Quando ti allontani

“ …. E sai che c’è sempre un incontro
perché non potrà mai essere diversamente,
tu mare, io spiaggia.
Tu vita, io attesa.
Tu sogno, io speranza.
Ma c’è quel mio sentire “ Amore “
quello che mi fa sentire piccolo e inerme,
un solitario che va lasciando impronte di se.
Ma l’impronta più preziosa, quella che ancora
custodisco nel cuore sei Tu: un prezioso
omaggio alla vita. Questo siamo! “
Vincenzo Calafiore

Non vivere a buttare via i giorni, come fossero giorni perduti.
Nessun giorno andrebbe perso, nessun giorno non dovrebbe essere abbandonato a se stesso; così facendo, quei giorni non vissuti si ripresenteranno e vorranno avere spiegazioni, vorranno conoscere la verità del perché tu li hai traditi, sul perché hai raccontato loro bugie e sempre alla stessa maniera: con il sorriso e la cortesia.
Non è vivere lasciare sul filo di bocca quel maledetto – si – è quello a renderti schiavo, servo, e amante del tuo aguzzino che non ha risparmiato nulla del tuo corpo, del tuo essere.
La voce di dentro, il suggeritore o il narratore è onnisciente, narra la vita con freddezza e distacco, ed io non ho fatto in tempo a raggiungerlo prima che fosse andato via per sempre come un’ombra, come uno sconosciuto.
Quante verità un tempo ci siamo detti e quanti buoni propositi per i giorni a venire, che sul momento sembravano essere altre primavere, altri sogni da salvare dalle mani di quello sconosciuto …. Eppure lo hai visto portare fuori dalla tua anima delle casse di legno, lo hai lasciato fare, senza far nulla per fermarlo, non gli hai chiesto neppure cosa contenessero quelle casse.
Che vita è? Senza orgoglio, senza onore, senza dignità, senza giorni da vivere fino in fondo come fossero – il primo e l’ultimo – !
Oh, Anima ! In quelle casse sai, ci sono i tuoi giorni perduti, non li aspettavi e sono tornati!
Guardali sono come tu li hai lasciati andare dentro strade d’autunno.
Il narratore se ne stava lì, diritto sul ciglio di un tramonto, immobile come un giustiziere calato dal cielo, questo sì me lo ricordo, eppure da allora, da quel baratto sono venuti i giorni che credevamo della felicità, dell’amore, della nuova vita che lì ci attendeva.
“ Ti supplico, ascoltami, lasciami almeno due casse, questi due giorni da rivivere, per risentire il profumo di primavera dentro le narici fino al cuore… “ , la mia supplica vana al Narratore che fece un leggero movimento con gli occhi, come per farmi capire che ormai era troppo tardi, svanì nell’ombra del tramonto mentre scendeva l’ombra della morte.
La mia vita è caduta su un tappeto di petali di rose, leggera e mortale; è un delitto di maggio con un finale che pare più una smorfia di dolore che di sorriso che sminuisce quel grande bisogno d’amore!
Ma qui adesso, da queste alture intravedo i miei sogni vacillare dinanzi alle orde di mostruose mostruosità che avanzano a folte schiere lungo sentieri ove un tempo non tanto lontano si raccoglievano stelle cadute da cieli lontani.
Il vero o la verità è quella grande capacità di resistere all’inganno, la verità è uno di quei giorni in cui ci si è amati o siamo stati amati senza comprendere che la vita stava proprio lì
In quel sì di un immenso, il sì di un desiderio di rimanere abbracciati, il sì di un ti amo, che non sarebbe mai da barattare, mai da gettare o vivere come fosse un giorno perduto.

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