Columbus Day a New York, annotazioni ed emozioni. La grande parata dell’orgoglio italiano

Il Governatore dello Stato di New York, Andrew Cuomo, al Columbus Day

E’ mercoledi’ pomeriggio quando il volo DL 107 della Delta, da Francoforte, atterra in anticipo all’aereoporto JFK, alle quattro e un quarto. Cielo coperto. Una brezza consiglia di coprirsi. Lunga fila all’immigrazione, si concentrano numerosi voli. Un’ora abbondante per le procedure d’immigrazione. I bagagli hanno girato a lungo al banco di riconsegna. Si va verso i taxi. Era immaginabile la fila. Ma la coda e’ paziente, ordinata. Oltre mezz’ora, poi si parte. Molto traffico, oggi, verso Manhattan. L’autista tenta un paio di strade alternative, ma non e’ giornata buona. Il percorso che di solito richiede una mezz’ora oggi dilata i tempi. Il taxi draiver dissimula, eppure e’ leggibile il suo disappunto. Impiega infine un’ora e mezza per arrivare alla 55^, sulla Sesta Ave, nei pressi di Central Park. Meno male che qui i taxi dall’aeroporto hanno prezzo fisso, 52 dollari. Aggiungo una discreta mancia, capendo la situazione. Il taxista mi sembra sollevato. Sono gia’ le sette passate. Mario Fratti, il mio ospite e’ a teatro, ha lasciato le chiavi come d’accordo, ma in casa mi apre Argia, drammaturga di Torino. Casa Fratti e’ quasi sempre un cenacolo d’artisti. Sistemo in camera il bagaglio ed esco ad incontrare la citta’, scarpinando sulla Settima verso Times Square. Come al solito piena di gente, illuminata dai grandi schermi colorati della pubblicita’ che rendono unico questo posto di New York, animatissimo, quantunque non abbia poi granche’ d’interessante nelle architetture, se non il famoso orologio e la tribunetta dove i ragazzi a turno si siedono qualche minuto. Il fuso orario mi consiglia di guadagnare il letto. Ci attendono giorni di grande impegno.

Giovedi’, prima giornata a New York. Si esce di buon mattino nella metropoli che non si ferma mai. Si annusano odori, si scruta la gente, si entra nel clima, insomma si gode la citta’ calandosi nella sua atmosfera. Si prendono contatti, al rientro: Rita Monte, Sal Palmeri e Luisa Potenza (radio ICN), Letizia Airos, il prof. Mario Miglione, direttore Centro di Studi italiani della Stony Brook University, Tony Tufano, l’Italian American Museum. Il prof. Miglione conta di organizzare una conversazione per martedi 15, se riuscira’ con i tempi stretti, dove andrei a parlare dell’Aquila. Si pranza da ABA, ristorante turco sulla 58^. New York e’ un crogiolo di cucine e sapori da tutto il mondo. A sera, off Broadway, si va a teatro con Mario Fratti e sua figlia Valentina, regista teatrale. E’ l’ultimo “play” del grande drammaturgo aquilano, “The Vatican knows”. Anche quest’anno il Theater for the New City, nel Village, ha invitato Mario Fratti a rappresentare una novita’. E cosi’ hanno messo in scena “The Vatican knows”, dramma sul rapimento di Emanuela Orlandi, scomparsa dal Vaticano durante il papato di Giovanni Paolo II, nel 1981. Un mistero non risolto. Il New York Times, nel maggio 2012, ipotizzo’ che fosse stata rapita per fare uno scambio con Ali Agca, in prigione per aver tentato di uccidere il papa. Fratti costruisce il suo dramma brillantemente, intorno a questa versione. Una compagnia di ottimi attori, ma davvero eccellente e commovente e’ la protagonista, Giulia Bisinella, attrice di Belluno. L’opera di Fratti e’ stata scelta per le celebrazioni dell’Anno della Cultura Italiana negli Stati Uniti, tra gli eventi a New York promossi dall’Italian Heritage of Culture Month Committee, presieduto da Joseph Sciame. E’ in programma per tre settimane. Come sempre il dramma ha un finale imprevedibile! La cifra di Fratti. Molti gli applausi. Tra il pubblico era presente anche la drammaturga Argia Coppola, che ha scritto un interessante dramma su Marilyn Monroe. Andiamo a cena in un ristorante polacco, sulla Prima Ave.

The Vatican knows, di Mario Fratti. Foto di scena.

Venerdi’  11, cielo coperto. La giornata si prevede intensa. Mi sono alzato presto, alle 5 e venti, postumi del fuso orario. Mattinata di contatti: email, facebook, telefono. Alle 11 chiamo al cellulare Domenico Accili, non risponde. Mi chiama qualche minuto dopo, concordiamo di vederci in giornata. Sposta un appuntamento nel pomeriggio e propone d’incontrarci da lui, ora pranzo. Ci verra’ a prendere, alla fermata della Metro, alla 168^ Str. Viene anche Mario, e’ interessato a conoscerlo. Mimmo Accili e’ medico, abruzzese dell’Aquila, ma e’ vissuto a Roma fino al 1985. Poi a Washington, al Clinical Center National Institutes of Health fino al 1998, quindi a New York. Insegna alla Columbia University, dove e’ direttore del Centro Ricerche Diabete ed Endocrinologia “Naomi Berrie”, finanziato dalla fondazione Russell Bernie. Sono molto emozionato di rincontrarlo, l’ultima volta che l’ho visto fu il 17 ottobre 2007, alla cerimonia funebre di suo padre, il sen. Achille Accili, uno dei riferimenti della mia formazione politica. Il sen. Accili era nato nel 1921, ad Acciano, dove era stato sindaco. Poi fu segretario provinciale della Dc e nel 1968 fu eletto per la prima volta in Senato, confermato per cinque mandati. La famiglia, attraverso Giorgio Castellani, chiese a me – e non ad illustri personalita’ politiche aquilane – di tenere la commemorazione del senatore, in Cattedrale, a L’Aquila. Mi ricordo quando l’arcivescovo Giuseppe Molinari mi diede la parola, ero emozionato davanti alla grande folla che riempiva il Duomo. Tutta la citta’. La figura politica ed umana del senatore Accili aveva contribuito notevolmente alla formazione d’una intera generazione di classe dirigente aquilana. Questo dissi, con parole venute dal cuore.

Ma lasciamo i ricordi, torniamo a New York. Mimmo ci vede dalla finestra del suo ufficio e ci viene incontro. Un forte abbraccio, poi gli presento Mario, che egli conosce di fama, come scrittore. Ma Fratti e’ stato anche docente diversi anni proprio alla Columbia University, prima d’andare ad insegnare all’Hunter College. Con Mimmo, nel suo ufficio, parliamo molto dell’Aquila, della sua famiglia, dei suoi ricordi da ragazzo, quando capitavo qualche volta a casa a trovare il padre, in via Santa Elisabetta. Poi andarono a vivere a Roma, in una casa sulla Nomentana. Mimmo vuole notizie della mia famiglia, dei miei figli. Poi di Mario, che gli racconta in modo succinto, come sua abitudine. Io sono piu’ dettagliato e aggiungo quel che Fratti mai direbbe di se’, che e’ un grande autore teatrale, dei suoi successi, del prestigio di cui gode nel mondo del teatro americano e internazionale. Pranziamo all’Universita’, nel ristorante interno. Ottimo. Pesce, io. Mario carne. Mimmo un’insalata. Ha un fisico asciutto, da maratoneta, Mimmo. E infatti dice che, di sabato, va in universita’ da casa sua, a Tribeca, di corsa per 16 chilometri. Al fine settimana, alternativamente, torna a casa la moglie, libanese d’America, da Toledo, dove insegna Fisiologia e fa ricerca di base, oppure la raggiunge lui in Ohio. Mimmo ci fa visitare il Centro, organizzatissimo ed efficiente. In  laboratorio molti ricercatori giovani, tanti asiatici e una sola ragazza italiana, medico di Recanati. Nel Centro orbitano 30 mila pazienti, dai 2 mesi fino a tarda eta’. Pagano le assicurazioni, la differenza non coperta la paga la Fondazione Russell Berrie. L’ultima donazione, nel 2012, e’ stata di 27 milioni di dollari. La Fondazione ha fatto costruire a sue spese la magnifica struttura, bella anche architettonicamente. E’ uno dei Centri antidiabete migliori al mondo. Mimmo si definisce un “professional writer”, girando il mondo per congressi medici, almeno 50 viaggi l’anno, una trottola. Lo fara’ di nuovo all’inizio di settimana. Mimmo Accili dara’ il suo sostegno alla Candidatura dell’Aquila a Capitale della Cultura, direttamente ed attraverso la Casa Italiana della Columbia University.

Ci salutiamo che sono le tre e mezza. E’ l’orario del suo appuntamento spostato, ma anch’io devo correre per incontrare Fabio Ghia, contrammiraglio di Marina in pensione, ora imprenditore e giornalista, presidente di ANFE Tunisia. Rappresentiamo l’associazione delle famiglie emigrate fondata dalla deputata costituente aquilana Maria Federici alle manifestazioni del Columbus Day e alla grande Parata del 14 ottobre. Arrivo in orario, prendiamo una birra insieme al bar vicino al Carnagie Hall, dove gli avevo dato appuntamento. Alle cinque mi avvio verso il Calandra Institute, sulla 43^ strada. Faccio quattro passi a piedi, ho tempo. Scendo verso Times Square. Come sempre una varia umanita’ riempie la piazza, pullula di gente. Una ragazza in bikini a stelle e strisce suona una chitarra bianca ad un crocicchio. In Italia la polizia la fermerebbe per oltraggio al pudore. Qui negli States, dove persino piu’ castigati sono nei costumi, si consente. Arrivo al 25 della 43^ Street, piano 17. C’e’ la redazione di i-Italy, network stampa e tv diretto da Letizia Airos. Alla testata collaboro curando la rubrica che Letizia ha chiamato L’Altra Italia, dandogli persino l’immagine di copertina del mio libro. Il network e’ una delle iniziative editoriali, in inglese ed italiano, piu’ innovative e multimediali in America. Saluto Ottorino Cappelli, Letizia ancora non arriva. Al Calandra Institute, il dipartimento di studi italiani della CUNY (City University of New York), c’e’ la presentazione di uno spettacolo teatrale che ASMEF e Loups Garoux Produzioni stanno programmando per rappresentarlo a New York, “Gilda Mignonette, la Regina degli emigranti”. La drammaturgia e’ firmata da Francesca Pedrazza Gorlero, Guido Polito e Riccardo Reim. Interprete e regista sara’ l’attrice napoletana Marta Bifano, presente alla presentazione insieme alla giornalista Didi Leoni, alla portavoce ASMEF e giornalista Mariangela Petruzzelli, all’artista Mark Kostabi, a Joseph Sciame e al direttore del Calandra Institute, prof. Anthony J. Tamburri.

Prima dell’evento saluto il prof. Tamburri e parliamo alcuni minuti. Gli faccio omaggio del mio “L’Altra Italia”, lui si ricorda che l’ultima volta gli ho fatto omaggio del mio libro “L’Aquila nel mondo”, lo ha apprezzato. Gli parlo della Candidatura dell’Aquila a Capitale europea della Cultura 2019. E’ molto vicino moralmente alla nostra citta’, ci sara’ sicuramente un’adesione del Calandra, un plauso per la candidatura. Si procede alla presentazione dello spettacolo teatrale sulla figura poliedrica ed affascinante dell’eroina dell’emigrazione italiana negli States, l’attrice e cantante napoletana Gilda Mignonette che nel 1924 arrivo’ a New York diventando un’icona dei nostri emigrati in America. L’ASMEF (Associazione Sviluppo Mezzogiorno Futuro) promuove a New York questo evento, che ha debuttato a Todi. Con molta efficacia lo espone Mariangela Petruzzelli, anche autrice di programmi Rai, in assenza del presidente Salvo Iavarone, infortunatosi a Napoli per una caduta dal motorino. Di ASMEF sono membro del Comitato scientifico, mi sento un po’ a casa. A fine evento parlo con Letizia Airos, tenace direttore di i-Italy, ormai punto di riferimento per la cultura italiana che passa a New York, impossibile che lei non faccia un’intervista: Jovanotti, Battiato, Pino Daniele, e numerosi altri. Qualche giorno fa lo scenografo, tre volte Oscar, Dante Ferretti. Ripasso al MoMA. La libreria e’ ancora aperta, sono quasi le 8 di sera. Faccio un giro, trovo il libro “FERRETTI – L’arte della Scenografia”, seconda edizione, curato da Gabriele Lucci ed edito da Electa-Accademia dell’Immagine, una preziosita’ tutta aquilana. Che emozione, un po’ dell’Aquila in un tempio della cultura americana! C’e’ la mostra sul grande scenografo italiano al MoMA. La vedro’ nei prossimi giorni.

Sabato 12 ottobre, giorno della scoperta dell’America, sole e vento. Giornata di contatti telefonici e di shopping, con una puntata al Macys. Domenica 13, vi riassumo la giornata, almeno fino al pomeriggio. Una bella giornata di sole. I colori cangianti dell’autunno dipingono le chiome degli alberi e Central Park e’ come un quadro impressionista. Oggi e’ domenica, voglio andare a Messa. Scelgo la cattedrale di St. Patrick, naturalmente, sulla Quinta Ave. La trovo impacchettata dai tubi innocenti, sta in restauro integrale, ma non e’ sottratta al suo scopo. E’ piena come un uovo. Celebra il cardinale Timothy Dolan, arcivescovo di New York, ne riconosco la voce. A fine celebrazione dice alcune parole che non comprendo tutte, comunque sta annunciando il Columbus Day e la parata dell’indomani. I fedeli ridono, il cardinale ha una forte tendenza all’umorismo, come gia’ avevo notato due anni fa. La messa e’ finita, il corteo dei celebranti mi passa a due metri di distanza, faccio una foto ravvicinata al cardinale, che sorride. Esco. Telefono ad una amica carissima,  da un mese trasferitasi a New York. E’ Mariza Bafile, figlia di Gaetano, cittadino onorario dell’Aquila, il fondatore del quotidiano “La Voce d’Italia” di Caracas, giornale con il quale collaboro. Mariza e’ nata a Caracas, la madre aquilana doc, famiglia Tazzi. Lei che ha fatto gli studi fino alle superiori all’Aquila, poi torno’ in Venezuela per laurearsi e per lavorare al giornale del padre. Gaetano Bafile e’ stata una grande penna del giornalismo italiano all’estero, di servizio per i nostri emigrati. Di lui e del suo coraggio parlo’ anche lo scrittore Gabriel Garcia Marquez. Del giornale Mariza e’ stata vicedirettore, fino al 2006, quando venne eletta nella Circoscrizione America del Sud al Parlamento italiano, dove ha ricoperto la carica di Segretaria di presidenza della Camera dei Deputati. Mariza scrisse la prefazione al mio primo libro “Oltre confine” e venne all’Aquila a presentarlo. Sono molto legato a lei e alla sua famiglia. E a suo fratello Mauro, che dalla morte di Gaetano e’ direttore del giornale.

Ma torniamo a noi. Ci siamo dati appuntamento davanti alla Cattedrale, per le 12 e mezza, lei deve arrivare da Brooklyn. Sono le 11 e qualche minuto. C’e’ un gran movimento di transenne e molti agenti della polizia di New York (NYPD). Immagino che stiano preparando per l’indomani, quando ci sara’ la famosa parata alla quale dovro’ partecipare come delegazione ANFE. Invece, un quarto d’ora dopo, eccoti arrivare un corteo, alla testa un drappello della Polizia a cavallo, poi la banda della Polizia di New York. Non mi spiego, ma poi subito capisco. E’ il Columbus Day degli Ispanici: spagnoli, messicani, portoricani, haitiani, cubani, centro-americani, venezuelani, boliviani, argentini, cileni, peruviani, e gli altri. Festosa, colorata, coloritissima. La Quinta si va riempiendo di turisti e curiosi, la giornata festiva aiuta. Proprio oggi ci dovevamo dare  appuntamento in mezzo a questa baraonda! Per farla breve, meno male che ci sono i telefonini, non si sarebbe sentito nulla con tutto quel chiasso di voci e di suoni, ma con i messaggini siamo riusciti a ritrovarci. Una bella rimpatriata aquilana, con Mariza. Ha voluto sapere le ultime novita’ della citta’ che ama molto, cosa vi succede di positivo e quali sono invece i problemi. Le ho parlato a lungo, consegnandole il documento presentato al Ministero per i Beni e le Attivita’ Culturali sulla candidatura dell’Aquila a Capitale europea della Cultura, per la quale impegnera’ ogni suo sostegno. Abbiamo pranzato assieme. Poi un caffe’ espresso appena decente e i saluti per Mario Fratti, che lei conobbe molti anni fa in Venezuela. Mario oggi e’ andato ad un lunch ufficiale, con una sua conferenza all’Association of Italian American Educators. Torna a sera. Mariza mi dice che gli fara’ un’intervista, prossimamente, per il primo numero della rivista mensile che dirigera’. Parlera’ anche del romanzo “Diario proibito”, uscito di recente in Italia e presentato in prima nazionale all’Aquila. Le ho inviato il formato pdf del romanzo, cosi’ potra’ intervistare l’autore conoscendo la sua opera.

Lunedi’ 14, giorno della parata. Mi alzo presto, come al solito. Scrivo un’email a Laura Benedetti, che vive e lavora a Washington, dove insegna alla Georgetown University. Ci sentiremo poi per telefono. Esco di buonora, alle 9, per andare al Columbus Day. Le manifestazioni cominciano con la Messa in cattedrale, celebrata dal cardinale Dolan. Tutta la comunita’ italo americana e’ presente, con i massimi esponenti. Il Console generale a New York, Natalia Quintavalle, fa gli onori di casa. E’ molto stimata ed apprezzata dalla nostra comunita’. Sono con Fabio Ghia, siamo la rappresentanza ufficiale dell’ANFE, che ha un posto di rilievo nella parata, tra le prime delegazioni, grazie ad uno stretto rapporto con la Columbus Citizens Foundation, la potente associazione che da decenni organizza l’evento nato nel 1929 per iniziativa di Generoso Pope. E’ una bella giornata di sole. Fabio Ghia potra’ stare per poco, nel pomeriggio riparte per Tunisi. Appena fuori della cattedrale mi sento chiamare, e’ Rosanna Di Michele, una vera ambasciatrice della cucina abruzzese e delle eccellenze gastronomiche della nostra regione. Fa almeno due missioni gastronomiche l’anno nei ristoranti di New York. E’ molto conosciuta e la sua simpatia conquista. La conosco da alcuni anni e apprezzo la sua passione e la qualita’ del suo impegno per promuovere l’Abruzzo. Come di solito accade, il mondo istituzionale stenta a riconoscere le vere qualita’ delle persone, sulle quali poter investire, preferendo logiche che spesso costano molto e producono assai poco. Invece, basterebbe vedere cosa Rosanna riesce a fare in due settimane, non solo nelle sue dimostrazioni in cucina, ma nel mondo delle buone relazioni, per capire quanto sarebbe utile all’Abruzzo investire anche sulle potenzialita’ di questa “ambasciatrice” delle qualita’ della nostra regione.

Bill De Blasio, candidato sindaco di New York

Parte la parata, in testa il Console generale, Natalia Quintavalle, e gli esponenti della comunita’ italiana nella Columbus Foundations con il suo presidente Louis Tallarini ed il responsabile delle celebrazioni, Frank Fusaro. Poi una banda. Quindi la rappresentanza della Columbia University. Intanto che il corteo muove, arriva il candidato sindaco di New York, l’italo americano Bill De Blasio. Scatto una foto a Rosanna con lui, mentre lo andiamo a salutare. Altissimo. E’ molto alla mano, come capita qui in America. Intanto ci ricongiungiamo con Mariangela Petruzzelli, madre abruzzese e padre lucano. Lei vive a Roma, persona eccellente, preparata e grande promoter di eventi culturali. Come gia’ dicevo, e’ addetta stampa di ASMEF. Facciamo insieme la sfilata, scegliendo di aggregarci alla delegazione del Governatore di New York, Andrew Cuomo, una personalita’ di spicco insieme a suo padre Mario, della nostra comunita’ negli States. Sfilare alla testa del corteo non consente di gustare la parata, nei suoi aspetti piu’ suggestivi e nelle sue curiosita’. Ma e’ un’esperienza che gia’ ho fatto. Partiamo dalla 48^, alle 11 circa. La nostra sfilata sulla Quinta Ave si scioglie a mezzogiorno, alla 69^ Street, dov’ha sede la Columbus Foundation. Vi e’ allestito un buffet per gli ospiti. Usciamo poi a goderci la sfilata, si concludera’ alle tre del pomeriggio, con l’ultima banda giovanile d’un College del Connecticut, che gia’ le macchine pulitrici dell’igiene urbana spazzano e lavano la strada. Alle cinque, in Consolato, il ricevimento. Saluto Natalia Quintavalle, Console generale, il prof. Tamburri, il prof. Sciame, altre conoscenze e il vice console onorario Tony Tufano, pilastro dell’ANFE nell’area di New York. Ringraziando gli ospiti, Natalia Quintavalle presenta il nuovo responsabile della Rappresentanza Permanente d’Italia presso le Nazioni Unite, a New York, l’Ambasciatore Sebastiano Cardi. E’ quasi sera,  ma una passeggiata da Park Avenue rientrando a casa attraverso Central Park e’ sempre piacevole. Turisti in carrozza, persone sui prati, bimbi che giocano, un giovane suona il sax, scoiattoli che scorrazzano sulle rocce di granito bruno e s’arrampicano sui tronchi delle betulle, mentre il cielo sul tetto del Plaza si stempera di rosso, al tramonto, e la luna a meta’ compare sulla punta del grattacielo che svetta dietro all’Essex House.

Goffredo Palmerini

9 su 10 da parte di 34 recensori Columbus Day a New York, annotazioni ed emozioni. La grande parata dell’orgoglio italiano Columbus Day a New York, annotazioni ed emozioni. La grande parata dell’orgoglio italiano ultima modifica: 2013-10-15T20:51:02+00:00 da Goffredo Palmerini
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