Territorio, Diritti, Lavoro: Intervista a Emanuela Marchiafava

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Domenica 4 marzo si vota in tutta Italia per le elezioni politiche e regionali. Abbiamo intervistato Emanuela Marchiafava, candidata al collegio uninominale per la Camera dei Deputati Lombardia 4-01 (Vigevano-Voghera). “La buona politica? Promette il possibile, difende i diritti, immagina il futuro. Dalla realtà delle periferie alla frontiera delle smart city, governare al meglio si può” afferma la candidata.

Assessore della Provincia di Pavia dal 2011 al 2016, in Assemblea Nazionale del Partito Democratico dal 2011, laurea in Giurisprudenza a Pavia con una borsa di studio Erasmus in Olanda, dalla sua agenzia viaggi per anni Emanuela Marchiafava ha mandato tantissimi pavesi in vacanza in giro per il mondo; poi ha lavorato per i successivi dieci in una multinazionale che produce tegole in Oltrepò. Oggi è un progettista di finanza agevolata a Pavia, ovvero aiuta gli enti locali e le aziende del territorio a progettare azioni da finanziare con i bandi della Comunità Europea, del Governo e delle Regioni. Vicedirettore della rivista iMille.org, cura un blog per IlPost.it.

Domenica 4 marzo si presenta alle urne come candidato uninominale della coalizione di centrosinistra. 

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Buongiorno Emanuela, partiamo con la domanda delle domande: perché si candida?

«Mio nonno Ettore è stato un grande esempio per me e per i miei fratelli. Ha sempre combattuto per i propri diritti. Riuscì a ottenere una cattedra in una scuola pubblica nonostante la sua disabilità. Mi capita ancora oggi di incontrare qualche suo ex alunno che mi chiede se sono la nipote del professore. Ne vado orgogliosa. Si è sempre battuto per ciò in cui credeva e io voglio fare lo stesso, continuando il mio impegno in politica. A partire proprio dai diritti delle persone».

Che cosa significa impegnarsi per i diritti delle persone?

«Chi non vede rispettati i propri diritti non sente più di avere dei doveri. La convivenza sociale si basa sul rispetto dei diritti e dei doveri individuali. È sbagliato darli per scontati. Ce lo ricorda la storia, il fascismo e il nazismo, tornati purtroppo di attualità. Avere a cuore i diritti delle persone significa avere rispetto delle differenze, perché ognuno di noi ha una storia di vita diversa dalle altre da raccontare e da difendere, e il lavoro delle istituzioni e quindi della politica è avere cura della vita delle persone. Il programma di governo del Partito Democratico è incentrato sui diritti delle persone».

Ci faccia allora  un esempio di diritti sui quali volete intervenire.

«I diritti dei padri separati o divorziati. Non ne parla mai nessuno. Nel 2015 il governo Renzi ha introdotto il divorzio breve in Italia, ma bisogna pensare anche ai problemi che nascono dopo un divorzio. Abbiamo allora progettato un fondo per l’aiuto abitativo dei padri in difficoltà, perché aiutare i padri significa aiutare anche i loro figli».

Chi altri bisogna aiutare in Italia?

«Bisogna aiutare innanzi tutto le famiglie. Abbiamo studiato una carta universale dei servizi per sostenere i costi più alti del bilancio familiare. Prevede, tra le altre cose, un assegno mensile per asili e baby sitter, l’aumento dell’indennità di accompagnamento per le persone non autosufficienti, un contributo all’affitto per chi ha meno di 30 anni, un’indennità per due anni per chi rimane senza lavoro e il salario minimo garantito. Non sono soltanto promesse elettorali. Io mi candido perché so che è possibile attuarle e perché so che aiuteranno molte persone».emanuela-marchiafava-elezioni-2018-pavia-impegno-territorio

Di che cosa ha bisogno il nostro Paese per ridare fiducia ai cittadini?

«Ha bisogno di molte cose. Una di queste è una maggiore cura del territorio, e per territorio intendo soprattutto le zone di provincia, i piccoli Comuni. La mia esperienza nel turismo, prima come agente di viaggio e poi come assessora al Turismo della Provincia di Pavia, mi ha insegnato molte cose. La prima: le città e i territori non degradati attraggono di più. Non è una banalità. Avere più attenzione per i singoli territori significa investire nell’industria così come nella cultura e nel turismo; significa nei fatti produrre più lavoro vicino a casa per i giovani, per le donne e per chi ha più di 50 anni, che ha ancora diritto a lavorare. Nei cinque anni di lavoro all’assessorato allo sviluppo economico, turismo e formazione professionale della Provincia di Pavia, siamo riusciti ad arrivare preparati ad appuntamenti importanti come Expo 2015, per cui abbiamo creato un sistema di coordinamento e promozione del nostro territorio come destinazione turistica, collegandolo lungo 4 itinerari turistici costruiti insieme con la Camera di Commercio di Pavia, i comuni, le associazioni di categoria, le istituzioni e le pro loco. Abbiamo valorizzato le produzioni locali con il progetto “Paniere Pavese” e creato il sito e il brand Visitpavia.com. Abbiamo finanziato una scuola per l’autoimprenditorialità e creato un sistema di orientamento alla scelta della scuola superiore per tutti i ragazzi della provincia. Ho fatto tantissime cose senza farmi mai condizionare dal colore politico dei miei interlocutori ma coinvolgendo tutti. Curare con attenzione il territorio significa lavorare alla prevenzione e alla programmazione, che è l’unico modo per ridurre i costi della gestione ambientale da una parte e, dall’altra, ottenere vantaggi strategici, perché quando un territorio viene valorizzato e il suo uso pianificato, è più difficile che ne venga fatto un utilizzo illegale».

Che cosa intende per legalità?

«Intendo innanzi tutto rispetto delle leggi affinché le persone possano vivere e lavorare in una terra sicura dove non ci sia posto per i veleni che inquinano l’ambiente, l’economia e la salute».  

elezioni 2018 voghera casteggio garlasco vigevano lomellinaA proposito di salute, il sistema sanitario nazionale mostra livelli differenti di qualità del servizio se ci si sposta dal Nord al Sud, dal centro alla periferia. Come garantire una sanità pubblica soddisfacente per tutti?

«Quest’anno il sistema sanitario nazionale compie 40 anni; un patrimonio di tutti che va salvaguardato, ma che va anche curato. La cura è prima di tutto economica: dopo i tagli degli anni 2011 e 2012, con il governo Renzi il Fondo Sanitario Nazionale è passato dai 109 miliardi del 2013 ai 113,4 di oggi e, con l’ultima legge di bilancio, si sono allentati i vincoli alle assunzioni di personale ed è stata avviata la stabilizzazione del personale precario. Ma è vero, bisogna fare di più a partire, ancora una volta, dal territorio. Bisogna rivedere la rete ospedaliera in base alle specialità e alla complessità delle cure erogate. Oggi per le malattie gravi il cittadino si sposta lungo la penisola alla ricerca del centro medico d’eccellenza, ma per le patologie croniche e per quelle meno gravi non è la persona che si deve spostare ma sono i servizi che devono essere organizzati sul territorio, dove esistono già ambulatori che potrebbero garantire un’assistenza aperti 7 giorni su 7 per almeno 12 ore al giorno ma che vanno adeguati con una riqualificazione edilizia e tecnologica. La cosiddetta medicina territoriale può ridurre le ospedalizzazioni evitabili e le liste d’attesa per visite ed esami, e può fare campagne di prevenzione: così si abbassano i costi per il sistema sanitario e si risparmiano le risorse a vantaggio dei più bisognosi».

Il lavoro, altro tema forte della campagna elettorale, rimane un problema in Italia. Che cosa intendete fare?

Nella scorsa legislatura il governo Renzi ha introdotto il bonus di 80 euro per i dipendenti con reddito inferiore a 26mila euro. Abbiamo visto che è una misura che funziona e che è stata apprezzata dagli italiani. Abbiamo intenzione di estenderla anche alle Partite Iva e ai Lavoratori Autonomi, categorie professionali troppo spesso trascurate in passato ma che rappresentano l’ossatura produttiva del Paese. Così come serve una politica industriale incentrata su investimenti e competenze, continuando a ridurre le tasse a chi crea sviluppo, portando al 22% le aliquote Ires e Iri sul reddito di piccole e grandi imprese – che il governo Renzi ha già abbassato dal 27,5% al 24% – e aumentando la deducibilità dell’Imu sugli immobili. Dobbiamo far sì che l’Italia diventi un paese più forte e più giusto per tutti. Oggi purtroppo vantiamo record pessimi: migliaia di lavoratori a tempo determinato costretti in turni di lavoro massacranti nel comparto della logistica, giovani che non riescono a comprare casa – e pure gli affitti non scherzano – gli asili che non bastano, le multinazionali che spostano le fabbriche come fossero cassette del Lego. Servono riforme se si vogliono dare risposte migliori ai nuovi bisogni. O a quelli a cui nessuno finora ha prestato ascolto.

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In Italia però pare essere un problema anche soltanto prendere il treno per andare a lavorare…

È vero, servono treni più moderni e collegamenti che funzionano e serve la volontà politica di risolvere i disservizi, i ritardi, gli incidenti che mettono a rischio la vita delle persone ogni giorno. Il trasporto pubblico, insieme con la banda larga, è fra le grandi opere su cui si concentra il programma del Partito Democratico e per cui sono stati trovati già i fondi, ad esempio, per l’acquisto di nuovi treni. Ma serve anche un cambio di prospettiva. Se, per esempio, provassimo a immaginare e a progettare delle vere smart city? Sarebbe sciocco e inutile pensare di trasferire le grandi aziende nei piccoli abitati, ma non lo sarebbe pensare a cittadelle del lavoro, a edifici attrezzati per il lavoro a distanza. Un’autostrada automatizzata, che permetta ai lavoratori della Lomellina, per esempio, di continuare a lavorare per la grande realtà produttiva della metropoli milanese guadagnando però in qualità della vita. E producendo consumi e risorse per il proprio territorio di origine. In altri Paesi le smart city sono già una realtà consolidata da parecchi anni, i finanziamenti europei ci sono, lo verifico ogni giorno con il mio lavoro da progettista di finanza agevolata a Pavia, ma è importante avere la volontà politica e le competenze per vincerli quei bandi.

La Lomellina, Vigevano e Voghera sono territori che meritano un futuro più prospero e hanno le caratteristiche per avviare un processo virtuoso di sviluppo sostenibile, come gli esempi che cito nel mio sito.

Insieme, tutti insieme, possiamo farcela.