Roma. Piccolo Eliseo strapieno di Spoglia – TOY

Altro scacco matto per Luciano Melchionna che con il suo “Spoglia – toy” riempie di spettatori il Piccolo Eliseo. Protagonista? Il calcio, proprio in questi giorni, argomento del Papa. Undici i corpi scultorei incitati da un allenatore, talvolta troppo carico.

Mentre questo sport rimane uno degli affari più produttivi al mondo, spesso, si dimentica che è costituito da persone. Amati, odiati, osannati, idolatrati, sovente superpagati, innumerevoli i luoghi comuni che identificano i calciatori: ignoranti, bellocci, vacui, istintivi, sempre alla ricerca di una nuova fidanzata “Barbie” da poter mostrare, ma sarà vero? La performance offre la possibilità di entrare nel camerino di un giocatore e di vederlo nudo… Dentro.

Ogni muscolo del loro corpo parla, cerca conforto, sfogo, vomita ma silenziosamente il proprio io. Gli atleti appaiono stanchi di portare una maschera. Levano i loro pantaloncini e le loro scarpette per restare, il tempo di una doccia, soli con loro stessi, con le loro verità, le loro ombre, le loro delusioni, le loro inquietudini, i veri amori. Gente consapevole di essere, qualche volta, una marionetta di altri ma non è in grado di opporsi a un sistema più grande. Pertanto le persone diventano personaggi, restano pirandellianamente chiuse nei loro costumi illudendosi di essere ciò che non sono ma che il mondo impone di essere. Sensualità, sudore, asciugamani sono gli strumenti di uno spettacolo itinerante tra le urla di un mister che cerca di affermarsi, una società che li usa, un trascorso familiare non sempre tra i migliori. L’interpretazione femminile finale annuncia, a voce alta, che tutti in un modo o nell’altro siamo vittime di un sistema malato che non ci permette di essere noi stessi e di uscire da un coro che, forse, non ci piace più.

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