Le indagini, avviate nel febbraio 2012 dai Carabinieri della Sezione di Polizia Giudiziaria della Procura, hanno consentito di ricostruire un meccanismo di distrazione e successiva appropriazione indebita di denaro pubblico, di circa 500 mila euro, fatto confluire sui conti correnti personali degli arrestati, anziché su quelli di appoggio delle imprese che avevano fornito beni e servizi alla Regione.
Gli arrestati, dipendenti regionali ed imprenditori, sono ritenuti responsabili a vario titolo di peculato, truffa aggravata nei confronti dello Stato, turbata libertà degli incanti, falsità materiale e ideologica.
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