Entusiasmo corale per il concerto del Global Chorus nel giorno della Liberazione

Costruire momenti che hanno un significato sociale, etico, culturale e umano per abitare il presente con una visione e una coscienza impregnate di umanità e di sensibilità verso la condizione dei popoli oppressi. Questo sentimento si è respirato il 25 aprile, con il concerto del Global Chorus che si è svolto all’Auditorium del Liceo classico “Morelli” che ha suscitato un corale entusiasmo. Il coro, formato da migranti e cittadini che vivono nella Locride, è un progetto-laboratorio di accoglienza, integrazione e aggregazione, creato dalla cooperativa sociale Pathos. È stato presentato un repertorio di brani ispirati ai valori umani e ai temi universali della solidarietà e della fratellanza. La manifestazione si è svolta nell’ambito della festa della Liberazione, organizzata dall’Anpi Vibo, dalla segreteria provinciale della Cgil e da Libera Vibo. Un evento che ha saputo creare una particolare intensità emotiva e oltrepassare pregiudizi, muri, confini, limiti. Attraverso queste esperienze si riconosce il più alto senso del proprio cammino: l’incontro con gli altri, con l’altrui “identità-diversità” che appartiene all’intera generazione umana. Protagonisti e artefici persone che vivono con responsabilità e passione la loro “missione” in questa terra.

Lo spirito della Resistenza che ricorre ogni 25 aprile si è tradotto nella “resistenza” contro le ingiustizie, le violazioni, la negazione della dignità e le tante guerre che insanguinano il mondo e massacrano creature innocenti: che hanno come colpa soltanto quella di avere un colore della pelle diverso o di nascere in una terra dove domina il terrore e un regime spietato che lascia spazio solo alla disperazione e alla fuga. Un sentimento che ha pervaso tutti coloro che hanno partecipato al concerto del Global Chorus, che si è svolto nel pomeriggio all’Auditorium del Liceo Classico “Morelli”. Lo hanno messo in luce per primo il presidente dell’Anpi Vibo Silvestro Scalamandré, insieme al segretario della Cgil di Vibo Luigi De Nardo e al referente di Libera Vibo Giuseppe Borrello. Da diversi anni hanno ridato vita a questa importante ricorrenza con l’adesione di partiti che si richiamano alla sinistra storica e varie associazioni. All’appello di Anpi, Cgil e Libera hanno risposto il Partito Democratico, Rifondazione comunista, Sinistra Italiana, Gioventù federalista europea, Centro servizi volontariato, Codacons, Federconsumatori, Associazione Nish, Auser).

Scalamandrè, dopo aver ringraziato per l’ospitalità il dirigente scolastico del Liceo “Morelli” Raffaele Suppa, ha richiamato i valori ereditati dalla Resistenza confluiti nella Costituzione e l’impegno dell’Anpi di Vibo di fronte all’insorgere dei nuovi fascismi. Lo ha ribadito De Nardo nel sottolineare i problemi che attraversa il mondo del lavoro e gli avvenimenti oltre i nostri confini sui diversi fronti di guerra. Memoria e impegno che sono stati riaffermati da Borrello nel suo intervento, rammentando le vittime innocenti delle mafie e l’eco della grande manifestazione del 21 marzo a Vibo; un impegno che vede protagonisti i giovani di Libera come Maria Joel Conocchiella (Segreteria regionale di Libera), la quale ha voluto mettere in relazione la Resistenza dei partigiani a tutti i resistenti che non hanno piegato la testa di fronte alle mafie e alle molte avversità che sono disseminate nei sud del mondo.

Dell’importanza di questo sentimento corale si è fatto interprete mons. Giuseppe Fiorillo (già referente di Libera Vibo) alla fine del concerto. Il sacerdote che è stato alla guida di Libera Vibo per oltre 10 anni, ha rammentato che il 25 aprile è anche la festa di San Marco evangelista, che si fa portavoce del messaggio di “liberazione” di Gesù, per spezzare le tante catene che offendono l’umanità. “Sappiamo – ha osservato mons. Fiorillo – che ci sono tante catene in questo mondo. Gesù ha annunziato l’incontro e l’unità di tutti i popoli. Ma non ci sarà pace finché non ci sarà giustizia, e lo aveva predetto il profeta Isaia. Finché giustizia e pace non si abbracceranno non avremo fratellanza in questo mondo”. Il sacerdote ha osservato che la pace “arriva attraverso gli incontri”, come è avvenuto con il concerto del Global Chorus. E richiamando i seminatori di discordia, ha apostrofato: “Vorrei vedere qui, questa sera, i razzisti, i nazionalisti, che pensano alla razza pura e a difendere i confini della propria terra. Vorrei vederli qui questa sera, di fronte a questi canti, a commuoversi, a pensare che hanno un cuore, perché la terra è di tutti. Tutti siamo fratelli se c’è un dialogo, se c’è un incontro, se c’è una comunità di esperienze”. Infine rivolgendosi al maestro Frascà, alla presidente della cooperativa Pathos Sorace e a tutti i componenti del Global Chorus, ha testimoniato fiducia e un sentimento di gratitudine per il messaggio che hanno saputo offrire: “Grazie per la vostra musica, per il vostro canto, per il vostro coraggio, per il vostro impegno”.

Questa tensione etica, umana e civile ha rappresentato la sfida che si è presentata nel percorso della cooperativa sociale Pathos (opera nel territorio della Locride, con sede a Caulonia) e della presidente Maria Paola Sorace. Il Global Chorus è un’opera in fieri, perché si ricompone in corso d’opera come l’acqua che scorre – simile al Panta Rei di Eraclito – e il tentativo di poter fermare la sua corrente, farla riposare e decantare dopo le onde perigliose che hanno agitato il viaggio dei migranti. Questo percorso di integrazione porta la firma artistica e pedagogica del maestro Carlo Frascà e di tutti coloro che fanno parte del coro (si compone di circa 40 elementi, per la maggior parte immigrati) e che hanno creduto nel valore socio-culturale e umano di questo progetto. Un’epopea dei nostri giorni, come è emerso durante il concerto dal racconto del maestro presentando i diversi brani. Infatti “La rue de la vie” è la strada intrapresa da parte di quelle vite raminghe lungo le strade del mondo che riscoprono la bellezza di ritrovarsi – o riscoprirsi -accomunate in un’unica voce e un unico canto. È il miracolo della musica che supera ogni confine. E fonde le storie personali, le tante sofferte e drammatiche vicissitudini che sono scolpite sui volti di esistenze che hanno deciso di riattraversare la loro vita, come riscoperta di realtà che fanno sentire l’afflato delle emozioni, quando non si sradicano i propri sentimenti, quando non ci si arrende, non si è rassegnati e si resta “esseri umani” e non certo numeri o scarti. In questo cammino si incontrano uomini e donne che ci mettono dentro tanta passione e sensibilità, e al miope e meschino interesse, contrappongono la sacralità della vita, dei diritti intangibili e inviolabili, praticando l’arte del dono e della solidarietà. Tutto questo impegno ha il potere di illuminare il futuro con uno spirito profondamente rivoluzionario, perché è un urlo di libertà e di denuncia contro le ignobili ingiustizie prodotte da un sistema neocapitalistico e neocoloniale che si prostra al dio denaro e che genera “mostri”.
Anche in territori problematici e carichi di “questioni meridionali” come quello della Locride o del Vibonese, ci sono delle esperienze che indicano una via per dare una reale speranza di riscatto alla disperazione che avvolge tanta parte del mondo. Questo accade quando nasce una consapevolezza etica e umana dei fenomeni che spingono milioni di esseri umani a lasciare la loro terra. Così si aprono spazi inaspettati come se lo “spirito dei tempi” reagisse di fronte alle brutture e ai tanti crimini contro l’umanità perpetrati anche dalle cosiddette civiltà democratiche ed evolute (basti pensare alle tante industrie belliche che sfornano ordigni destinati a massacrare esseri innocenti, di cui l’Europa – e l’Italia segue la scia dell’alta classifica – si contende il primato insieme agli Stati Uniti). Non si possono chiudere gli occhi di fronte ad modello economico e produttivo che genera l’accumulo spaventoso di profitti e porta una schiera di plutocrati che non provano alcun rimorso di fronte allo sfruttamento feroce e spietato di interi popoli e comunità, alimentando terremoti sociali, disuguaglianze e nuove forme di schiavitù.

Nel suo intervento introduttivo Maria Paola Sorace ha raccontato come sia nata l’idea due anni fa del Global Chorus. Nel tentativo di creare aggregazione e integrazione, la presidente della cooperativa Pathos ha spiegato che in precedenza si era cercato di trovare altre forme e linguaggi, come il teatro, ma il coro è riuscito a unire le diverse voci, grazie all’incontro con il maestro Frascà. Dopo esperienze significative fuori dalla Calabria, questo musicista che vive a Roccella Jonica, ha deciso di donare la sua arte a questa terra assumendosi la responsabilità artistica, pedagogica e antropologica di animare questo importante progetto, per comporre un mosaico di gente e storie al ritmo delle note, del canto e del racconto. Tanta passione e una sensibilità capace di entrare dentro quelle corde che si portano dentro e dietro diversi accordi, in sintonia con i loro tempi, con la loro condizione. Egli ha messo insieme un racconto carico di echi e corrispondenze, trovando il filo per intessere mondi, biografie e geografie lontane e vicine, nel ritmo con il quale la musica, il canto e le parole si sono incontrate per fondersi e riverberarsi. La sua “narrazione” si impregna di empatia, ma anche dell’arte maieutica, per far partorire un dialogo nelle diverse lingue e culture. Il dono, la solidarietà, il dialogo, diventano la forza per lottare contro le molteplici ingiustizie che vengono inflitte a terre da secoli vittime di un disumano sfruttamento e dominio. Nonostante il delirio di onnipotenza che ha infettato il mondo globale, preda dell’ego e della narcotizzante esibizione narcisistica dei social media che esalta la superficialità e mette in scena le fragilità di una società materialista e individualista, per fortuna ancora esistono e resistono “anime” che conservano questa bellezza umana e spirituale in grado di cogliere il bene negli altri e dare una luce nuova a chi è attraversato da tante ombre, con dei risultati sociali, culturali, artistici che meritano grande attenzione e riconoscimento. È dall’esperienza del Global Chorus che si può invertire, non solo il destino dei tanti disperati, ma anche il destino di comunità, come in Calabria,che soffrono un disagio atavico, e di una disgregazione del bene e del bello, a causa dell’irresponsabilità di coloro che hanno avuto il potere politico ed economico e che hanno messo in atto un furto dei diritti nei confronti delle nuove generazioni, lasciando che la sfiducia, la rassegnazione, l’inquinamento, la corruzione, la criminalità, abbiano la libertà di imperare e contaminare la terra, l’anima e le coscienze.

Nel corso del concerto, il maestro Frascà ha riferito che alcuni osservatori tedeschi hanno chiesto quale fosse il segreto di questo coro, in quanto anche in Germania avevano tentato una esperienza simile, ma senza risultati. La chiave, ha spiegato Frascà, “sta nel coniugare le diverse sensibilità, non nell’imporre i nostri modelli e i nostri tempi”. È importante saper plasmare e praticare l’arte maieutica. La musica e il canto hanno questo potere. Si tratta di trovare il giusto accordo. Ma c’è dentro anche tanto desiderio di sfidare “gli avversi numi”, perché si è animati da una fede nell’essere umano e da responsabilità verso il mondo che ci circonda, e dare una risposta nuova a problemi antichi come quello dell’emigrazione e dell’incontro con le diverse storie e culture. Non certo quella di speculare su fenomeni che creano altra emarginazione, con il proliferare dei luoghi comuni e dei pregiudizi, molto spesso costruiti dai media o per malafede, o per disonestà intellettuale o per bassezza culturale, per veicolare l’immagine di una terra incapace di riscattare una storia segnata e rassegnata al proprio destino irredimibile. Maria Paola Sorace e il maestro Carlo Frascà, attraverso le loro parole, hanno offerto una visione che ribalta la prospettiva su cui si sono costruiti tante sovrastrutture che hanno pregiudicato la sorte di tante persone. La cooperativa sociale Pathos nasce nel 2007 per occuparsi delle emergenze sociali nella Locride. Un impegno che è frutto dell’eredità lasciata dall’apostolato sociale del vescovo di Gerace-Locri Giancarlo Bregantini. Sono circa 70 i soci che fanno parte della Pathos e da quando si è presentato il problema del fenomeno dell’immigrazione, l’attività si è concentrata nell’accoglienza e nell’integrazione, in particolare con i minori non accompagnati. “Noi dobbiamo invertire un problema di carattere antropologico, che ci ha intrappolati in una visione negativa. Invece – ha esortato la Sorace – è importante far uscire il bene che può dare la nostra terra”. In altre parole, mettere in luce le esperienze positive. Come la vicenda di un ragazzo del Senegal, da sette anni in Calabria, SherifAmadou, diventato mediatore culturale (conosce sette lingue), che ha composto una canzone dedicata al padre, cantata dallo stesso autore, intitolata “Papa”. Le parole del testo sono molto intense, drammatiche e cariche di un sentimento nostalgico emotivamente coinvolgente:
“Tu mi dicevi che sono un ragazzo forte e coraggioso
Mi ricordo quando mi dicevi: “un ragazzo forte
sa sempre come gestire la sua vita
sa sempre come cavarsela da solo
sa sempre come è giusto andare avanti
anche senza l’aiuto della sua famiglia

Anche senza la presenza di tuo padre,
che non ce l’ha fatta ed è dovuto andare,
non ti ha abbandonato, non ti ha lasciato:
è solo che il suo cuore si è fermato.

Papà, da quando non ci sei, non ci sei
non so più cosa fare, mi manchi papà.
La vita non mi piace più senza di te,
il mio cuore non ha pace più senza di te.

Papà voglio che tu sappia,
da quando te ne sei andato,
non riesco a smettere di pensarti.
Non c’è un tempo in cui la mia mente
non si è rivolta a te.
Ricordo tutto quello che hai fatto per me,
hai fatto di tutto per non farmi sentire
la morte della mia mamma,
per non farmi sentire la sua mancanza.
Sei stato entrambi per me,
sei stato parte di mamma, parte di papà
Oh Papà pour quoi tu m’a quitter.”
A questi versi cantati seguono quelli recitati, al ritmo rap:
“Papà oggi che te ne sei andato mi sento davvero solo. Mi sento davvero mele…mi sento la mancanza di mia mamma che ho perso quando avevo un mese. Papà mi torna in mente quello che mi dicevi, che sono un ragazzo forte e coraggioso. Papà queste parole che mi hai detto oggi mi aiutano ad andare avanti. Combatterò sempre per andare avanti anche in tuo nome Papà. Papa mi ricordo il giorno quando eravamo in ospedale, mi dicevi che andrà tutto bene, che non devo preoccupare. Invece lo dicevi solo per non farmi stare male. Papà mi ricordo quando mi hai detto che sarò una persona speciale. Grazie Papà.Ti porterò sempre con me,
sempre con me”.
Il concerto del Global Chorus è stato aperto e chiuso dal classico canto partigiano “O bella ciao”.Il programma, oltre a Papa, è stato contrassegnato dai seguenti brani: Freedom, One two three four, Waka Waka, Oh happy day, La rue de la vie e infine una tarantella tipica calabra rivisitata, dal titolo Tringuli e tranguli. Hanno accompagnato il coro, oltre al maestro Frascà, i musicisti Caterina Pizzata (tastiere), Enzo Sorace (percussioni) e Davide Ritorto (armonica).

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