Il Governo scricchiola: la maggioranza va sotto in Parlamento

Il governo grillino è a scadenza. Il primo segnale è arrivato oggi. La maggioranza composta dal M5s e dalla Lega è andata sotto in Parlamento. È successo al Senato, dove le commissioni Ambiente e Lavori pubblici stanno votando gli emendamenti al dl Genova e nel dettaglio l’articolo 25 che disciplina il condono a Ischia dopo il terremoto. Decisivo il voto di Gregorio De Falco, eletto a Palazzo Madama dal Movimento 5 stelle. Ma anche quello della senatrice Paola Nugnes che si è astenuta.

A passare è stato l’emendamento 25.12 che chiede di sopprimere la parte per cui alle istanze di condono si applichino le norme della legge 28 febbraio 1985 numero 47. La modifica al decreto Genova è passata con 23 voti contro 22. Tra i voti mancati alla maggioranza quello di De Falco, che ha votato con l’opposizione, e quello di Nugnes, che invece ha optato per l’astensione. Subito dopo il voto la seduta è stata sospesa. L’emendamento è stato presentato dalla senatrice di Forza Italia Urania Papatheu e “mira a evitare che si applichino le norme del condono del 1985 perché le sanatorie del 1994 e del 2003 pongono dei limiti molto più restrittivi rispetto a quello del 1985”.

Esultano Matteo Renzi e il Partito democratico. “Oggi in Commissione il Governo è stato battuto sul condono edilizio. Voglio dire pubblicamente grazie ai senatori Cinque Stelle che hanno avuto il coraggio di votare contro questa schifezza” scrive su Twitter l’ex premier. “Rinnovo l’appello a Conte e Salvini togliete la parte sul condono edilizio di Ischia dal decreto Genova e noi voteremo con voi. Ma stralciate la schifezza del condono. Di abusivismo si muore, basta”.

Ora i tempi per il governo si fanno stretti. “Sicuramente lo votiamo domani. Altrimenti decade, non c’è tempo” spiega Stefano Patuanelli, che è uno dei relatori del provvedimento. Infatti il decreto è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 28 settembre. Deve essere convertito in legge entro il 27 novembre. Palazzo Madama lo approverà domani inserendo una correzione per “sanare” l’emendamento delle opposizioni. Il decreto, però, dovrà poi tornare alla Camera per essere messo ai voti entro quattordici giorni. Senza ulteriori modifiche.

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