Taverna e Mattia Preti nel IV centenario della morte

 

 

Taverna, la famosa città d’arte immersa nel verde, piccolo comune presilano che sorge sul dorso di una collina a cavallo dei fiumi Alli e del suo affluente Litrello. E’ qui, nel vecchio quartiere di Portocise, che nel 1613 è nato Mattia Preti, il futuro Cavaliere Calavrese, il maggior pittore calabrese di tutti i tempi, grande interprete del barocco italiano del ‘600 e morto il 1699. Nello scorso 1999 la città di Catanzaro per ricordare Mattia Preti nel III centenario della sua morte, ha ospitato la mostra di tutte le sue opere sicuramente, giudicata da storici e cultori l’evento artistico – culturale più importante del secolo non solo per tutta la Calabria. Questo 2013, IV Centenario della nascita del Cavalier calabrese, non sarà da meno e la portentosa macchina organizzativa è stata già avviata alla grande per celebrare l’Anno della Cultura italiana, l’Anno che porterà la Calabria in giro per il mondo assegnandole il posto di primo piano che sicuramente le compete. Un anno speciale, insomma, che culminerà con la presentazione dell’Atlante Pretiano, il 31 gennaio del 2014. Anche noi vogliamo omaggiare il grande figlio della nostra terra e lo facciamo visitando la sua Taverna e ripercorrendo, seppur sommariamente, il suo percorso artistico che segna la storia del centro presilano. Circa le origini di Taverna, da sempre si fa riferimento al documento “Chronica Trium Tabernarum” di Ruggero Carbonello del sec. XV e pubblicata per la prima volta, pur ritenendola un documento falso, dall’Ughelli in Italia Sacra del 1662. Secondo tale Cronaca, durante il periodo bizantino, esisteva una città, situata tra Squillace e Crotone, chiamata Trischene o Tre Taverne perché composta di tre ceti di abitanti. Successivamente i Saraceni, durante una delle loro tante scorrerie, distrussero questo antico centro poi ricostruito, su in montagna, dagli abitanti scampati allo sterminio. Dalla stessa Cronaca si evince che Taverna sarebbe stata sede episcopale poi trasferita da Callisto II a Catanzaro. Solo con l’avvento dei Normanni, Taverna acquistò certezza ed importanza. Roberto il Guiscardo la concedeva in feudo a Guglielmo Capriolo e verso la fine del sec. XI il conte Ruggero la dava a Giordano figlio di Gugliemo. È in questo periodo che è stato ricostruito tutto il sistema difensivo di quest’area presilana e Taverna fu fortificata dal suo castello detto Torre del Bayulardo: ancora ben visibili ruderi del mastio cilindrico, di parte delle mura e del rivellino. Sono gli anni che legano  il destino e l’importanza di Taverna alla Contea di Catanzaro da cui dipendeva ed in questo contesto continuò ad essere uno dei punti strategici di tutta la Contea ben fortificata soprattutto nei paraggi di Taverna. Comunque fu più volte distrutta e ricostruita, l’ultima volta  nella metà del sec. XV quando fu resa immiserita ed abbandonata a seguito delle lotte tra Angioini e Aragonesi. La popolazione ormai in preda alla disperazione abbandonò l’originario sito trasferendolo nei casali attorno e soprattutto a Bompignano che assunse poi il toponimo di Taverna.
Ora nella Taverna nuova per tutto il secolo XVI la popolazione si rianima, si attiva come centro di cultura e patria di uomini prestigiosi. Leandro Alberti, nel 1526, così scriveva:” Si vede in bella valle Taverna nobile castello et molto pieno di popolo, ove sono nobili et litterati huomini in ogni facultà, et massimamente nelle leggi canoniche et civili, oltre quelli che vi si veggono assai ornati di lettere greche et latine, onde ne risulta gran nome alla Calabria”. Anche la vita religiosa era assai fiorente. Vi erano infatti ben cinque parrocchie di cui una Collegiata, tre chiese filiali, tre conventi di religiosi e due di suore. Il convento più importante fu, senza dubbio, quello dell’Ordine dei Padri Predicatori meglio conosciuto dei Domenicani. Di esso resta la chiesa, di cui diremo più avanti, e il grande edificio adibito a sede municipale e Museo civico. Fu fondato nel 1465 dal Beato Paolo da Mileto e ricostruito tra il 1670 e il 1680 ed in quello stesso tempo fu arricchito delle tele di Mattia Preti  tuttora ivi conservate. Dopo il terremoto del 1832 non fu più ricostruito e comunque soppresso dopo l’unificazione d’Italia. Il secondo convento era quello dei Francescani Osservanti che sorgeva sotto la chiesa di San Martino, dove oggi si trova il cimitero e fu fondato attorno al 1450; distrutto dal terremoto del 1783, parte degli arredi sacri furono trasferiti alla chiesa di Santa Barbara dove oggi si conservano i bei paliotti d’altare eseguiti nel sec. XVII da Silvestro da Bologna e Antonio da Serra ed il Crocifisso ligneo della scuola seicentesca siciliana e per molto tempo attribuito allo scultore Fra’ Umile Pintorno da Petralia, lo stesso che scolpì i Crocifissi di Cutro e Bisignano e l’Ecce Homo di Mesoraca oltre a tanti altri crocifissi sparsi in Sicilia, nell’isola di Malta e a Polla in provincia di Salerno. L’altro convento fu quello dei Cappuccini fondato nel 1587 e dedicato a San Michele Arcangelo; anche per questa chiesa Mattia Preti eseguì la tela dell’altare maggiore con altre opere ora custodite nella chiesa domenicana; fu distrutto dal terremoto del 1783 e soppresso definitivamente nel 1866. Altri luoghi sacri sono: la chiesa arcipretale di Santa Barbara che conserva, tra le altre opere, le tele pretiane del “Battesimo di Cristo”, del “Cristo morto sulle ginocchia del Padre”, della “Madonna con San Francesco di Paola e San Gaetano”, della “Presentazione di Gesù al Tempio” e la grandiosa tela dell’altare maggiore “Il Patrocinio di Santa Barbara” eseguita a Malta tra il 1680 e il 1688;il quadro della “Madonna delle Grazie” del Santafede della seconda metà del sec. XVI ed il già citato Crocifisso seicentesco. La chiesa di San Martino dove si conserva la “Madonna delle Grazie”, tela dipinta dal Preti ma successivamente danneggiata e ridipinta. La chiesa cantorale di Santa Maria Maggiore che custodisce la tela di Giovanni Balducci del 1614 della “Immacolata Concezione” e il “Miracolo di Santa Chiara” tela di Cristoforo Santanna seguace del Cavalier calavrese.
Di sicuro il monumento di grande interesse artistico è la chiesa di San Domenico, con l’attiguo ex convento  in parte ora adibito a Museo civico. Sono qui custodite numerose opere del Preti e tra queste la più imponente ( 272 x 195) è la tela del “San Giovanni Battista” dipinta forse nel 1672 quando il Tavernese venne in patria in occasione della morte del fratello. Essa rappresenta il Battista, titolare dell’Ordine Gerosolimitano, ritratto secondo i modelli iconografici di Battistello Caracciolo. In basso la tela reca l’autoritratto del Preti che rappresenta se stesso con l’abito dei Cavalieri di Malta e reca in mano i simboli della sua condizione, la spada e il pennello. Le altre tele pretiane sono: “La Madonna del Carmelo, ” La Madonna degli Angioli”, “La Madonna della Provvidenza”, “Il Redentore infante”, “La Madonna della Purità” ed altre ancora.
Sempre nella chiesa di San Domenico è di grande interesse artistico il gruppo marmoreo della Pietà, opera alla maniera michelangiolesca scolpita a tutto tondo a cavallo tra il XVI e il XVII sec. da un tal G. Battista Ortenga secondo il critico Alfonso Frangipane. Finisce qui l’itinerario nel centro di Taverna e attorno all’arte di Mattia Preti, ma Taverna non è solo questo. È un bel luogo e, facendo mie le espressioni di Clemente Angotti ( Gazzetta del Sud, 15.8.1993) dico che Taverna è anche “un angolo di vero e proprio paradiso paesaggistico ambientale […] si può fruire[…], presso il Centro visitatori del Parco Nazionale della Calabria, dei richiami offerti dalla grande varietà e vastità di essenze presenti nella riserva bio – genetica gestita dal Corpo Forestale dello Stato […] C’è dunque già abbastanza in questo itinerario che dalla culla dell’arte conduce ai villaggi della Sila.
Un percorso a metà tra la cultura e la storia di un pezzo di Calabria pressochè sconosciuto alla cronaca che lancia il proprio messaggio a favore di un rilancio turistico”. Ed in questo 2013, come orgogliosamente dice Mario Caligiuri Assessore regionale alla Cultura,  “dalla Calabria, accendiamo il faro della cultura mondiale, per l’operazione culturale più importante mai fatta nella storia dell’arte. Grazie al genio del Cavaliere Calabrese avvertiamo ancora l’anima di una terra ricca di passato e di futuro, investita dai venti d’Oriente e d’Occidente.”  Siamo davanti ad un evento culturale di dimensione internazionale che celebra il gran Mattia Preti  che, partendo dalla natìa Taverna, per la sua genialità e prorompente creatività si fece acclamare da prìncipi e cardinali, da Napoli a Roma e nell’isola di Malta dove morì e fu sepolto, lasciando oltre 400 testimonianze della sua straordinaria arte. Si tratta di opere  sparse  dalle lontane Americhe all’intera Italia (Palermo, Siena, Napoli, Firenze, Roma e Milano) e dappertutto ha trovato e trova ancora attenti studiosi dell’arte che lo ricordano come irripetibile artista e tra i tanti piace ricordare l’americano John Spike, Inoltre, non va sottaciuta, la preziosa adesione e collaborazione alle celebrazioni pretiane di prestigiosi istituti culturali ed artistici quali: il Louvre, il Prado, i Musei Vaticani, le Gallerie degli Uffizi e dell’Accademia di Venezia, la Pinacoteca di Brera, Palazzo Barberini e il Museo Nazionale di Capodimonte.  Una mostra delle grandi opere del Tavernese  sarà presente nel Museo Civico di Taverna fino al 21 aprile, per poi spostarsi a Malta. E non solo. Mattia Preti sarà celebrato a Cosenza, nel Palazzo Arnone dove esiste un quasi sconosciuto corpus di sue opere  che saranno arricchite per l’occasione da ulteriori prove del Cavaliere calabrese concesse da collezionisti privati. Tropea offrirà piccoli ma significativi cammei della sua arte; Crotone con le memorie pitagoriche e Reggio di Calabria, dove nella pinacoteca comunale campeggiano opere del Maestro.

 

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