La vita finisce quando non hai più un sogno

 

Non è solo la voglia di “ conoscere- sapere “, quella che insistente ogni notte conduce verso nuovi e sconosciuti universi, in cui non mi sento estraneo come qui in questo angolo di terra sfinita giumenta.
La “ Pegasus “ ormeggiata appena fuori dalla finestra, galleggia a mezza aria; è un forte richiamo, una forte tentazione che alla fine mi fa salire a bordo.
Posso così raggiungere il mio “ Altrove ” che persa in qualche sogno dorme sonno profondo, chissà se mi sentirà giungere o se avvertirà la mia presenza nella sua camera da letto, all’impiedi fermo a guardarla.
In compagnia di Euripide, Aristofane e Socrate, continuo il mio viaggio sospesi in una nuvola di silenzio, silenzio che riempie tante pagine di azzurro di una memoria terribile e urgente.
Tu sei quel mio che nasce da una scrittura quotidiana, per più amore, per più vita!
Nasci da un cuore che ti cerca!
“ Aiutami tu” al gorgo di un’alba compiacente riemerge la mia vita come uno scafo affondato da un fondale oscuro, avvampato di sagome errabonde.
Quel mio volerti e quel mio cercarti, uncinano il mio mondo al tuo con millimetrici segnali espressivi tesi a rendere una felicità ferita dall’assenza, dal non poter condividere nulla nemmeno un respiro di vita.
Amare o semplicemente poter amare è anche un bellissimo passaggio da sé all’altra, come ponte tra sponde diverse, di due, che si amano o che si possono amare, che si possono unire nella comune appartenenza di specie. “ Coloro che si amano “ !
E nulla può essere più vero, autentico, di un bacio o di uno sguardo profondo rovesciato negli occhi…
Tu, sei quell’altrove a cui andare, il senso in più che ha di sé la vita… allora si può viaggiare!
Se sarai con me sì che si potrà viaggiare nel corso di ogni esistenza, approdando con la –Pegasus – di continuo ai lidi più distanti dai propri; spostandoci quanto e come si può, anche di poco dai confini dell’universo conosciuto.
Dolce, dolcissimo, tenero, quel ti amo di ogni dì che si veste e già parla di poesia.
E’ tutto qui, tutto in questo verbo, come fosse una canzone.
Dunque quel mio “ ti amo” come un viaggio, come attimo prolungato di fascino e mistero come misterioso è l’amore, fino al punto da diventare colonna sonora di una vita.
Fino al punto da diventare un fatto di coscienza o addirittura un sentimento ancora più grande di noi stessi.
Nella stessa misura in cui l’altrove non è tanto un luogo, quanto Amore!
E allora penso a quando non sarò più in grado di dirtelo,
penso a quando non avrò più un sogno e se non avrò un sogno non ci sarà neanche vita!
Ecco, questo sei tu: il sogno!
Il sogno che tutti dovrebbero avere, per avere vita, per sentirsi uomo o almeno più umano.
E fino a quando avrò questo sogno, avrò vita.
Viaggiare con la “ Pegasus “ diventa allora un sentimento diverso, una maniera di muoversi nel mondo di dentro, di vivere la propria vita al plurale, di andare da sé verso l’altra, scoprendosi sempre più meno intruso, sempre più complice!

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