I grillini aprono la crisi di governo ma perdono nuovi pezzi

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Di quel movimento che doveva “rivoltare” il Parlamento è rimasto ben poco. Gli italiani pagano a caro prezzo utopie e scelte assistenzialiste. L’economia italiana è in ginocchio, l’euro è una moneta in caduta libera, il potere d’acquisto è a minimi, l’inflazione è galoppante. Più che abolire la povertà i grillini hanno spinto in fascia di povertà milioni di italiani. Ma le urne si avvicinano. Nonostante i grillini e i piddini sono incollati alle poltrone, al massimo nella prossima primavera bisognerà ridare voce agli italiani.

Sarà impossibile fermare la marea patriottica di Giorgia Meloni e la fine del movimento grillino. Ad oggi i sondaggi non lasciano spazio a fantasie: il centrodestra vincerà a mani basse. E i grillini andranno non oltre il 10% sempre che non riescano a fare peggio. Giuseppe Conte ha spinto fuori dal partito Luigi Di Maio. E ha aperto la crisi di Governo con le dimissioni di Mario Draghi. Ma comunque vada (nasca il Draghi bis o si voti in autunno) il destino pentastellato è segnato.

I grillini continuano a perdere pezzi. La senatrice Leone passa con Di Maio. L’ex premier, dopo lo stop alla fiducia che ha provocato le dimissioni di Draghi, ha messo in conto la perdita di qualche altro deputato, che passerà con Luigi Di Maio. Ora tanti grillini atterrano sul pianeta Terra! Hanno compreso che Conte li ha spinti alle elezioni a settembre. Il loro posto in Parlamento potrebbe saltare da un momento all’altro.

Cosa farà Conte? Appoggerà un altro governo Draghi? Come gestirà il rapporto con il Pd? I grillini in fondo tifano per un Draghi bis che gli consentirebbe quantomeno di rimanere per qualche altro mese incollati alla poltrona! Comunque vada i sondaggi saranno sempre più foschi. Intanto prima del voto a Palazzo Madama, la senatrice siciliana Cinzia Leone è passata con gli scissionisti.

Conte, oltre al rischio di una nuova scissione, deve tenere in conto anche la contrarietà alla linea di due ministri grillini su tre. Federico D’Incà, responsabile dei Rapporti con il Parlamento, dopo avere ribadito la necessità di votare la fiducia, ha tentato sino all’ultimo una mediazione. Anche Fabiana Dadone, alla guida delle Politiche giovanili segue la stessa linea di D’Incà. Mentre continua a essere oltranzista la linea di Stefano Patuanelli, leader degli anti governisti nell’esecutivo.

Luigi Di Maio, autore della scissione, rivendica il diritto di essere un grillino “vero”. “Io lo chiamo il partito di Conte perché quello non è più il Movimento 5 Stelle, mi dispiace dirlo” attacca il leader di Insieme per il futuro. “Fortunatamente tanti elettori, tanti parlamentari del fu Movimento non la pensano come Conte su quello che ha fatto in Aula il M5S”.