Notte dolce e cruenta

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Succede di notte, in mare aperto, a Sud di Orione. La barca ha un brivido forte, lungo tutta la carena, giunge forte uno strattone alla barra, si mette di lato e i remi si piegano, si svuotano di mare. Non è solo un cambio di rotta è molto di più. Il sogno perde la sua vita! Il cielo improvvisamente si svuota di stelle, il mare diventa – bastardo – la “ Pegasus” sbanda come un’ubriaca, dieci gradi a Est, dieci fusi orari che allontanano da un mondo tanto amato e sognato, che all’improvviso piombano addosso come un’onda alta e distruttiva. Notte liscia e silenziosa incinta di sogni, lasci sospesi filamenti di veleno che lentamente uccidono. Come fai a rimanermi lontana? Come fai a rimanere in mezzo a schermaglie e menzogne in quel mondo senza più senso; meglio andar via invece, come succede alle persone con una storia d’amore finita da tempo. Ma come è vero, i legami non finiscono mai…. come il tuo, che neghi e rifiuti e l’hai come prima, come sempre tra stelle prezzolate e beffarde. Eri distesa sul letto nella tua stanza … i raggi del sole entravano intensi, in quel lato della casa, mi hai guardato con i tuoi occhi sfuggenti. E’ una leggera tristezza, quella che ho addosso ed è quella che rimane quando muore un sogno, o dopo un sogno così. La tristezza di una realtà tenuta lontana, temuta per i suoi veleni leggeri e dolciastri che in un lento giro di giostra uccidono; temuta per i suoi mostri che essa ha in se nelle mie notti lisce e silenziose, vuote di parole. Sai cosa è la morte? Non conosci la morte di chi rimane in attesa che si realizzi il suo sogno.. Guardo la notte, stravolto dalla furia, stringo i pugni e mi ci scaglio contro, colpendola più volte. La colpisco forte, non riesco a fermarmi, sono fuori di me … i tratti del mio viso si contraggono prima per la sorpresa, poi per il dolore. Mi prende per le braccia con le sue mani esperte e mi stringe a sé. Il sogno va avanti, facendomi perdere il senso stesso della vita. Mi par di sentire una mano che mi accarezza la testa, i capelli … Da tanto non sentivo la mano di una donna sulla testa, amore e dolcezza in questa mano, in questo petto sul quale ora rimango, conosco bene questo incavo tra spalla e petto, il sogno si è materializzato, finalmente sono nell’unico posto al mondo dove stare e rimanere, mi stringo a questo corpo, mi ci appoggio e sono sereno. Tra le sue braccia ho sempre trovato l’amore, tra queste braccia! Ma la notte è un inganno. Mi sento umiliato e piango da sciogliermi, ma ogni silenzio che vivo è brutto, ogni silenzio è rotto da un altro sogno che arriva, e non è quello che da tempo attendo; è un pensiero che mi lascia al buio. Forse la mia senilità è una follia in cui deliro pensando, vaneggio, alla deriva, la mia vita per un no a parlare alla mia memoria, mi arrendo sconfitto. Sparisce nuovamente il mio sogno e torno in fondo allo specchio da cui la magia di un amore mi fece uscire. Prendo una parola, che un tempo pronunciavo, quando ero ancora tra le sue braccia, la prendo e lei non sfugge, ritorna, non mi si stacca di dosso, quel mio – ti amo -, mi vuole strangolare, il suo nome è: Assenza! Io vivo nella mia stessa assenza, assenza che è solo mia, semplicemente soffro. Mi ronzano in testa le ultime speranze. Precarie, frammentarie, coagulate. Vorrei afferrarmi a loro, sono le ultime, lo so. Non posso neppure plasmarle, non sono più di questo mondo! Avevo sempre creduto che saremmo stati assieme e insieme avremmo forse cominciato ad avere paura. Oggi mi chiedo solo quanto abbiamo perso, non vinto, anche se non ho ancora capito bene in che cosa consista la nostra lontananza, il nostro distacco, le speranze vane. Me lo chiedo e le risposte sono appannate, come i giorni miei nelle squallide solitudini.