Milano celebra il 70° anniversario della scomparsa di Giuseppe Scalarini

Tre diverse sedi espositive ospitano i disegni, le vignette e le pagine d’epoca di Giuseppe Scalarini, un omaggio al grande illustratore in occasione del 70° anniversario della sua scomparsa, avvenuta a Milano il 30 dicembre 1948. Il progetto espositivo, promosso dal Comune di Milano-Cultura, ideato e realizzato dalla Fondazione Anna Kuliscioff in collaborazione con Unione Femminile Nazionale con il patrocinio di Regione Lombardia, rientra nel palinsesto “Novecento Italiano”, il programma promosso e coordinato dal Comune di Milano dedicato all’approfondimento delle manifestazioni creative che hanno caratterizzato il secolo scorso.

Il percorso, distribuito su tre sedi, presenta vignette e disegni del grande illustratore lombardo nella nuova formula di “raccolte” tematiche scelte tra i suoi lavori meno conosciuti. A Palazzo Moriggia|Museo del Risorgimento è possibile ammirare le raccolte “Il Bestiario”, “Marionette e burattini”, “Miniature”, “Prospettive”, “La Scuola” e “Il ‘Dante’ di Scalarini”. Palazzo Morando | Costume Moda Immagine presenta “La Milano di Giuseppe Scalarini”, che è la Milano del Duomo, del periodo bellico e del Sindaco Caldara, ma anche dei bozzetti pubblicitari inediti e sconosciuti per il “Panettone Alemagna”. Infine, l’Unione Femminile Nazionale ospita la raccolta “Le donne nella penna di Giuseppe Scalarini”.

Il cuore della mostra è Palazzo Moriggia, con la seguente scansione del percorso espositivo: Il Bestiario: Scalarini era solito rappresentare le tematiche umane attraverso gli animali. I predatori diventano simboli di conquista, sopraffazione e violenza, così come gli animali domestici e mansueti diventano vittime di quella stessa violenza e avidità.

L’elemento umano e quello animale si fondono, creando forti suggestioni che portano il lettore a riflettere sugli eventi della quotidianità. Dalle miniature al disegno: a partire da uno schizzo grande come un francobollo avviene la realizzazione di un disegno che, con la tecnica del collage e il continuo apporto di nuovi elementi, si amplia nella forma e nel contenuto. La raccolta completa delle miniature comprende 302 fogli – circa 1800 disegni – che hanno avuto la funzione di promemoria per la redazione di altri disegni. Oltre alle “miniature” sono esposti gli originali e le pagine d’epoca a testimonianza dell’opera finita.

Marionette e burattini: Scalarini spesso utilizza la metafora della marionetta per illustrare la condizione in cui versa l’umanità, protagonista di un teatro manovrato da chi detiene il potere. Gli uomini, infatti, sono strumenti delle manovre politiche, economiche e sociali di chi governa.

La scuola: per Scalarini la scuola rappresenta un’istituzione importante e da difendere in quanto luogo di formazione. Ma la scuola è anche l’ambiente che meglio si presta alla raffigurazione sarcastica ed irriverente di un determinato momento storico-politico.

In questa raccolta particolare importanza è data al periodo degli anni trenta, quando Scalarini illustrava, utilizzando il tema della scuola, le strisce del “Corriere dei Piccoli”. In queste circostanze è stato costretto a modificare il suo tratto e a firmare con pseudonimi non potendo, per proibizione di Mussolini, usare la sua celebre firma a rebus.

Quasi nessuna delle strisce disegnate per il “Corriere dei Piccoli” è mai stata esposta al pubblico. Le Prospettive: contrariamente a quanto affermato da alcuni commentatori, Scalarini possedeva una visione architettonica ben precisa, sicuramente derivata dalla sua formazione come disegnatore tecnico.

Le strade, con la loro prospettiva, accolgono importanti fenomeni politici e sociali; da un lato rappresentano la condizione umana, dall’altro comunicano un messaggio di speranza che si staglia all’orizzonte. La mostra, aperta fino al 6 gennaio 2019 in tutte le sedi interessate, è a ingresso libero, mette a disposizione dei visitatori una guida gratuita e propone un programma di visite guidate dedicate alle scuole.

Giuseppe Scalarini

Nasce a Mantova il 29 gennaio 1873. A quindici anni si diploma alle scuole tecniche, manifestando un precoce interesse per l’arte e il disegno. Tiene la prima mostra a Mantova nel 1890 e in questa occasione conosce il coetaneo, futuro socialista e capo del governo Ivanoe Bonomi, con cui fonda nel 1891 la Società Letteraria. Si trasferisce poi a Venezia, dove si iscrive al terzo corso dell’Accademia di Belle Arti. Tornato a Mantova, il primo novembre 1896 fonda con altri amici il “Merlin Cocai”, settimanale di impronta radicale e socialista. Si trasferisce poi a Bologna, per lavorare presso la litografia Wenk.

Il 1898 è l’anno dei moti di piazza per l’abolizione del dazio sul grano, che finiranno repressi a colpi di cannone dal generale Bava Beccaris. Scalarini il primo maggio fonda “La Terra”, primo giornale socialista mantovano, insieme a Bonomi e Giovanni Zibordi. In seguito a disegni antimilitaristi e antigovernativi, scatta la condanna per reato contro lo Stato ed è costretto a rifugiarsi in prima in Austria, poi a Berlino, dove collabora con giornali satirici di prestigio, quali il “Fliegende Blätter” di Monaco e il “Lustige Blätter” di Berlino.

L’amnistia, seguita alla salita al trono di Vittorio Emanuele III, gli consente nel 1901 di tornare a Mantova dove conoscerà Carolina Pozzi, sua inseparabile compagna, che gli darà cinque figlie. Continua a disegnare sul rifondato “Merlin Cocai”, del quale è proprietario e direttore. Trasferitosi a Milano, il 22 ottobre 1911, in piena guerra di Libia, pubblica la sua prima vignetta sull’”Avanti!”, diretto da Claudio Treves.

Inizia così una collaborazione quotidiana che durerà fino al 10 gennaio 1926, anno delle famigerate “leggi eccezionali” censorie del regime fascista, producendo oltre 3700 inconfondibili vignette (di cui circa 3000 in prima pagina). I bersagli, più che i singoli personaggi politici, sono temi universali e d’attualità: la guerra, la voracità del capitalismo, lo sfruttamento del proletariato, lo squadrismo fascista, la monarchia imbelle. La sua attività satirica gli procura tra il 1911 e il 1922 svariati processi.

Pubblica diversi testi antibellici accompagnati da disegni: “La guerra nella caricatura” (1912), “Il processo della guerra” (1913), “La guerra davanti al tribunale della storia” (1920) e “Abbasso la guerra”(1923). Giuseppe Scalarini è stato anche l’autore di più di 150 articoli, alcuni dei quali corredati da piccole vignette. Dal 1913 fino al 1926 la sua attività di elzevirista e giornalista si colloca sull’”Avanti!”, ma i suoi scritti compaiono anche su “L’Asino”, “Il Proletario”, “La Difesa delle Lavoratrici”, il “Cuore”, sugli “Almanacchi Socialisti” e su “Compagni per la propaganda socialista”.

Il 1921 è l’anno di maggior produzione artistica e Scalarini infatti collabora in contemporanea a una decina di testate, tra le quali, in particolare, la nuova serie de “l’Asino”. Nel novembre del 1926, viene picchiato a Milano da una squadra di camicie nere.

L’aggressione gli procurerà la frattura della mandibola e una commozione cerebrale; appena uscito dall’ospedale, viene arrestato e trasferito davanti al Tribunale speciale che lo condanna a cinque anni di confino. Un confino che trascorrerà prima a Lampedusa, poi a Ustica, dove resta fino al novembre 1929, quando ritorna a Milano, restando comunque “sorvegliato speciale”. Scalarini scriverà sull’esperienza del confino un diario, pubblicato postumo, dal titolo “Le mie isole” (Edizioni De Angeli, 1992).

Per ordine di Mussolini gli viene impedito di firmare “qualunque suo lavoro di qualsiasi genere”, divieto che non viene mai revocato. Scalarini quindi si dà alla letteratura per l’infanzia, pubblicando nel 1933 “Le avventure di Miglio”, che esce a firma della figlia Virginia Chiabov. Disegna anche per il “Corriere dei piccoli”, il “Giornale dei Giochi” e la “Domenica del Corriere”.

Nuovamente arrestato nel luglio del 1940 viene prima internato nel campo di concentramento di Istonio (oggi Vasto) e trasferito poi a Bucchianico (Chieti)- Il 22 dicembre l’internamento viene revocato ma ripristinata la vigilanza. Nel 1943 sfugge all’arresto della polizia di Salò. Nel dopoguerra riprende la collaborazione con l’”Avanti!” e lavora anche per “l’Umanità”, il “Codino Rosso” e il “Sempre Avanti!”. Muore a Milano il 30 dicembre 1948.

Sale espositive

Palazzo Moriggia | Museo del Risorgimento – piano terra, spazi espositivi

via Borgonuovo 23, Milano

martedì – domenica, 9:00 -13:00 / 14:00 -17:30

Lunedì chiuso

Ingresso gratuito

Palazzo Morando|Costume Moda Immagine – primo piano

via Sant’Andrea 6, Milano

martedì – domenica, 9:00 -13:00 / 14:00 -17:30

Lunedì chiuso

Ingresso gratuito

Unione Femminile Nazionale

corso Porta Nuova 32, Milano

lunedì – sabato, 9:00 -13:00 / 14:00 -18:00

Domenica chiuso

Ingresso gratuito

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