Quando Enrico Fermi abbandonò l’Italia per le leggi razziali

Il nome di Enrico Fermi, uno degli scienziati più noti al mondo, è strettamente legato a Pisa. Nato a Roma il 29 settembre 1901, iniziò a dedicarsi allo studio della fisica quando aveva solo quattordici anni, affrontando lo studio sul trattato di novecento pagine in latino Elementorum Physicae Mathematicae del padre gesuita Andrea Caraffa. Nel 1918 partecipò al concorso per essere ammesso alla Scuola Normale Superiore di Pisa, dove stupì la Commissione per la sua straordinaria preparazione fisico–matematica. A Pisa trascorse gli anni universitari approfondendo, essenzialmente da autodidatta, lo studio della relatività generale e del calcolo tensoriale, della meccanica quantistica , della fisica atomica.

Fra il 1919 ed il 1923 studiò la relatività generale, la meccanica quantistica e la fisica atomica. La sua preparazione in meccanica quantistica raggiunse livelli talmente elevati che Luigi Puccianti, direttore dell’Istituto di Fisica presso la Scuola Normale, gli chiese di organizzare alcuni seminari sul tema. Il 4 luglio del 1922 Fermi si laureò all’Università e il successivo 7 luglio si diplomò alla Normale; in entrambi i casi ottenne la magna cum laude.

Nel 1931 arrivò all’Istituto di Fisica di Roma e, su incarico del direttore Corbino, organizzò un moderno laboratorio di spettroscopia atomica e molecolare, basandosi sull’esperienza di Rasetti e di nuovi giovani che vengono reclutati a questo scopo: Amaldi, Segrè, Pontecorvo.

Nel 1938 fu insignito del Premio Nobel per la scoperta di numerosi elementi radioattivi e del meccanismo di rallentamento dei neutroni: da Stoccolma Fermi passò in Inghilterra e da lì si imbarca sulla Motonave Franconia; sta andando negli USA per un periodo di studio su invito della Columbia University. Ma stava lasciando l’Italia per sempre: la situazione europea, con l’annessione dell’Austria da parte della Germania nazista, cominciava a degenerare rapidamente. Nel luglio 1938 cominciò anche la campagna antisemita in Italia con la pubblicazione del manifesto della razza e le successive leggi razziali: la moglie di Fermi, Laura Capon, era ebrea, pertanto soggetta alle persecuzioni razziali imposte dal regime, così Fermi e la moglie decisero di lasciare l’Italia.

Lettera avanzi

Fermi tornò brevemente in Italia nell’estate del 1949, per partecipare ad una conferenza sui raggi cosmici che si tenne a Como ove ebbe modo di rivedere alcuni colleghi tra i quali Amaldi, Bernardini, Pontecorvo, Segrè. Dopo la conferenza, organizzate dall’Accademia dei Lincei, Fermi tenne anche alcune lezioni a Roma e Milano. Fermi tornò nuovamente in Italia, per l’ultima volta, già gravemente malato, pochi mesi prima di morire, nel 1954 per tenere una lezione a Varenna presso Villa Monastero, sul lago di Como. Fu proprio a Varenna che Enrico Avanzi, allora Rettore dell’Università di Pisa, che fu chiesto a Fermi un suggerimento su come investire la somma di 150 milioni di lire erogata in favore dell’Università di Pisa dalle province e dai comuni di Pisa, Lucca, Livorno. Enrico Fermi suggerì di acquistare una macchina calcolatrice elettronica. Fu l’inizio della realizzazione della C.E.P. la calcolatrice elettronica pisana tappa fondamentale della storia dell’informatica.

9 su 10 da parte di 34 recensori Quando Enrico Fermi abbandonò l’Italia per le leggi razziali Quando Enrico Fermi abbandonò l’Italia per le leggi razziali ultima modifica: 2015-01-27T11:56:07+00:00 da Redazione
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