevante e all’orizzonte non si intravede una inversione di tendenza.

Per rendere bene l’idea, mentre fino a 12 mesi fa il tasso di interesse di tipo fisso per un mutuo valido per l’acquisto della prima casa oscillava intorno all’1,4%, oggi le migliori proposte sono previste a partire da 3,20% come tasso nominale. Incredibilmente in questo momento risulta essere più vantaggioso il tasso variabile, che si attesta intorno al 2,10%.

Vista la situazione e le perplessità rispetto al futuro più prossimo, per chi ha bisogno di accendere un nuovo mutuo le strade sono diverse e diventa sempre più difficile scegliere. Una prima valutazione si può ottenere utilizzando uno dei tanti comparatoriche permettono di richiedere un mutuo online inserendo l’importo di cui si ha bisogno e le caratteristiche dell’immobile da acquistare, per poter mettere a confronto più soluzioni di banche diverse e iniziare a orientarsi nella scelta, con la possibilità di scoprire anche opzioni che non si conoscevano. Ad esempio, una strada seguita da sempre più persone oggi è quella di propendere per il tasso variabile con CAP, ossia un mutuo a tasso variabile in cui viene fissato un tetto massimo oltre il quale l’interesse non può salire, a prescindere dalle evoluzioni del mercato.