Un centimetro

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Un Centimetro

Vincenzo Calafiore

 “ Svendiamo la dignità, l’unica cosa che abbiamo.

Tutto di noi sta in un piccolo spazio: il centimetro!

Lì siamo con la nostra libertà e dignità; ed è qui

che voglio vivere e morire, anche se finirà ogni cosa di me.

Tranne che quella misura di un centimetro.

Un centimetro di vita, di libertà e amore, ma è

l’unica cosa al mondo per cui vale la pena di lottare, che ho,

che abbiamo. Non va perduto, ne tanto meno svenduto,

non dobbiamo mai permettere a nessuno di portarcelo via! “

                                     Cit. Vincenzo Calafiore

Quanto pensi sia lunga la tua vita?

Non pensare sia di tanto tempo, a guardare bene hai, abbiamo a disposizione 10 millimetri che sono poi un centimetro.

Come lo spendiamo? Non bene certamente.

L’ulteriore grave crescita dei più diversi atti di violenza è il frutto di una malattia morale che ci sta annientando lentamente.

Il cinismo e la spregiudicatezza sempre crescenti, il pragmatismo senza principi, la mancanza di ideali e alti valori etici, il non credere in nulla, il rifugiarsi nell’alcol e nelle droghe, sono le strade che portano al degrado, alla violenza nelle sue più brutali forme, che purtroppo sfociano nell’assassinio, ma anche nel disprezzo dei principi e dei valori umani del vicino, all’assenza dei principi morali, alla mancanza di rispetto verso quanto è estraneo, alla violenza verbale, per no parlare poi della violenza quotidiana verso le donne.

Il degrado dei valori umani è cresciuto in maniera esponenziale  dopo la caduta delle ideologie totalitarie del Novecento, ( sono state confuse le ideologie totalitarie con gli ideali democratici e la cultura civile dell’Occidente che avevano osteggiato i totalitarismi.

Quindi senza Ideali e valori morali quasi azzerati, la malattia morale causa la triste superficialità, il dannato cinismi, la maledetta violenza, poco contrastati da chi dovrebbe.

La ricerca dei valori religiosi, le meravigliose iniziative del volontariato da sole certo non bastano, non sono sufficienti.

Per sconfiggere questa “ malattia morale “ non basta promulgare nuove leggi e non ne occorrerebbero altre, quando vengono saltuariamente applicate, quando manca la certezza del diritto e della pena.

Ciò che manca è la Cultura e lo spirito del rispetto delle regole e dei valori umani e morali che sono insiti in uno Stato.

Basta pensare che in Italia ormai non si insegna più la Costituzione, non si fanno conoscere i suoi fondamentali principi, l’educazione civica è scomparsa, cancellata!

Occorre essere consapevoli di questa micidiale e tremendo circuito per affrontarlo davvero coi fatti e non solo con parole di circostanza.

Bisognerebbe ricostruire una “ profonda consapevolezza delle responsabilità “ e degli inscindibili doveri e diritti individuali.

Sarà indispensabile ricostruire lo Stato di diritto, inserendo nei percorsi scolastici e formativi a ogni livello l’educazione civica, dei doveri e diritti di cittadinanza.

Senza queste premesse  la malattia morale come infestante gramigna ci soffocherà

A volte succedono cose strane, un incontro, un alito di vento suggeriscono nuove avventure della mente e del cuore, poi il resto arriverà da solo, nell’intimità dei misteri dell’anima.

A mancare in verità è la felicità! Perché spesso spendiamo la maggior parte del tempo, pensieri ed energie, in qualcosa che non ci fa sentire bene veramente. Non abbiamo uno scopo che ci emozioni e riempie la nostra vita.

Le persone infelici lo sono proprio per questo motivo. Non hanno qualcosa che dia loro una direzione precisa in grado di emozionarle. Non trovano un senso in ciò che fanno.

Come esseri umani cerchiamo sempre un modo per sentirci bene. Quando non lo troviamo adottiamo quelli che definisco “surrogati della felicità”.

Futili abitudini e comportamenti come mangiare in eccesso, bere troppo, trattare male gli altri, cambiare spesso lavoro e addirittura partner, che in qualche modo anestetizzano il nostro cervello e ci permettono di pensare ad altro o di non pensare affatto.

La domanda sul senso della vita è un tema ricorrente nella filosofia e nella psicologia, oltre che in letteratura, poesia e altre forme espressive.

Secondo la filosofia greca, la risposta è nella filosofia stessa come discorso e modo del vivere; emblematica, a questo proposito, è la figura di Socrate, a cui Platone attribuisce questo apoftegma: «Una vita senza ricerche non è degna per l’uomo di essere vissuta». La filosofia ellenistica indica altresì la strada degli esercizi spirituali, dell’«imparare a vivere». Per Zenone di Cizio, fondatore dello stoicismo, «Lo scopo della vita è di vivere in accordo con la natura»

La visione organica dello Stato platonico riproduce la tripartizione dell’anima individuale: l’anima razionale, la cui sede è la testa, è rappresentata dai filosofi, quella irascibile, la cui sede è nel petto, i guerrieri, quella concupiscibile, la cui sede è nel ventre, i lavoratori. L’armonia interiore che si deve stabilire nell’anima di ogni individuo affinchè sia felice ed appagato, si deve ricreare anche all’interno dello Stato, cercando di stabilire un giusto equilibrio tra le classi sociali, in vista del Bene comune. Lo Stato ideale platonico si configura come l’aspirazione per eccellenza dell’ideale del mondo classico all’equilibrio, al dominio razionale delle passioni, all’armonia tra le parti, valori che rimarranno impressi nella caratterizzazione della Cultura.