Soppressione della TIN all’ASP di Crotone. Decisione assunta dal Commissario Scura di concerto con i pediatri calabresi

ospedale san giovanni di dioDi fronte a continue decisioni negative che si prendono nei confronti della sanità calabrese ed ancora di più nei confronti della struttura sanitaria crotonese, la domanda che i cittadini di Crotone si pongono è: “il piano di rientro sanitario avrà un termine oppure la politica del rientro deve continuare finché non sarà chiuso del tutto l’Asp crotonese? Il nuovo commissario dell’Asp di Crotone, dott. Sergio Arena, che ruolo svolge nella struttura giacché le decisioni che riguardano la sanità di Crotone si prendono altrove?”

Non solo i cittadini, anche il Pd crotonese fa presente ciò che sta succedendo al San Giovanni di Dio a proposito della TIN.

“Ci lascia a dir poco basiti la decisione assunta dal Commissario alla Sanità, Scura, di concerto con i pediatri calabresi, di consentire solo agli ospedali Hub di mantenere attivi i reparti di TIN (terapia intensiva neonatale), giustificata sulla base di un “notevole risparmio” e della “garanzia delle gestanti di partorire in strutture ospedaliere attrezzate”. Ci preme intanto sottolineare che i tagli effettuati in ambito sanitario non coincidono quasi mai con la garanzia di servizi qualitativamente più elevati, figuriamoci poi se, proprio nel momento in cui sembrava che per il reparto di TIN dell’ospedale di Crotone si stesse lavorando nella giusta direzione, a tagliare le aspettative dell’utenza crotonese è intervenuta questa inopportuna decisione. Non consentire ad ospedali come quello di Crotone, che per tanti anni hanno avuto proprio nei reparti di Neonatologia e TIN delle riconosciute eccellenze, che hanno dato garanzia di qualità non solo alla Calabria, ma anche alle regioni confinanti, significa non operare secondo il bene dei cittadini e dei loro territori. La professionalità acquisita dal personale di Crotone ha fatto si nel corso degli anni che la mortalità per i nati prematuri al San Giovanni di Dio fosse ben al di sotto della media nazionale, dunque il reparto TIN di Crotone è sempre stato garanzia di cure competenti e qualificate.

Una decisione tanto negativa per il territorio crotonese, per la sua utenza, proprio in un settore come quello sanitario in cui, onestamente, Crotone sentiva di essere in credito nel contesto calabrese dopo aver dovuto rinunciare a tanto nel corso degli ultimi anni, fa male due volte, perché ad assumerla non è stato solo un tecnico costretto a tagliare per risparmiare, ma a sottoscriverla ci sono stati anche dei medici, anche di Crotone, quelli che dovrebbero vivere la loro professione come una missione, quelli che al di sopra di tutto dovrebbero mettere la salute dei pazienti, quelli che dovrebbero conoscere meglio di chiunque altro il rischio per i piccoli prematuri di effettuare viaggi verso altre città in strutture che ad oggi sono state rese sature. Perché potenziarne alcune a scapito di altre e di interi territori? Forse perché quel rischio a dirla tutta lo conoscono bene, anzi meglio, i neonatologi rispetto ai pediatri sottoscrittori di quel documento, o forse perché altre logiche guidano scelte che non hanno ricadute per nulla positive sulla sanità crotonese.

Ci sembra di vedere un film già visto per la verità, un film in cui il ruolo del protagonista-vittima lo gioca sempre l’ospedale di Crotone, colpevole di ritrovarsi in un territorio dove anche le cose buone rischiano di non emergere a livelli più alti. L’appello che si leva forte dal PD di Crotone, che già in passato ha pubblicamente denunciato l’opportunità oltre che la necessità di rivedere la decisione che ha portato alla soppressione della TIN, sottolineando come la logica della razionalizzazione dei costi non ha portato i frutti sperati, è quello di rivedere la decisione secondo cui la Terapia intensiva neonatale non troverà spazio nell’ospedale di Crotone, una scelta che è mortificante per un intero territorio che in quel reparto ha dimostrato di avere importanti professionalità, una scelta infelice per i piccoli pazienti e le loro famiglie, una scelta insomma che penalizza tutti!”

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