La poesia di don Francesco Bevilacqua ardente desiderio di approdo finale

 “Profumo di rose dai vari colori,/ cielo sereno, olezzo di vento,/ rami fronzuti calati nel verde, echi lontani di canti gioiosi,/ levati al tepore di tempi migliori./ La vita ritorna, si apre, t’invita/ a sognare, sperare, cantare all’amore./ Rivedo fanciulli dal volto innocente/ che solcano il verde ripieni di gioia/ in un mondo che gioia rifiuta per odio./ Sei sempre aspettata da tutti i terrestri./ Sentieri di pace ricerca la gente/ traviata da guerre, lutti, miserie/ ma invano ricerca il flusso d’amore.”  Basta poco per sprigionare grande amore.

La “Primavera” non è poco, ma i suoi profumi, il suo invito alla vita, il suo essere attesa, non costano nulla. Questo vuol significare il Nostro nei succitati versi che sono nel corpo della fluida, semplice, coinvolgente e ricchissima silloge poetica La memoria e il tempo, edita dall’Accademia Internazionale dei Micenei di Reggio Calabria, e voluta a ricordo dei suoi sessanta anni di ministero sacerdotale.

Il nostro poeta è Francesco Bevilacqua, sacerdote in meritato riposo nella sua eletta Soriano calabro  di San Domenico, nato a Pizzo e giovanissimo entrato in Seminario completando gli studi classici e teologici al Regionale Pio XI di Reggio C. Si può dire che da sempre ha vissuto l’apostolato sacerdotale e di educatore nella città dei Domenicani, amato e stimato da tante generazioni. Lo ricorda, nell’introduzione, lo stesso don Francesco, laddove scrive: “ Giovanissimo sono stato mandato dai miei superiori nella comunità di Soriano. Da poco eravamo usciti da una tremenda guerra. Miserie, malattie, disoccupazione, analfabetismo, ignoranza religiosa erano le ferite lasciate da tanto conflitto […] insieme abbiamo lottato per uscirne fuori. È stato un apostolato il mio non sempre compreso, talvolta travisato […] ringrazio il Signore perché in questi lunghi anni della mia missione sacerdotale, anime generose hanno collaborato con me all’educazione dei ragazzi[…]; ringrazio il Signore per tutte le famiglie della nostra comunità che hanno sempre risposto nei momenti di maggiore impegno religioso, ma soprattutto ringrazio il Signore perché ha voluto gratificarmi con la gioia di un giorno sì bello che non è stato dato a tanti miei confratelli migliori di me.”

E don Francesco ci ricorda che le sue liriche, i suoi scritti, raccolti in questa silloge che vuole essere una sorta di testamento spirituale, “ riproducono i sentimenti del mio amore a Dio e al prossimo e ricordano a tutti noi che il tempo che passa inesorabilmente lascia dietro di sé una scia profonda di gioie e di dolori”. Era questo l’anelito che sprigionava anche da “Canti dell’anima”, raccolta del 2005, e prima,  alla fine del 2004, da “Il cielo nel tempo”, ultimi pensieri del fratello Rosario, indimenticato educatore e sindaco di Crotone.

Leggendo qua è là, tra lo scrigno poetico che è questo libro, le liriche Casa mia, A mia madre, La presenza di Dio, Ai ruderi di San Domenico, La ragazza sull’uscio, e via via le altre, ne vien fuori che ogni componimento è testimonianza di alto e sentito senso religioso, di un grido d’angoscia, di un ardente desiderio di approdo finale. “Ora al tramonto di questo mio giorno/ lungo ma sempre d’insidie ripieno/ aspetto da Lui misericordia e perdono/ perché contempli salvo il Suo volto/ nella pace agognata dei cieli infiniti.”

“Eleganti e serene, a volte prudentemente sommesse, le immagini evocate, trasparenti e genuine, fluide e convincenti, sono capaci di trasmettere emozioni sincere e caratteristiche. Lontano da forme banali, vuote e ricercate, si manifesta tra le righe la sincerità più vera e più candida di chi si riconosce umile attore nel tramonto più bello e più vero della vita, forte della ricchezza mai effimera di un’intera esistenza”,come scrive in prefazione Michele Alemanno.

E’ poesia, e non posso fare a meno di ripetermi, che fa ricondurre tutto al motore vero, a Dio, al rispetto delle creature e dell’uomo. Non c’è un solo verso, nelle poesie di don Francesco Bevilacqua, che esprima dolore, anzi tanta speranza del domani sicuro di pietà da parte di chi tutto può e al quale ogni uomo deve tendere. “…Nel profondo dei mari, nell’alto dei cieli, nell’aria fuggente, nell’albero svettante, là Tu sei. Nel bambino che nasce, nel giovane audace, nell’anziano cadente, là Tu sei. Nel piccol che chiede amore per sempre e trova la morte per mano crudele, nelle madri che piangono i figli perduti in guerre inumane, nei profughi che lasciano le terre contese, nell’uomo che soffre, là Tu sei. Tu sei Padre che ami, Figlio che salvi, Spirito che doni, Tu sei per me tutto, Dio, Tu sei mio.”