Università Popolare di Milano all’attacco: prima sentenza di condanna per chi ha diffamato un membro dell’ateneo

L’episodio risale al 2015. Condanna a 9 mesi e 25mila euro di risarcimento. E 800mila euro sono attesi dalla causa civile.
La Università Popolare degli Studi Milano  ha ricevuto una serie di attacchi mediatici attraverso il web negli ultimi mesi, ma ora passa al contrattacco.
A seguito di alcune campagne diffamatorie nei propri confronti sono però  in molti a reagire, Università Popolare di Milano stessa ed i suoi vertici reagiscono con denunce di querela per diffamazione anche personalmente, uno dei membri di ateneo dell’Università stessa è stato vittima come altri membri del senato accademico infami insulti via Blog, facebook e vari social network. L’Università Popolare ha reagito inoltre con una denuncia di diffamazione sia presso il Miur che presso il CIMEA.
Ma ripercorriamo un attimo la storia di questi ultimi mesi. Su web si fanno spazio alcuni siti internet anonimi, che iniziano a insultare pesantemente l’operato dell’ateneo.
L’Università Popolare di Milano non è l’unica a subire questo genere di attenzioni: sotto attacco anche la LIUC Libera Università di Castellanza Carlo Catteneo e l’Università la Sapienza di Roma (parlando di presunti esami truccati). Addirittura a farne le spese una docente della Bocconi, la prof.ssa Silvia Vianello  professionisti come Rudy Bandiera e istituti privati come  l’Istituto CEFI di Roma. Il sito è un fake registrato con un dominio a Panama a nome di  Antonio Russo, ne abbiamo parlato anche qui.
All’interno del sito si parla anche di una certa “Università della Gente“, l’unica – parte – non diffamata dal titolare del sito. Una Università che non ha alcun valore legale e alcun riconoscimento in Italia. Giudicate voi:
Laurea online gratis tramite l’Università della Gente telematica University of the People UoPeople”  Poi, dopo alcuni giorni dal nostro primo articolo,   presto.news (che assumeva come descritto qui le fattezze di sito svizzero di una radio) ha cambiato “look”.  Lo vedete qui in basso.
il sito web anonimo presto.news

Il nuovo look della home page del sito anonimo presto.news

 

Quale legame c’è tra l’autore e questa University of People senza valore legale? Perché diffama le Università italiane?
ARRIVANO LE PRIME CONDANNE 
La prima sentenza dal tribunale arriva subito e si fa sentire severamente!
Il tribunale di Verbania Condanna a 9 mesi in sede penale e l’esito futuro in sede civile di 800.000€ di danni che il danneggiato, ci informa, che saranno donati per cause di ricerca scientifica. Un momento di grande giustizia e verità si esprime il presidente della Università Popolare di Milano Marco Grappeggia e con felicità della prima vittoria, ricordando che anche le cause contro alcuni social media e istituzioni sono tutte in essere ed in fase di indagini riservate preliminari.

Approda in tribunale a Verbania un caso dunque che interessa molti utenti dei social network, dove è facile che in una discussione si trascenda e si vada oltre il lecito.  Ci è voluto tempo (circa due anni) ma alla fine Il tribunale ha condannato a nove mesi una persona che aveva insultato pesantemente su Facebook uno dei membri di ateneo dell’Università Popolare, e adesso l’offeso gli ha chiesto 800mila euro di risarcimento.
INSULTARE SU FACEBOOK O SU UN BLOG E UN REATO PENALE 

In questo caso sono commenti che restano pubblici e pubblicati. Succede nello spazio  “virtuale” (si fa per dire)  di Facebook ma ora la controversia ha avuto esito giudiziario nelle aule del tribunale di Verbania.

Leggi anche: Hai un falso profilo su Facebook? Rischi fino a un anno di reclusione

La vicenda inizia nella primavera 2015, quando si legge nella sentenza  «Sul suo profilo ha postato post diffamanti a sfondo pornografico. Prima ha iniziato a contattare persone dalla mia pagina facebook, chiedendo “l’amicizia” anche a titolari di poliambulatori con cui collaboro. Poi il 2 settembre ha postato di insulti contro di me. I post sono rimasti visibili 19 giorni, prima della rimozione».

Dopo aver cercato di ottenere la rimozione delle frasi offensive, la vittima si è rivolto alla Polizia Postale di Varese per diffamazione aggravata a sfondo sessuale: la vicenda è stata poi trasmessa alla Procura di Verbania. «Mi ha anche danneggiato pesantemente nella professione, facendomi perdere anche un contratto universitario internazionale».

In sede penale la persona che ha diffamato  è stato condannato a 9 mesi, come riportano alcune testate giornalistiche, con una provisionale di 25mila euro. Resta da definire l’esito in civile. La richiesta di risarcimento «per danni morali, degradazione professionale» è in totale di 800mila euro. Una vicenda che ricorda le responsabilità personali nell’uso dei social network e che segnala anche i problemi con cui i professionisti hanno a che fare, nella tutela del proprio lavoro.

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Ma le cose non sono finite: in pendenza ci sono altri siti web come Presto.News, che sotto anonimato come abbiamo anticipato diffama pesantemente alcuni atenei danneggiandone l’immagine. Come ha parlato già diffusamente il Quotidiano Nazionale La Prima Pagina e altre testate.
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Insomma, tutti fanno errori. Ma sul web bisognebbe fare molta attenzione alla condivisione di qualsiasi messaggio, notizia o contenuto multimediale, che potrebbe fare il giro del mondo e diventare oggetto di discussione.
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Bufale e sondaggi fasulli sono costantemente condivisi sui social media.. Le maggiori piattaforme web come Facebook, Google, Apple, Twitter, Whatsapp e Reddit stanno cercando di attuare misure concrete per frenare la disinformazione.
Nell’attesa le singole istituzioni stanno passando all’attacco. E su questo il Presidente dell’Ateneo coinvolto è molto chiaro: “Invito a moderare i termini e a pensare prima di scrivere fesserie”.

PER SAPERNE DI PIÙ SU GIUSEPPE MACARIO

Per saperne di più sul personaggio che credendo di essere protetto dall’anonimato diffama persone e enti ed è stato scoperto, rintracciato  denunciato. Il suo nome, Giuseppe Macario, è sappiamo da fonti certe che il suo nome è già sul tavolo di FBI e in Italia della procura.

Il suo sito cambia nome continuamente. a  Presto Neews è diventasto “evidence based review” (ed è di proprietà di GIUSEPPE MACARIO, un  misogino e stalker verso donne e razzista verso persone di colore).

È stato realizzato online un sito che spiega correttamente tutte le operazioni criminali svolte nel corso dell’ultimo anno da  questo personaggio.

Presto.news SCAM Giuseppe Macario FRAUD
PRESTO.NEWS SCAM GIUSEPPE MACARIO PRETENDING TO BE PROFESSOR CYBERSTALKING STUDENTS AND WOMEN

 

9 su 10 da parte di 34 recensori Università Popolare di Milano all’attacco: prima sentenza di condanna per chi ha diffamato un membro dell’ateneo Università Popolare di Milano all’attacco: prima sentenza di condanna per chi ha diffamato un membro dell’ateneo ultima modifica: 2017-06-17T14:10:40+00:00 da Redazione
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