Matteo Renzi fonda il suo partito e confida nell’arrivo di parlamentari da Forza Italia

Fuori dal Pd di sinistra che ritorna così ad avere contorni diessini. Matteo Renzi annuncia l’addio al Pd, con la formazione di gruppi separati e la creazione di un nuovo partito centrista concorrente ai dem ma non in contrapposizione. L’ex premier ha telefonato a Giuseppe Conte per confermare: “Vado via dal Pd, ma il sostegno al governo rimane convinto”. Almeno per ora il Matteo fiorentino sosterrà i grillini, ma a tempo debito staccherà la spina. La telefonata di Renzi a Conte suona come un nuovo “stai sereno”…

Sarebbero in uscita 18-20 deputati (sui 111 del Pd). Dal misto potrebbe arrivare Catello Vitiello, ex M5S. Per creare un gruppo autonomo alla Camera ne servono 20. Per l’incarico di capogruppo il nome più probabile è quello di Luigi Marattin. Più complessa la situazione al Senato. Qui non si possono creare gruppi autonomi, perché il regolamento li vieta se non coincidono con un simbolo presentato alle elezioni. Dal gruppo dem sarebbero in partenza una decina di senatori (su 51): Renzi, Bonifazi, Comencini, Marino, Faraone, Ginetti, Cerno, Laus, Grimani e Bellanova. Dovrebbe restare al suo posto il renziano Andrea Marcucci, che è capogruppo. Non è escluso che i fuoriusciti chiedano un’interpretazione elastica del regolamento, per formare un gruppo autonomo con Riccardo Nencini, eletto con Insieme.

La fuoriuscita provoca un terremoto negli equilibri del centrosinistra. Il Pd è diviso tra la maggioranza di zingarettiani, l’Area dem di Dario Franceschini (alleata con Zingaretti), i renziani e la Base riformista di Lorenzo Guerini e Luca Lotti. Una corrente nata come area separata in attesa dell’avvento di Renzi. Tra Guerini, Lotti e l’ex segretario, però, i rapporti sono peggiorati. L’area, dopo la scissione, perderà un po’ la sua funzione e potrebbe svuotarsi in altre direzioni.

Prosegue la marcia verso il nuovo partito, che per alcuni si chiamerà l’Italia del Sì. La sede potrebbe essere in via Frattina, in un immobile di Marcucci. In un mese le donazioni sono passate dalle 20 mila euro di giugno a oltre 260 mila a giugno. Tra i benefattori, ci sono Davide Serra, Daniele Ferrero (Venchi) e molti parlamentari. Renzi confida nell’arrivo di altri parlamentari, da Forza Italia.

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