Cannabis Light: il mercato è davvero trasparente?
A partire dalla “liberalizzazione” del 2016 mediante la Legge 242 del 2 dicembre, la stessa che promuove la coltivazione di canapa a scopo industriale e medico, la vendita di cannabis light, in particolar modo in Italia ha subito un processo di espansione decisamente significativo, determinando un vero e proprio boom che secondo la stessa Coldiretti solo nel 2017 ha comportato un fatturato annuo complessivo di oltre 40 milioni di euro, addirittura quadruplicando nel 2018, arrivando ad assumere un valore superiore ai 150 milioni di euro. Si tratta di un business che inevitabilmente influenza anche il mondo del lavoro: sono infatti migliaia ad oggi gli agricoltori e i rivenditori distribuiti sul territorio nazionale e tali dati sono destinati a crescere poiché tale occupazione, rappresenta per i giovani una vera e propria opportunità in grado di mettere alla prova le proprie capacità imprenditoriali attraverso impegno e passione investiti al fine di eliminare o quantomeno ridurre quelli che ancora oggi sono i tipici pregiudizi legati a questo delicato settore, in parte alimentati anche dalla sentenza emessa dalla Corte di Cassazione il 30 maggio 2019 che ha contribuito a generare ulteriore confusione circa la vendita di cannabis light e relativa coltivazione.
Canapa al CBD o cannabis light: quali sono le proprietà?
Il CBD o Cannabidiolo è un metabolita della cannabis noto per le spiccate proprietà rilassanti, anticonvulsivanti e anti-infiammatorie ampiamente utilizzato anche nel trattamento di ansia, stati depressioni e insonnia. Tale principio attivo è in grado di potenziare l’efficacia analgesica del THC o tetracannabidiolo, prolungandone la durata degli effetti benefici e riducendone quelli collaterali che generalmente coinvolgono la respirazione, la temperatura corporea e la frequenza cardiaca. Non dispone ad oggi di alcuna efficacia psicoattiva, non influenza pertanto le facoltà mentali ed è esattamente questo il motivo principale che ha comportato la diffusione su ampia scala di specie di canapa sativa prive di efficacia drogante e a ridotto contenuto di THC, le stesse che originano la canapa al CBD, meglio conosciuta come cannabis light. Tuttavia è opportuno ricordare che vi è una stretta correlazione tra CBD e THC che, nelle piante di canapa industriale, specie selezionate e tollerate dalla stessa Legge del 2016, devono necessariamente mantenere valori ben definiti legati alla relativa concentrazione. Regole stringenti che coinvolgono in particolar modo il tetracannabidiolo, il quale deve mantenersi al di sotto dello 0,2% con un margine di tolleranza massimo pari allo 0,6%, questo in modo tale da tutelare da un eventuale quanto ipotetica “efficacia drogante”. Discorso ben diverso se si parla invece di marijuana medica, consentita nel Paese e che dispone di concentrazioni di THC e CBD significativamente più elevate. Se si parla invece di canapa industriale, quella che comunemente compare all’interno dei grow shop distribuiti sull’intero territorio nazionale, così come online, il rapporto che intercorre tra Cannabidiolo e Tetracannabidiolo è di 1:25: questo significa che un’infiorescenza che contenga una concentrazione di THC pari all’1% di THC, può raggiungere al massimo quantità di CBD pari al 25%, difficilmente superiore. Questo significa che dal momento che, per quanto concerne la cannabis light, il prodotto commercializzato non deve disporre di un livello di THC superiore allo 0,4%, viene da sé che i valori di CBD inevitabilmente appariranno dimezzati, non superando il 10/14%. Volendo dunque fornire calcoli e proporzioni oggettive, la classica marijuana light con THC inferiore allo 0,2%, in virtù del medesimo rapporto non potrà mai disporre di concentrazioni di CBD superiori all’8%. In natura non esistono piante di cannabis in grado di sviluppare valori di CBD superiori al 20% ed è proprio per questo motivo che occorre diffidare pertanto da produttori, commercianti e finte analisi di laboratorio, qualora esibiscano in etichetta valori legati al cannabidiolo superiori, una pratica piuttosto diffusa proprio a causa delle leggi e disposizioni poco chiare e il più delle volte estremamente confusionarie.
L’utilizzo di terpeni e aggiunte di CBD: una pratica diffusa ma poco “ortodossa”
Sono molteplici ad oggi le pratiche considerate “poco ortodosse” legate alla commercializzazione di cannabis light. Le poche leggi a riguardo non tutelano adeguatamente la reale qualità del prodotto comportando inevitabilmente, vere e proprie contraffazioni a carico delle etichette che sovente, tendono a riportare valori non veritieri, per nulla affidabili e decisamente fuorvianti. Sul mercato è pertanto possibile trovare cannabis light che presenti addirittura il 20/30% di CBD dichiarato, col risultato che il consumatore finisce per acquistare marijuana che di fatto è oggettivamente “più povera” di quanto realmente possibile. I motivi appaiono semplici: mere questioni di marketing, poiché si sa, un prodotto più concentrato risulta ovviamente più appetibile, e in quanto tale, permette un incremento delle vendite alquanto significativo. E-commerce quali EasyJoint, così come CBDMania propongono solo prodotti accreditati da valori veritieri e del tutto privi di integrazioni di terpeni e CBD, ma è anche vero che non sempre il buon senso e l’attenzione verso l’assuntore, vengono messi al primo posto. I dati sono infatti piuttosto allarmanti: da un sondaggio condotto recentemente circa la vendita di cannabis legale nel cantone di Ginevra è emerso come su 46 campioni di cannabis che presentavano di fatto valori legati al THC inferiori all’1% previsto dalle disposizioni legali, oltre la metà mettesse invece in evidenza molteplici criticità, prima tra tutte la presenza di CBD sulla carta, a concentrazioni estremamente suscettibili che in alcuni casi presentavano valori addirittura superiori al 27%. Una frode in piena regola da cui è necessario diffidare, affidandosi a commercianti seri e affidabili che da sempre, fanno della qualità del prodotto proposto, un vero e proprio punto di forza.
CBDMania sinonimo di garanzia e affidabilità
Tutti i prodotti CBDMania, per citare un esempio, non prevedono l’utilizzo di terpeni e CBD aggiuntivo ma sono esclusivamente costituiti da infiorescenze in alcun modo modificate e di cui è nota la provenienza, conservate mediante umidificatori boveda: questo garantisce cannabis light di estrema qualità, accuratamente selezionata e perfettamente conforme a quelle che sono le normative vigenti imposte dalla Legge italiana, la quale può essere assunta con tranquillità e con la certezza di poter contare sempre su analisi di laboratorio e dati concreti che ne migliorano ulteriormente il rapporto qualità/prezzo.
