Rizziconi, Francesco Ascone pentito del triplice omicidio

Una discussione finita in strage. Così sarebbero morte tre persone nella Piana di Gioia Tauro. All’origine della strage di Rizziconi, infatti, non la ‘ndrangheta ma una lite, probabilmente per futili motivi, avuta da uno dei figli di Reno, Francesco, con l’assassino reo confesso, Francesco Ascone.

Dopo la lite, da parte dei Borgese è partita la richiesta di un incontro per chiarirsi, spiegare quanto era successo. Ma all’appuntamento Ascone si è presentato armato di una pistola calibro 9 e non avrebbe avuto tentennamenti ad utilizzarla contro padre, figli e nipote. Una decina di colpi sparati da vicino ed in rapida successione che hanno lasciato sull’asfalto tre morti ed un ferito. Poi la fuga, durata quattro giorni. Fino al pomeriggio di sabato ed alla decisione di costituirsi.

Francesco Ascone, 36 anni, impiegato in una azienda del luogo, avrebbe raccontato come nei giorni scorsi aveva litigato con Francesco Borgese, il figlio più piccolo di Reno. Non solo “parole” ma una lite con botte. A provocare lo scontro, sempre secondo l’omicida, sarebbe stato un banale episodio. Il giovane Borgese con la sua auto avrebbe fatto una sgommata su un terreno di proprietà di Ascone. Quest’ultimo lo avrebbe rimproverato aspramente per la bravata, suscitando la reazione del giovane. Dagli insulti agli schiaffi, con i due che avrebbero dato vita a un vero e proprio scontro “all’ultimo sangue”. Alla scena avrebbe assistito anche un testimone.

La lite avrebbe lasciato rancore. Poi l’appuntamento fissato per chiarire torti e ragioni, sfogare il tutto e metterci una pietra sopra. Ma i propositi pacifici avrebbero lasciato spazio all’inaudita violenza. L’uomo si sarebbe detto amareggiato e pentito di quanto accaduto.

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