Vincenzo Calafiore

421

Avrei come sempre da scrivere e sempre a riguardo dei “ sentimenti “ (In psicologia con il termine sentimento derivato dal latino sentire, percepire con i sensi, si intende uno stato d’animo ovvero una condizione cognitivo-affettiva che dura più a lungo delle emozioni e che presenta una minore incisività rispetto alle passioni.) Ma non sono nelle condizioni di poterlo fare anche se non mancano gli argomenti da approfondire e comprenderne il loro significato e significare nella nostra quotidianità a cui purtroppo tutti indistintamente siamo destinati e condannati; questa condizione mi fa pensare a quelle povere bestie costrette a girare tutto il giorno attorno a un pozzo d’acqua, ed è davvero una condizione inaccettabile.

Questo, che un po’ tutti in ogni parte del mondo si sta vivendo è un qualcosa che pesa sull’animo, sulle coscienze; allo stesso tempo suscita almeno in me, nella mia persona, sgomento e una domanda, e cioè : quanto contiamo noi cittadini del mondo nelle mani dei folli del momento sparsi ovunque nel mondo.

C’è un pazzo da qualche parte che semina guerre, morte.

Parrebbe francamente un’ancora di salvezza il poter scrivere di argomenti che più sono attinenti o consoni alla vita di ogni giorno; è sembrata almeno fino a due, tre anni addietro, la nostra vita, una primavera senza fine, meravigliosa anche, nonostante le difficoltà sia di carattere economico che sociale e forse talmente abituati da non essere stati grati; ora c’è e viviamo una sorta di rammarico, di abbrutimento, come essere stati catapultati in un medio evo oscuro fatto di ombre e di poco chiarore….. e quanto accade dentro e fuori di noi  parrebbe una conferma. 

Ora siamo scivolati in un cuneo da brivido freddo, senza essercene resi conto “ qualcuno” ha deciso per conto nostro di andare a impelagarsi con qualcosa di più grande di lui, e questo qualcuno fa parte di quella famiglia di “ qualcuno “ che in qualche parte del mondo sparge terrore e guerre.

Ci troviamo consciamente o inconsciamente immischiati in un qualcosa a cui non dovevamo assolutamente avvicinarci, è stato come andare a cacciarsi in un covo di vipere.

Ma la cosa che più lascia attoniti, che più fa male, è la pratica in assoluto della violenza, il prendere atto che l’uomo non imparerà mai nulla dalla storia passata, e questa nuova sarà ancora da scrivere,come lo sarà quella dei balcani…. Il Kosovo.

Allora qual è il senso, il suo significato nella storia: AUSCHTWIZ?

Che senso e significato dare a: Primo Levi, Se questo è un uomo?

Qui, in questa odierna mattanza politica, non c’è ragione, non c’è intelligenza né cultura, non c’è niente di umano, c’è solamente l’orrendo gioco della supremazia geo-politico, c’è l’uso dell’intolleranza zero, non c’è l’uomo, ma il suo vice: la bestialità, l’ottusaggine, la mancata umanità, da ambo le parti sacrificata in nome di un qualcosa che potrebbe essere indefinibile, ma che è stata definita: sovranità! E in suo nome si perpetua l’antico e ancestrale canto della morte, delle distruzioni.

Non posso io personalmente cittadino del mondo, senza patria, senza confine, accettare quanto accade e con quanta  testardaggine si prosegui su questa strada che non porta da nessuna parte.

Mi chiedo che cosa sia quel grande desiderio di mostrare i muscoli, la propria forza, la propria capacità distruttiva se non la stupidità, se non il grande desiderio di sopprimere l’avversario e non importa se siano inermi cittadini come me, non importa se siano bambini che vengono recisi come fiori appena sbocciati.

E’ quel desiderio oscuro per i tanti che lo cercano di provare l’orrenda adrenalina, come fosse una droga di cui pare non se ne possa fare a meno; altrimenti non si spiegherebbe la presenza dei cosiddetti volontari in una guerra estranea, che non avrebbe dovuto mai esserci.

E allora con tutto questo addosso è impossibile e quasi fuori luogo, parlare di amore o di quei grandi sentimenti che lo compongono e lo tengono in vita questo osannato amore per le belle cose, per la cultura, per la vita.

E’ come se a un certo momento l’uomo non avesse più desiderio di esistenza, di vita.

E’ il dimenticare che siamo tutti dolenti o volenti come in tempi remoti ebbi a scrivere e recitato quel mio monologo: “ Uomini come topi “ , perché così stiamo vivendo, come topi, prigionieri noi stessi della nostra cupidigia, della nostra voglia di non esistere, se solo in un immaginario.

Ma …. Io non sono immaginario! E sono qui come un imbecille, come un incapace, senza vita, senza futuro, perché questi ormai appartengono a dei, Dei minori, oscuri, ancora più imbecilli di me: Vincenzo Calafiore!