Brera racconta il primato del disegno nella tradizione artistica italiana

“Un formato sempre più consolidato, quello di affiancare i propri capolavori a opere provenienti da tutto il mondo per consentirne una lettura più approfondita e affascinante, fa di questa mostra sul disegno un appuntamento culturale fondamentale di ExpoinCittà – ha dichiarato l’assessore alla Cultura Filippo Del Corno -. Così come a Palazzo Reale, dove Leonardo traccia con la sua mano ‘il disegno del mondo’, da domani anche a Brera si potrà comprendere la genesi di molte opere e capolavori, dal Rinascimento al Novecento, da Tintoretto a Boccioni, da Hayez a Segantini. Prestiti importanti da prestigiosi istituti d’arte e cultura, a partire dal civico Gabinetto dei Disegni del Castello Sforzesco che presta otto splendidi disegni di Cambiaso, Appiani, Bossi, Hayez, Boccioni, Modigliani e Carrà”. Così ha dichiarato l’assessore alla Cultura stamane alla presentazione della mostra “Il primato del disegno. I disegni dei grandi maestri a confronto con i dipinti della Pinacoteca di Brera. Dai Primitivi a Modigliani”, aperta alla Pinacoteca di Brera fino al 19 luglio 2015.

La Pinacoteca di Brera, grazie al suo legame con l’Accademia di Belle Arti, istituzione che in epoca neoclassica ha sostenuto la grande tradizione del disegno, conserva anche un ricco  Gabinetto di Disegni. Un’importante selezione di tali opere su carta di Brera viene proposta in mostra accanto a prestigiosi prestiti dalle più importanti collezioni pubbliche italiane e straniere: dal  Gabinetto dei Disegni del Castello Sforzesco,  dal Louvre, dall’Albertina di Vienna, dal Metropolitan Museum, dalla Morgan Library, dagli Uffizi e  ecc.

Il tema dell’esposizione è l’arte del Disegno come strumento fondamentale per leggere e comprendere la pittura e raduna infatti esemplari scelti espressamente perché strettamente correlati ai quadri della Pinacoteca.

Il confronto fra opere su carta e opere su tela (o tavola), molte delle quali espressioni cruciali della storia dell’arte italiana, permetterà di comprendere il rapporto tra la fase dello studio preparatorio e la stesura finale. La mostra si prefigge infatti di dimostrare come il disegno, dal Trecento al Novecento, sia costante fondamentale per la genesi dell’opera pittorica. Insignita da Giorgio Vasari di un ruolo prioritario rispetto alle altre arti, pittura, scultura e architettura, l’arte del Disegno fin dal XVI secolo ha rappresentato un momento fondamentale per la formazione degli artisti (come conferma l’aneddoto di vasariana memoria del giovane Giotto intento a disegnare una pecora).

L’itinerario espositivo ripercorre cronologicamente la storia delle scuole pittoriche italiane, a partire dai rarissimi esempi pisanelliani e di Stefano da Verona, e dalla straordinaria stagione della pittura veneta del Rinascimento, in cui Mantegna, Giovanni e Gentile Bellini, affrontano prospettiva e interesse per la natura e utilizzano il disegno come strumento di indagine della realtà.

Segue una sezione dedicata a Leonardo e i Leonardeschi, fondatori in Lombardia di una vera e propria scuola del disegno: come per i dipinti del maestro, anche i disegni esposti mostrano un arricchimento di valori quasi cromatici, di sfumati e di effetti luministici.
La rappresentazione dello spazio secondo la visione bramantesca compare in mostra grazie agli esempi di Bramantino, Gaudenzio Ferrari e Bernardino Lanino, nelle loro figure tendenti alla geometrizzazione.
Grazie a prestiti prestigiosi si è potuto riunire accanto all’unico disegno preparatorio conosciuto per lo Sposalizio della Vergine di Raffaello, proveniente da Oxford, una serie di maestri raffaelleschi e manieristi fino a Parmigianino e Salviati, in un excursus che dalle forme pittoriche del primo Rinascimento giunge fino alla linea forzata dei grandi del tardo Cinquecento.

Completano il panorama del XVI secolo la scuola pittorica veneziana, rappresentata da Tintoretto e Paolo Veronese, e gli altri casi significativi dell’Italia settentrionale: Luca Cambiaso, noto per i suoi effetti di luce, e i Campi, maestri del realismo più naturale. Un capitolo speciale è dedicato a Federico Barocci, che per la sua attenta osservazione del vero, per la cura quasi maniacale per il disegno preparatorio, segna il passaggio verso l’epoca moderna.

Il Seicento è rappresentato da diverse realtà geografiche: a Bologna la fondazione dell’Accademia degli Incamminati, da parte del Cardinal Paleotti, costituisce il primo esempio in Italia settentrionale di insegnamento basato sul disegno. In mostra compaiono gli importanti e rarissimi cartoni di Ludovico Carracci e Guido Reni, di proprietà della Pinacoteca e generalmente non visibili al pubblico. Conclude il secolo un interessante confronto con un disegno barocco di Pietro da Cortona.
La sezione del Settecento è dedicata alla pittura, e di conseguenza al disegno, di genere; Giuseppe Maria Crespi, Londonio, Piazzetta, Canaletto e Guardi introducono alla pittura aneddotica, alla “pittura di carattere” e al vedutismo.

L’epoca neoclassica è rappresentata da raffinate opere di Giuseppe Bossi e da un interessantissimo confronto fra un affresco strappato e il disegno preparatorio corrispondente di Andrea Appiani, entrambi di grandissimo formato.
Grazie ad alcuni esemplari su carta di Hayez e Fattori si prende in esame l’Ottocento ed in particolare la visione romantica del Bacio, da un lato, e del realismo imperturbato e poetico, dall’altro.

L’autoritratto di Segantini introduce invece al disegno del Novecento. Oltre alle opere costruite tradizionalmente basandosi sul disegno, da Boccioni, Modigliani, Carrà, Morandi, Sironi, Giacometti, Licini, il Novecento propone altre infinite possibilità, dalle avanguardie storiche, alla linea grafica come espressione del tormento umano del secolo.

Oltre al percorso storico la mostra permette anche di addentrarsi nelle dinamiche di bottega degli artisti, di notare come un disegno poteva anche essere assunto come prova di contratto (Barocci), o poteva essere riutilizzato più volte (Francia) come cartone preparatorio ripetibile (Carpaccio), permette di osservare quanto spesso gli artisti disegnassero sul retro dei dipinti, tracciando figure e profili, vere e proprie prove di grande creatività, mai prima esposte al pubblico (Pietro Alemanno). Ma si scopre anche come gli artisti rielaborassero i disegni anche poco dopo l’esecuzione del dipinto, considerandoli concettualmente autonomi rispetto alla pittura (Morandi), o infine come elaborassero monocromi come documento di bottega, materiale di riferimento per conservare la memoria e i modelli, per un teatro degli affetti destinato a commuovere ancor più di un’opera dipinta (Giovanni Bellini).

Pinacoteca di Brera
via Brera, 28 – Milano
(accesso disabili da via Fiori Oscuri, 2)

Orari
8.30-19.15 da martedì a domenica
(la biglietteria chiude alle 18.40)
chiuso lunedì

Biglietti
Intero € 10.00
Ridotto € 7
Abbonamento 2015 € 25.00 (ingresso a Pinacoteca e mostre fino al 10 gennaio 2016)
Gratuito: ogni prima domenica del mese

Prenotazioni
Per gruppi, scuole e singoli
tel. 02 92800361
www.pinacotecabrera.net

Attività didattica
Servizi educativi della Pinacoteca di Brera
tel. 02 72263.219/262
www.brera.beniculturali.it/Servizi educativi

Informazioni
Ufficio Mostre ed Eventi
tel. 02 72263.259 – 266
sbsae-mi.brera@beniculturali.it

9 su 10 da parte di 34 recensori Brera racconta il primato del disegno nella tradizione artistica italiana Brera racconta il primato del disegno nella tradizione artistica italiana ultima modifica: 2015-05-10T02:58:45+00:00 da Redazione
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