A Trieste tratti, ritratti e sogni

Si  inaugura oggi a Trieste, al Magazzino delle Idee, alla presenza di autorità e  numerosi ospiti la mostra Tratti, ritratti e sogni. Per Alberto. 60 fotografie di Fulvia Pedroni Farassino, affettuoso omaggio che Fulvia Farassino, fotografa professionista, rivolge al marito Alberto, critico, esperto di cinema e giornalista di Repubblica.
Il cinema e la fotografia, tra le diverse espressioni artistiche – ha ricordato la Presidente della Provincia di Trieste – hanno avuto una particolare rilevanza nella recente storia di Trieste caratterizzando, anche per la presenza di studiosi e personalità di primo piano, il patrimonio di quest’area attraversata da lingue e culture diverse cui proprio la declinazione visiva della macchina da presa o dell’obiettivo ha assicurato un’immediata, diffusa e tangibile, perché riconosciuta e riconoscibile, dimensione europea. I tanti festival che si organizzano di anno in anno in città danno corpo e sostanza a questa natura lambendo terre e confini sempre diversi.
In questo quadro è stata pronta ed entusiasta la risposta dell’Amministrazione alla proposta dell’Associazione Casa del Cinema di Trieste di portare, dopo la tappa al Museo Nazionale del Cinema di Torino, la mostra Tratti e ritratti. Per Alberto, anche a Trieste. Le foto realizzate da Fulvia Pedroni Farassino narrano, con empatica efficacia, tanti festival nei quali Alberto Farassino ha offerto il suo acuto giudizio critico. Accanto a questi scatti – ed ecco la novità rispetto all’esposizione della Mole Antonelliana – i più intimi fotogrammi del ciclo Sogni evocanti la dimensione più intima e personale”.
Il percorso espositivo.  La mostra si compone della sezione Tratti e Ritratti  gruppo di 33 ritratti, fotografie scattate da Fulvia Farassino ad attori, registi, protagonisti assoluti del mondo del cinema internazionale da Sergio Leone a Wim Wenders, Sean Pean, Betty Davis, Dustin Hoffman. Si tratta di scatti realizzati nel corso dei grandi festival internazionali o durante i backstage. Figure di protagonisti con cui Alberto Farassino si è confrontato e ha scritto. Un percorso personale che diviene anche narrazione storica. “Sebbene lavorassimo per due testate diverse, sovente ci si occupava dello stesso personaggio – racconta  Fulvia Farassino –  e lui era lì, dentro la sala, e io ero fuori, a cogliere le immagini private, sulla base dei suoi racconti”. “I festival erano anche un modo e un momento per ritrovarsi, lì eravamo una coppia, liberi, era, paradossalmente, un momento tutto nostro, di grande intimità personale e professionale”. La serie di fotografie, tutte realizzate tra il 1980 e il 2007, sono già state esposte al Museo del Cinema di Torino, per celebrare il decennale della morte del critico.
Scrive il curatore Cesare Colombo:  “Dai suoi esordi ottocenteschi, e fino a cinquant’ anni fa, il ritratto ripreso da un fotografo professionista in atelier ha conosciuto mille valenze simboliche. Ha permesso a noi stessi di vederci – non solo allo specchio – e giudicare il nostro stesso volto. Di indagare volti a noi sconosciuti, e di riconoscere nei volti già noti una nostra valutazione dei soggetti. La visione di un foto ritratto oscilla sempre – per chi osserva – tra l’ immedesimazione… e la scoperta, la comprensione del carattere del titolare di quel volto. Ma ogni sforzo sembra fermarsi alle soglie di un enigma. Ogni sguardo, in certa misura, ci tradisce, e i volti più aperti restano, allo stesso tempo, i più chiusi. Fulvia Pedroni Farassino fotografa professionalmente – dalla fine degli anni Settanta – i protagonisti del cinema, del teatro, della tv: sulle scene, sui set, nei momenti di pausa, negli incontri con la stampa, alla ribalta dei festival. O infine nei brevi momenti di assorta solitudine.  Tra le migliaia di riprese giacenti nel suo archivio, ha voluto fare una scelta netta, per questa mostra dedicata alla memoria di suo marito Alberto, figura non dimenticata di storico e critico di cinema. Ha voluto cioè privilegiare momenti ed espressioni non ufficiali, non promozionali, non risaputi. Fulvia tenta cioè di smontare la convenzione che circonda e protegge le star: l’ obbligo di confermare in chi osserva i caratteri più risaputi, costruiti lungo non brevi carriere. Probabilmente, gli editori e i giornalisti delle testate committenti esigevano da Fulvia Farassino una compilation di conferme visive: Benigni clown surreale, Chiari playboy cordialone, Kidman algida e distante. Ma lei aveva catturato anche altro nella sua camera, con continue fulminee decisioni di scatto. Aveva dribblato il sorriso stereotipo, aveva cercato e trovato altre inquadrature, con una maggior immediatezza rivelatrice. E stavolta sono qui proposti, appunto, quei fulminei attimi spiazzanti. Nubi o luci impreviste sui volti, involontari tic, che riportano a possibili ‘verità’ alternative. Ma attenzione: quello che noi crediamo di vedere, o di scoprire, si rivela anche come una parte di noi stessi. Nel gioco degli sguardi, non solo Fulvia, ma ognuno di noi mette in gioco una propria interpretazione, che è anche una inconscia confessione. Non sarà forse questa  – per ognuno di noi – anche una serie di possibili autoritratti?”.
Nelle sale del Magazzino delle Idee trova spazio un secondo percorso i Sogni di Fulvia Farassino, immagini che nascono dall’elaborazione del lutto per la perdita del marito nel marzo del 2003 che viene descritta dalla stessa così:  “Finché morte non vi separi”… aveva detto il prete trent’anni prima. È arrivata, troppo presto. Questo è un viatico, per mio marito, e per me. Per due anni, dopo la sua morte, la notte venivo visitata da sogni ricchi di immagini, suoni e rumori. Vividi. Case con lavori in corso, case che si disgregavano, case sospese senza fondamenta che urlavano; e poi strade che percorrevo in bici, in macchina, in tram… Al mattino trascrivevo l’esperienza della notte su un diario. Da fotografa, mi chiedevo come avrei potuto fotografare quei sogni. La fotografia poteva catturare la materia dei sogni? Un bel giorno di maggio, in Liguria, mentre provavo un flash, ecco la risposta: potevo usare la tecnica del mosso, combinata con lo zoom e il flash. Cominciai a scattare febbrilmente, sull’onda dell’emozione. Il materiale me lo forniva la natura, nella quale mi ero rifugiata. Guardavo un fiore, una pianta, una finestra, una luce e, seguendo un ritmo interiore, scattavo. Gli occhi vedevano, l’obbiettivo accompagnava con piccoli movimenti e raccontava le emozioni dei sogni. Ho impiegato due giorni e mezzo per realizzare il nucleo principale del lavoro fotografico. Ma sentivo che mancava qualcosa che rendesse il mio lavoro un’opera completa. Ciò è diventato realtà grazie all’incontro con Thomas Rosenfeld che, lasciatosi catturare dalle mie immagini, con i suoi suoni e la sua musica ha dato una voce a Sogno.  È iniziata così una preziosa collaborazione che ci ha portati al montaggio del video proiettato per  la prima volta nell’ambito della mostra organizzata, grazie alla Galleria Blanchaert, nel giugno 2009 presso l’antico Oratorio della Passione della Basilica di Sant’Ambrogio in Milano.
Iniziative collaterali. La mostra si arricchisce di una serie di appuntamenti curati dell’associazione Casa del Cinema di Trieste. Si tratta di una rassegna di film provenienti dall’archivio della  Mediateca de La Cappella Underground, otto appuntamenti, tutti ad ingresso gratuito fino ad esaurimento di posti,  che hanno luogo presso l’Auditorium del Magazzino delle Idee, la Mediateca de La Cappella Underground e il Teatro Miela (entrambi in piazza Duca degli Abruzzi n. 3.)
Ecco nel dettaglio il programma:
Venerdì 16 maggio – ore 17.30
Auditorium Magazzino delle Idee
L’aria serena dell’Ovest (Italia, 1990, col., 110′)
regia Silvio Soldini, con Ivano Marescotti, Fabrizio Bentivoglio, Antonella Fattori, Barbara Valmorin
Giovedì 22 maggio – ore 17.00
Mediateca La Cappella Underground – Casa del Cinema di Trieste
Nick’s Movie – Lampi sull’acqua (Germania/USA, 1980, col., 91′)
regia Wim Wenders, Nicholas Ray,  con Nicholas Ray, Wim Wenders, Susan Ray, Timothy Ray, Gerry Bamman. Versione originale s/t italiano
Domenica 25 maggio – ore 17.30
Auditorium Magazzino delle Idee
Tristana (Spagna, 1970, col., 105′)
regia Luis Buñuel,  con Catherine Deneuve, Fernando Rey, Franco Nero
Giovedì 29 maggio – ore 17.00
mediateca La Cappella Underground – Casa del Cinema
Il Disprezzo (Le Mépris, Francia/Italia, col., 103′) di Jean-Luc Godard
con Brigitte Bardot, Michel Piccoli, Jack Palance, Fritz Lang. Versione originale s/t italiano
Venerdì 30 maggio – ore 17.30
Auditorium Magazzino delle Idee
Gli uomini, che mascalzoni… (Italia, 1932, b/n, 65′)
regia Mario Camerini, con Vittorio De Sica, Cesare Zoppetti, Lia Franca, Aldo Moschino, Pia Lotti, Silvio Bagolini
Martedì 3 giugno – ore 20.00
Teatro Miela
Il matrimonio di Maria Braun (Die Ehe der Maria Braun, Rft, 1978, col., 120′)
regia Reiner Werner Fassbinder, con Günter Lamprecht, Ivan Desny, Hanna Schygulla, Gisela Uhlen. Versione originale tedesco s/t italiano
Giovedì 5 giugno – ore 17.00
Mediateca La Cappella Underground – Casa del Cinema
Dov’è la casa del mio amico  (Khaneh-ye dust kojast?, Iran, .1987, col., 85′)
regia Abbas Kiarostami, con Babak Ahmadpoor, Ahmad Ahmadpoor, Khobadakhsh Defai, Iran Otari, Ayat Ansari
Venerdì 6 giugno – ore 17.30
Auditorium Magazzino delle Idee
Storia immortale (Une histoire immortelle, Francia, 1968, col., 58′)
regia Orson Welles, con Jeanne Moreau, Roger Coggio, Orson Welles

Tratti, ritratti e sogni è un evento promosso dai Servizi culturali della Provincia di Trieste e  sostenuto dalla Fondazione CRTrieste che da tempo segue la programmazione del Magazzino delle Idee. Un plauso particolare all’Associazione Casa del Cinema di Trieste,  partner fondamentale della rassegna e degli eventi collaterali.

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