Crisi Ies, fronte comune per dire no alla chiusura della raffineria

Fronte comune per dire no alla trasformazione della Ies da raffineria a polo logistico. Provincia, Comune di Mantova e sindacati si sono ritrovati oggi a Palazzo di Bagno per un primo incontro. “Un tavolo istituzionale che – come spiegato in apertura dal presidente della Provincia Alessandro Pastacci – ha lo scopo di preparare il confronto  presso il Ministero dello Sviluppo Economico del prossimo 22 ottobre. Vogliamo capire meglio i motivi che hanno portato il gruppo Mol a questa drastica decisione e vedere se c’è spazio per ritrattare. Lunedì prossimo, 21 ottobre, inoltre, ci ritroveremo sempre qui a Palazzo di Bagno per un nuovo aggiornamento con il ministro Orlando”.

A rispondere alle tante domande degli enti locali, oltre a Provincia e comune capoluogo era presente la Regione attraverso l’Azienda regionale per la formazione e il lavoro,  e  dei sindacati è stato il responsabile delle relazioni esterne della raffineria Miklos Merenyi. “Da un anno stavamo ragionando se andare avanti con le modalità attuali o se procedere con la trasformazione dell’attività del sito, da raffineria a polo logistico. Le comunicazioni ufficiali sono scattate compatibilmente con i tempi previsti per le società quotate in borsa”. E proprio sul quando e il modo con cui il gruppo ungherese ha rivelato i suoi piani futuri, si sono concentrate le critiche di sindacati e Provincia. “Sino al 23 di settembre, in incontri avuti con la proprietà di via Taliercio, non traspariva nessuna volontà di dismettere il sito” ha ricordato lo stesso presidente delle Provincia.

“Alimentare aspettative nel personale è da irresponsabili – ha aggiunto Merenyi -. Invito quindi i sindacati a mettersi attorno a un tavolo e a iniziare la trattativa. Questo farebbe bene anche da un punto di vista psicologico”. Rassicurazioni sono arrivate invece sul versante delle bonifiche: “il gruppo Mol non lascia Mantova, ma si impegna a restare con una sede logistica e contestualmente a procedere con le bonifiche”.

Ma i sindacati non ci stanno e vogliono sapere come mai un gruppo che nel 2007 ha speso 800 milioni di euro per acquistare la Ies e negli anni successivi ha investito parecchi milioni in ammodernamenti e miglioramenti sul sito, oggi decide di lasciare tutto. “Non so cosa pensasse Mol – ha dichiarato nel suo intervento Massimo Marchini, segretario generale Cgil di Mantova – ma se ha creduto e crede che il territorio accetti in silenzio la sua decisione, si è sbagliata. Percorreremo tutte le strade possibili per far recedere la proprietà dalla sua decisione. La raffineria ha un ruolo di rilievo per il nostro territorio che non sarebbe in grado di sopportare i contraccolpi della sua cessazione. Sarebbe una bomba sociale insostenibile! E il ministro Flavio Zanonato deve fare luce sull’accordo di Ies con Eni di cui è azionista col 30%. Sappiano tutti che noi qui non ci arrendiamo!”.

“Le argomentazioni, i dubbi e le perplessità dei dipendenti Ies sono condivisi dal Comune di Mantova – ha precisato l’assessore Roberto Irpo -. Siamo preoccupati perché la decisione di Ies arriva in un momento particolarmente delicato e colpisce l’intero tessuto produttivo mantovano”.

“Le istituzioni locali facciano lo sforzo di capire perché la raffineria è arrivata a questa decisione. Che cosa non ha funzionato?” ha invece chiesto Aldo Menini, segretario generale Cisl.

Tra i presenti il parlamentare del Movimento 5 Stelle Alberto Zolezzi, il prefetto di Mantova Carla Cincarilli con il suo vice Angelo Araldi, la vice presidente della Provincia Francesca Zaltieri e gli assessori provinciali Maurizio Castelli e Alberto Grandi.

9 su 10 da parte di 34 recensori Crisi Ies, fronte comune per dire no alla chiusura della raffineria Crisi Ies, fronte comune per dire no alla chiusura della raffineria ultima modifica: 2013-10-15T15:26:14+00:00 da Redazione
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