Dirsi addio

“ … a volte molte cose
si danno così tanto per scontato
che si arriva a perderle… succede
e poi arrivano gli echi di parole
dall’inferno….. “
Vincenzo Calafiore

Chissà se il mare sarà ancora come lo lasciai tempo fa… , a queste ore di notte, oltre il buio attorno, lascio la stilografica dopo averla richiusa sui fogli già pieni di segni e parole; in mente tutta la scenografia e i fondali dello spettacolo: “ Socrates “.
Dal balcone fumo la mia ennesima sigaretta e mi par di essere affacciato da una nave che solcando il mare si allontana sempre più dalla vista, è uno sprofondare nel buio totale, un salto nel buio dei secoli, con la paura addosso dell’ignoto che attende e trama trappole infernali, per ricondurre all’inferno dal quale un tempo, una sirena, Amore, riportò alla luce:
Socrates e Pericles, due grandi, diversi e uniti dallo stesso unico pensiero: la libertà.
Ma c’è un altro pensiero ed è quello di avere la parte più vera tradita, quella che si tiene più nascosta, quella che ha a che fare con la musica e la poesia, con la conoscenza, con la vita!
Certe scelte, non scelte si fanno come se non ci fossero alternative e invece ci sono sempre, solo che a volte il cuore fa finta di niente e ubbidisce all’ignoto che c’è in noi e quando succede, è un precipitare all’inferno.
E’ il corso della vita, nel bene e nel male, nell’amore e nel disperato no.
Come dimenticare di quando andavo per mare sperando di essere portato via da un’onda, come dimenticare quelle sere in cui mi addormentavo solo sperando che la mia vita potesse assomigliare alle storie di un libro che leggevo di nascosto, illuminato da una torcia sotto le coperte.
Nonostante ciò, non ho smesso mai di sperare in qualcosa, qualsiasi cosa, che qualcuno mi abbracciasse, che qualcuno si accorgesse di me, della fatica del mio vivere, allora in quella solitudine.
Come dimenticare le piccole vittorie, i dolori dell’anima che come minuscole gocce d’acqua consumano il cuore, quando nel buio dicevo a me stesso “tranquillo,ci sono io ” non avere paura! E ce n’era tanta; erano segni che andavano a riempire quel diario da cui poi attingere, per ricordare a me stesso senza nulla dimenticare.
A queste ore di notte i pensieri sono tanti ed è come darsi un addio, per sempre ponendo fine a un mercenario allusivo; e capisco che le cose le puoi vivere mille altre volte ancora come fosse la prima volta che si incontra la vita con lo stupore di chi prova amare ancora.
Ma c’è l’esigenza più per sopravvivenza di voltare pagina di un diario su cui sono state annotate tutte le sconfitte, le volte che ho perso, per ricordare a me stesso da dove giungo e cosa sono, essere tuttavia poi, alla fine ricordato senza alcun rimpianto, senza dover riascoltare la voce della vita che verrà a dirti- mi spiace, sono stata un sogno sbagliato- !
Io penso a quei giorni, e li rivivo per non perderli, anche se ormai sono stati annotati per gli anni che verranno, allora già assunti come ricordi.
Verrebbe voglia di scriverlo … – che pena –
Qualcosa da salvare c’è, ed è l’orgoglio, l’orgoglio di essere quel che sono!
Ma siamo così arroganti, così stupidi quando pensiamo che la vita ci appartenga, dimenticando che ci è data solo che in prestito per gestirla in un arco di tempo, più o meno lungo, tra le infinite difficoltà generate dalla nostra cupidigia, dall’avidità, che al posto di ali, ci fa avere delle braccia e delle mani, per stringere e trattenere, o lasciare e gettare.
E’ la nostra stupidità, la nostra superbia a farci vedere un mondo come a una finestra socchiusa, una di quelle finestre che basta una folata di vento che si spalancano e ti mostrano in un attimo tutta la meraviglia e l’amore che c’è. Che mi potesse bastare la mia immaginazione per volare … ma certi giorni non arriva vento e ci saranno voci che non avranno mai un volto, canzoni che non saprò mai quali cuori andranno ad accarezzare, abbracci che resteranno nella memoria.
Chissà se nel tempo a venire avrò il desiderio e la felicità nello scrivere, di creare qualcosa, qualsiasi cosa, che non sia più mia. Qualcosa che poi, quando mi si spezzeranno le ali, perché succederà, perché succede sempre, io possa rimanere a galla in quel blu che da terra ho sempre guardato.
E’ un rimanere in mezzo a tanta solitudine, tra le crepe e gli squarci, i vuoti, i legami spezzati, le inquietudini.
Che ottobre non mi lasci, quella sua malinconia nell’attesa d’una felicità di dentro! Lontano dalle maschere, da chi sa bene fingere e recitare le sue parti !
E tu vita ti prego non dimenticarti di quella mia trascorsa di fronte al mare.

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