Siracusa, scure sulla Procura siciliana

Paola Severino, si è espressa sui rapporti interni al Tribunale, definiti da molti come “inopportuni” ed è intervenuta con appositi trasferimenti cautelari su cui si dovrà esprimere il Csm il 13 settembre. Secondo la relazione ministeriale il capo della Procura, Ugo Rossi, si sarebbe “preoccupato di proteggere legami familiari e sociali” a “dispetto e discapito” della “corretta ed imparziale gestione del proprio ruolo”, gettando “pesanti ombre sul prestigio della magistratura”.

Rossi non si astenne quando dovette occuparsi di un fascicolo riguardante la presunta evasione fiscale e le false fatturazioni a carico di Sebastiana Bona, moglie dell’avvocato Amara, e nei confronti di tre società, tra queste la “Gi. Da. Srl” in cui risulta socio Rossi Edmondo, figlio dello stesso procuratore. Secondo il documento ministeriale il capo della procura di Siracusa, avrebbe inoltre commesso un “atto abnorme” designando a se stesso un’inchiesta di competenza della procura di Catania. Si tratta del caso “Oro Blu”, dove era indagato Salvatore Torrisi, figlio dell’attuale moglie di Rossi e amministratore delegato della Sai8, società Ato idrica di Siracusa gestita dalla Sogeas e dalla Saccecav. Il fascicolo, nel febbraio 2012 portò agli arresti domiciliari per Giuseppe Marotta ex amministratore delegato Sogeas, Monica Casadei, rappresentate legale Saceccav, Gianni Parisi, rappresentante legale Sogeas, e Gino Foti, sottosegretario nel Governo Goria e Andreotti.  Fu in quell’occasione che nei confronti del presidente della provincia aretusea fu emesso un ordine di “divieto di dimora” con l’accusa di “abuso d’ufficio”. Rossi ha fatto sapere che si difenderà “con forza e determinazione in tutte le sedi opportune a cominciare dal Consiglio superiore della magistratura”.

Il Ministro della Giustizia ha disposto anche il trasferimento del sostituto procuratore Maurizio Musco, lo stesso procuratore che indagò sui reati ambientali riguardanti le industrie dell’ex Ministro Stefania Prestigiacomo. Le indagini finirono in prescrizione dopo sole tre udienze. Il pm fu invece chiamato dall’allora Ministro come membro del comitato di studio ministeriale sul DL che si occupò di norme in materia d’ambiente. Nei suoi confronti adesso viene evidenziato un “reiterato uso distorto delle funzioni” di pm. Il magistrato fu amministratore della Panama Srl, dove si riscontrava anche il nome di Miano Sebastiano, praticante dello studio di Piero Amara. L’avvocato è figlio di Giuseppe Amara, descritto da un’informativa della Guardia di Finanza come “personaggio intoccabile” appoggiato da amicizie politiche come quella di Giuliano Vassalli, ripetutamente Ministro della Giustizia sotto i Governi Goria, De Mita e Andreotti, ed ex presidente della Corte costituzionale. Il figlio, Piero Amara è stato inoltre condannato a 11 mesi dal Gip Benanti per “rivelazione di segreti d’ufficio e accesso abusivo al sistema informatico” in quanto istigava Vincenzo Tedeschi, cancelliere del procuratore Centonze al tempo alla Dda di Catania, a fornire informazioni ancora coperte da segreto istruttorio.

Amara, più volte controparte processuale del dott. Musco, è un legale del Calcio Catania e proprio in questo caso il procuratore avrebbe omesso l’iscrizione sul registro degli indagati dei giocatori Falsini, Biso e Pantanelli, all’epoca delle indagini atleti del Catania calcio, inchiesta che, per competenza, spettava ai pm catanesi. Per questa stessa indagine, finisce sotto azione disciplinare anche il pm Roberto Campisi, per aver “violato i doveri di correttezza” nei confronti dei colleghi di Catania dopo aver indagato due calciatori della squadra etnea. A carico di Campisi, il ministro evidenzia anche la “violazione dei doveri di vigilanza” per aver omesso di comunicare i fatti di rilievo disciplinare riguardanti il pm Musco, dei quali, secondo l’accusa, era a conoscenza.