Gino Paoli torna dal 12 aprile con “Appunti di un lungo viaggio”

Milano. «Non credo nella morte: esiste una stagione che finisce e ne inizia un’altra».

Lo ha detto Gino Paoli in occasione della presentazione del suo nuovo lavoro discografico “Appunti di un lungo viaggio”, in uscita venerdì 12 aprile, che contiene in due cd alcuni suoi grandi successi ri-arrangiati e brani inediti.

Il cd con gli inediti contiene i quattro brani “Estate”, “Inverno”, “Primavera” e “Autunno”.

«In questi pezzi c’è l’allegria: la vedi e la capisci e pensa come sono divisi questi inediti – ha osservato – C’è la morte e la vita, finisce l’inverno e inizia la primavera, come nell’inizio c’è la fine e come nella fine c’è l’inizio: le stagioni niente finisce e tutto inizia».

In questo doppio cd Paoli rifugge dalla forma canzone.

«Un artista vero deve andare oltre le forme, le convenzioni, gli schemi – ha confessato – Ho pensato che si potevano usare le note e le parole in maniera diversa, da una parte eliminando ogni forma canzone obbligatoria con inciso, strofe e rime, e dall’altra parte cercando una essenzialità: quando hai detto quello che volevi dire non c’è bisogno di sbrodolare altro. Ho tentato di trovare un’altra forma per descrivere quello che volevo dire, più vicino a me, oggi».

Gino Paoli si conferma artista anarchico della musica.

«Ormai tutti i limiti sono stati trasgrediti, non dai poeti, dagli scienziati o dagli artisti, ma dagli idioti – ha commentato – A questo punto l’artista, che per sua natura è un trasgressore, cosa può fare? Non gli resta che un solo un limite: sé stesso, il suo lavoro. Allora può buttare via tutte le convenzioni per cambiare la forma canzone, per arrivare all’essenziale, senza ripetizioni, senza iterazioni, senza trucchi di nessun genere. L’artista deve trovare un’altra maniera di usare le parole e le note, per esprimere essenzialmente quello che per lui è importante. E quando lo ha fatto, deve fermarsi: interrompersi quando non sono necessarie altre parole e altre note».

Con questo lavoro Paoli festeggia 60 anni di carriera.

«Per ogni canzone che scrivo ne butto via quattro – ha sottolineato – Per questo traguardo ho voluto l’essenziale. Quando non avevo niente da dire sono stato zitto, ed è successo dal ‘68 al ’70: mi sono proprio ritirato perché non avevo niente da dire».

A 84 anni Gino Paoli continua nel suo lavoro di ricerca che l’ha sempre contraddistinto.

«Io non sono mai stanco di cercare – ha confermato – Quando si sente che è il momento si deve andare avanti e cercare. Voglio morire da malato e tutto ciò che c’è da fare lo faccio, perché non voglio che mi si dica che è morto senza mai aver fumato. L’artista dovrebbe dire la sua, alla sua maniera senza fare retorica. Nella mia carriera “Imagine” è l’unica canzone che avrei voluto scrivere».

Gino Paoli ha raccolto nel secondo cd brani come “Che cosa c’è”, “Sassi”, “Sapore di sale”, “La gatta”, “Senza fine”, “Il cielo in una stanza” e “Ti lascio una canzone”.

«Fu Giorgio Strehler a convincermi a scrivere “Senza fine” per Ornella e la rese famosa – ha rivelato – Mina, nonostante fosse stata sconsigliata da molti, incise “Il cielo in una stanza” con l’esito che tutti sappiamo».

Gino Paoli vanta l’arrangiamento di “Sapore di sale” da parte di Ennio Morricone.

«Ci sono anche degli interventi al sax di Gato Barbieri – ha fatto notare – Quella canzone fu un boom ma, nonostante la celebrità, un pomeriggio d’estate puntai una Derringer al cuore perché volevo vedere cosa succede: quel proiettile è tutt’ora nel mio petto, come un souvenir».

A questo disco hanno partecipato Danilo Rea (arrangiamenti), la Roma Jazz String Orchestra diretta dal M° Marcello Sirignano, i tre grandi jazzisti Rita Marcotulli (pianoforte), Alfredo Golino (batteria) e Ares Tavolazzi (contrabbasso).

Inoltre, per festeggiare questo importante momento, Paoli sarà impegnato in tre eventi speciali, il 12 maggio all’Auditorium Parco della Musica di Roma con l’Orchestra da Camera di Perugia, il 13 luglio all’Umbria Jazz di Perugia e il 18 luglio Paoli ai Parchi di Nervi di Genova.

Con “Due come noi che…” sarà il 25 maggio al Museo del Violino di Cremona.

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