M5s, Di Battista vuole riportare indietro le lancette ma il tempo scorre e gli eventi politici mutano

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Gli ultimi giorni di campagna elettorale a sostegno dei candidati Sindaco impegnati nel ballottaggio, registrano anche la presenza in diverse Piazze d’Italia di Alessandro Di Battista. Gli interventi politici del pentastellato  non sono per sostenere qualche candidato Sindaco, il M5s al ballottaggio soltanto a Matera, ma come si deve comportare in futuro il movimento. Boccia senza se, e senza ma, l’alleanza con il Pd, sia ai ballottaggi dei prossimi giorni, ma ancora di più è contrario ad un’alleanza Pd-M5s in chiave elezioni politiche. L’affermazione di Di Battista è: allearci con il Pd significherebbe diventare come l’Udeur, cioè un piccolissimo movimento senza alcun peso politico. Non è più il tempo per sparare contro l’alleanza stabile Pd/M5s perché significherebbe la morte politica del Movimento. La “verginità” politica il M5s l’ha persa già nel 2018 quando alcuni dirigenti hanno optato per la nascita del Governo giallo/verde. L’alleanza ha gettato le basi per la morte “politica” del Movimento. Non si cambia atteggiamento ad ogni stagione, il successo politico elettorale del M5s è stato la novità: soli contro tutti per cambiare l’Italia. Un atteggiamento vincente che si è rafforzato quando, elezioni 2013, il M5s con il suo 25, 5% alla Camera e il 23,8% al Senato, ha detto no a Pierluigi Bersani, segretario del Pd, per formare un Governo giallo/rosso. Un atteggiamento vincente che alle elezioni politiche del 2018 ha fatto diventare ancora più forte il M5s con il 32,7% alla Camera e il 32,2% al Senato.

Nessun Governo sarebbe stato possibile senza il M5s, perché ce ne fosse uno, si doveva fare ricorso ad un’ammucchiata di partiti del centrosinistra e del centrodestra. Il M5s non ha resistito a rimanere fuori dalla stanza dei bottoni ancora altri anni ed ha cercato l’alleanza con la Lega di Salvini. Quella è stata la morte annunciata del M5s, aver accettato di governare insieme ad un partito che in Italia ha governato con Berlusconi e il partito della Meloni. Sono bastati quindi mesi di quell’alleanza ed il consenso elettorale del M5s si è ridotto al 16%. Oggi il Movimento sta uscendo dalle secche che si era arenato.

Non c’è alternativa ad un’alleanza col Pd di Zingaretti per il M5s pensando al futuro. Tornare da soli significherebbe, questo sì, accreditarsi come un partitino, o movimentino, senza alcuna possibilità di incidere sulla politica italiana. Le ultime elezioni regionali e comunali hanno rappresentato la vera cartina tornasole del Movimento, a proposito del consenso elettorale quando si corre da soli.