Firenze. Affitti turistici: 21mila registrazioni nel portale regionale per 100mila posti letto

Al primo luglio sono 20.847 gli appartamenti registrati nel portale regionale per gli affitti turistici per un totale di 41.136 camere e 98.936 posti letto, ai quali si aggiungono altri 7.732 appartamenti in fase di registrazione. Dal primo marzo in Toscana infatti, in base al Testo unico in materia di turismo (LR 86/2016), viene assegnato un codice identificativo per ogni locatore che ha l’obbligo della comunicazione dei dati dell’immobile e di quelli degli alloggiati entro trenta giorni dalla stipula del primo contratto di locazione. E’ questo l’unico adempimento richiesto al locatore ed il mancato rispetto comporta una sanzione che va dai 250 ai 1500 euro.

“L’obbligo di comunicazione – spiega l’assessore regionale al turismo Stefano Ciuoffo – è una necessità di trasparenza e di analisi per Comuni e Regione su un fenomeno sempre più impattante sull’economia delle città e sul loro mutamento sociale. Avere un quadro conoscitivo certo, con dati statistici certi, serve per orientare le politiche sul territorio: non solo per la promozione turistica, ma anche per la qualità dei servizi offerti ai turisti, per la mobilità e le infrastrutture e, non ultime, per le scelte urbanistiche che chiamano in causa i comuni. Confrontando i dati di due portali come Airbnb e Homeaway, si contano in totale 64.144 annunci per appartamenti in tutta la regione [conteggio depurato dai doppioni effettuato da Cst, ndr] e quindi il dato raggiunto al primo luglio di quasi 21 mila è già molto consistente, dato che ci sono 30 giorni di tempo per adempiere alla comunicazione e che a maggio il brutto tempo ha penalizzato molto la stagione”. “Va comunque sottolineato – aggiunge Ciuoffo – che la registrazione sul portale è rivolta solo a chi fino ad ora era esente per la normativa vigente, e cioè solo a chi fa affitti a uso turistico in civile abitazione. Restano perciò fuori dal conteggio ad esempio case vacanze, B&B, affittacamere, casa per ferie, agriturismi. Sui portali web invece tutti possono farsi pubblicità e inserirsi”.

L’obbligo vale per per chi concede in locazione uno o più alloggi con finalità turistiche, siano quindi affitti brevi o lunghi in abitazioni prenotate sul web o tramite agenzia. Il portale predisposto è unico e vi si accede dal sito regionale. Qui sono contenute anche le indicazioni per effettuare la registrazione.

Il quadro riassuntivo delle registrazioni, suddivise in base ai nuovi 28 Ambiti turistici, è contenuto nella tabella inserita tra le risorse correlate. Ad esempio le registrazioni effettuate nella macro area ‘Città d’arte’ sono 10.021 (3.735 quelle in itinere), per 18.555 camere ed un’offerta complessiva di 44.661 posti letto . In ‘Campagna’ 1.876 registrazioni (444 in fase di completamento), 4.668 camere e 10.125 posti letto; in ‘Montagna’ 534 registrazioni (203 quelle in corso), 1.387 camere, 3.077 posti letto; sulla ‘Costa’ 8.416 registrazioni (3.350 in corso), 16.526 camere, 41.073 letti.

“Per distinguere chi affitta una parte della propria casa da chi, invece, fa dell’affitto ai turisti di una o più case una vera e propria attività – ricorda Ciuoffo – avevamo individuato nel Testo unico (art. 70 e 71) una formula oltre la quale dovesse scattare il riconoscimento implicito dell’attività imprenditoriale e quindi il regime fiscale e normativo cui sono soggette le imprese, al pari delle strutture ricettive classiche. Al di là del criterio trovato (80 contratti annuali complessivi per chi affitta tre immobili), che poteva essere o meno considerato congruo, chi superava tale soglia era soggetto agli obblighi di una struttura ricettiva. I due articoli però sono stati impugnati dal Governo, dato che, secondo la Consulta, hanno invaso una materia di esclusiva competenza dello Stato, cioè concorrenza e attività imprenditoriale. Stato che nel 2017 è intervenuto (art. 4 dlg 50) indicando solo nel Ministero dell’Economia e delle Finanze il soggetto che può indicare chi svolge o meno questa attività in forma imprenditoriale. Da allora, nonostante ripetute e formali richieste da parte di tutte le regioni, il Mef non è intervenuto su questa materia. Intervento che, viste le dimensioni del fenomeno, sarebbe ormai urgente e prioritario”.

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