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Centotrent’anni dopo la sua prima rappresentazione, Cavalleria rusticana torna a interrogare il presente con la forza di una storia che sembra non aver perso nulla della propria attualità. Il capolavoro di Pietro Mascagni, tratto dalla novella di Giovanni Verga, sarà in scena al Teatro Massimo di Palermo dal 12 al 20 settembre, inaugurando la seconda parte della stagione lirica 2025-2026.
Al centro dell’opera c’è una Sicilia rurale di fine Ottocento attraversata da passioni, tradimenti, gelosia e un’idea dell’amore strettamente legata al possesso e all’onore. Una dinamica che, a distanza di oltre un secolo, trova inquietanti corrispondenze nella cronaca nera contemporanea, dove il rifiuto e la fine di una relazione possono ancora trasformarsi, nella mente di chi non accetta la perdita, in una pretesa di controllo sull’altra persona.
È proprio questa relazione tra il dramma verista e le inquietudini del presente a caratterizzare il nuovo allestimento del Teatro Massimo. Sul podio dell’Orchestra e del Coro del teatro ci sarà il maestro palermitano Gaetano d’Espinosa, mentre la regia è affidata a Marco Gandini. Le scene sono firmate da Italo Grassi, i costumi da Francesco Zito e le luci da Marco Filibeck. Assistente alla regia è Jesus Noguera.
La produzione mantiene il legame con l’immaginario siciliano dell’opera, ma lo rilegge attraverso un linguaggio scenico contemporaneo. La piazza, la locanda di Mamma Lucia e la chiesa, ispirata alla Cattedrale di San Giorgio di Ragusa Ibla, costruiscono lo spazio nel quale prende forma la tragedia di Turiddu, Santuzza, Lola e Alfio.
«Affrontare Cavalleria rusticana in Sicilia, dove ha origine la vicenda di Verga, rappresenta per me un’occasione straordinaria», spiega il regista Marco Gandini. La sua lettura nasce dall’ascolto della partitura di Mascagni e dal confronto tra la tradizione scenografica italiana e strumenti contemporanei, compresa l’intelligenza artificiale, utilizzata nel processo creativo per lavorare sulle immagini con maggiore precisione e libertà.
La vicenda è nota. Turiddu torna dal servizio militare e scopre che Lola, alla quale aveva promesso amore eterno prima della partenza, ha sposato Alfio, un ricco carrettiere. Il giovane si lega allora a Santuzza, che per quella relazione compromette il proprio onore agli occhi della comunità. Ma Turiddu torna clandestinamente da Lola, riaccendendo una passione che conduce inevitabilmente alla tragedia.
Santuzza, tradita e disperata, rivela la relazione ad Alfio. L’uomo reagisce secondo il codice d’onore dell’epoca e sfida Turiddu a duello. Prima dello scontro, il giovane saluta la madre, Mamma Lucia, e le affida Santuzza. Poco dopo, la comunità apprende la notizia destinata a chiudere l’opera con uno dei finali più celebri della storia del melodramma: «Hanno ammazzato compare Turiddu!».
Una storia privata che diventa tragedia collettiva e che il Teatro Massimo sceglie di riproporre anche come occasione di riflessione sulle forme della sopraffazione affettiva.
«Quando la bellezza della musica di Mascagni incontra una drammaturgia così spietatamente lucida sulle derive del possesso e dell’affettività malata, l’opera in teatro cessa di essere puro intrattenimento e diventa un rito collettivo di autocoscienza», osserva Marco Betta, sovrintendente della Fondazione Teatro Massimo. «Portare oggi Cavalleria rusticana sul palcoscenico significa usare la grande arte per illuminare le ombre del nostro tempo».
La partitura sarà affidata a un doppio cast. Nei ruoli di Santuzza e Turiddu si alterneranno Teresa Romano e Fabio Sartori, nelle recite del 12, 16, 18 e 20 settembre, e Martina Belli e Ivan Gyngazov, il 13, 15, 17 e 19 settembre. Alfio sarà interpretato da Ambrogio Maestri nelle prime quattro recite indicate e da Claudio Sgura nelle altre. Sofia Koberidze sarà Lola, mentre Kamelia Kader interpreterà Mamma Lucia. Il Coro del Teatro Massimo è istruito da Salvatore Punturo.
Il debutto sarà preceduto da due appuntamenti di approfondimento. Martedì 8 settembre, alle 18 nella Sala ONU del Teatro Massimo, Beatrice Monroy, insieme agli attori Gigi Borruso e Consuelo Lupo, accompagnerà il pubblico alla scoperta dell’opera nell’ambito della rassegna Vi racconto l’opera. Mercoledì 9 settembre, sempre alle 18, sarà invece Graziella Seminara, docente di Drammaturgia musicale all’Università di Catania e direttrice del Centro Studi Bellini, a proporre un approfondimento sulle tematiche dell’opera. Entrambi gli incontri sono a ingresso gratuito fino a esaurimento dei posti.
Venerdì 11 settembre, alle 18.30, la prova generale sarà aperta a favore di AIL, l’Associazione italiana contro le leucemie, linfomi e mieloma. Il ricavato sarà destinato alla ricerca scientifica.
Il nuovo allestimento debutterà sabato 12 settembre alle 20 e resterà in scena fino a domenica 20 settembre. Sono previste recite anche il 13, 15, 16, 17, 18 e 19 settembre, secondo il calendario della stagione.
A Palermo, dunque, Cavalleria rusticana non torna soltanto come una delle opere più celebri del repertorio italiano. Torna come una storia di amore, gelosia e violenza nella quale il pubblico contemporaneo può riconoscere, a distanza di oltre un secolo, dinamiche ancora drammaticamente presenti. È forse questa la ragione più profonda per cui il verismo di Mascagni continua a parlare al nostro tempo: perché dietro la tragedia di Turiddu e Santuzza non c’è soltanto la Sicilia di Verga, ma una domanda ancora aperta su quanto possa diventare distruttivo l’amore quando smette di essere relazione e si trasforma in possesso.
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