Il mercato fraudolento delle proteine in polvere

Gli integratori sportivi sono un prodotto immancabile per i body builder, o semplicemente per chi va in palestra e vuole ottenere buoni risultati e un fisico scultoreo e definito. Si tratta di prodotti che negli ultimi anni, in Europa, stanno avendo un vero e proprio boom commerciale. Tra questi, le proteine in polvere sono tra i più diffusi e utilizzati: aiutano a costruire massa muscolare in breve tempo, sopperendo al fabbisogno proteico di un body builder, e vengono assunte di solito tramite frullati dopo l’allenamento.

Eppure, non sempre le proteine in polvere sono efficaci come pubblicizzato dalle case produttrici. Secondo un’indagine pubblicata da Candidlab (uno delle maggiori società indipendenti europee che si occupa dello studio e dell’analisi degli integratori alimentari), molto spesso i produttori mentono sulle reali quantità di proteine contenute nelle confezioni di proteine in polvere. Secondo l’indagine, in media questi prodotti contengono circa il 3,5% in meno di proteine rispetto a quanto riportato sulla confezione. Alcune, addirittura, arrivano a contenerne il 15% in meno (più di 12g in meno in una confezione da 100g, ad esempio). Come se non bastasse, alcuni prodotti rischiano addirittura di essere inutili o dannosi, perché contengono quantità sensibili di amminoacidi di scarsa qualità che riducono di molto l’efficacia delle proteine stesse. Si tratta di un espediente utilizzato per ingannare sulla reale quantità di proteine contenute nel prodotto: questi amminoacidi infatti sulle etichette vengono assimilati a proteine di alta qualità, contribuendo in questo modo alla grammatura totale dei complessi proteici.

Si tratta di un fenomeno, questo, denominato “amino spiking”, che è sempre più diffuso. Anche se i regolamenti relativi agli integratori sportivi promulgati dall’unione europea vietano esplicitamente tale pratica, per i consumatori è estremamente difficile capire se un prodotto contiene effettivamente la quantità di proteine dichiarata. L’obiettivo, naturalmente, è quello di massimizzare il profitto delle aziende riducendo i costi di produzione, e nella maggior parte dei casi la mancanza di agenzie di controllo come Candidlab aiuta a creare un mercato in cui è facile ingannare i consumatori. Senza contare che non esistono organismi ufficiali preposti alla tutela e alla vigilanza su questo particolare tipo di prodotti.

Il mercato delle proteine degli integratori proteici, intanto, è in continua crescita. Solo in Italia, il giro d’affari totale è di oltre 100 milioni di euro, con una crescita stimata di più del 40% nei prossimi anni, fino ad arrivare, secondo le proiezioni, a 150 milioni di euro nel 2022. Merito, certo, della maggior attenzione al proprio aspetto fisico da parte dei consumatori, della sempre più grande diffusione e pubblicizzazione di questi prodotti (spesso sono gli istruttori nelle palestre i primi a incentivare il consumo di integratori). Il giro d’affari, quindi, per i produttori è tutt’altro che marginale, e la rincorsa al guadagno facile è diventata ormai una pratica tristemente diffusa.

Negli Stati Uniti, dove gli integratori proteici sono utilizzati da anni e da un pubblico più ampio che in Europa, la dichiarazione di quantità di proteine superiori a quelle realmente contenute e il fenomeno dell’amino spiking hanno dato il via a una serie di class action milionario che hanno coinvolto i più grandi produttori di alimentazione sportiva statunitensi. In Europa, la situazione è ben diversa. Le tutele per i consumatori da parte delle istituzioni sono poche (o quasi nulle) e i regolamenti vengono facilmente aggirati, con la conseguenza che i monitoraggi degli organismi preposti risultano inefficaci.
Candidlab fa notare come, per aggirare il fenomeno, la prima cosa da fare sarebbe intraprendere una revisione e un aggiornamento delle normative vigenti. D’altronde, la pubblicità ingannevole e le false dichiarazioni su prodotti di questo tipo rischia di provocare danni per la salute di alcuni soggetti. Come fare per rendersi conto di quali sono le marche affidabili in questo settore? Innanzitutto, i consumatori possono fare riferimento all’indagine svolta dall’istituto danese. Inoltre, è bene fare molta attenzione quando si utilizzano integratori proteici. Se un prodotto non sta dando i risultati che dovrebbe, è probabile che non contenga la quantità di proteine che viene pubblicizzata sulla confezione, o che contenga amminoacidi superflui che inficiano l’assorbimento proteico. Purtroppo, al di fuori di un’attenta analisi di laboratorio, non ci sono altri modi per stabilire la reale quantità di proteine.

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