I condannati non saranno candidabili

Tre fiducie sugli articoli 10, 13 e 14 del ddl anticorruzione. Il primo, che prevede la non candidabilità dei condannati, è passato con 461 sì, 75 no e 7 astenuti; il secondo, che introduce i nuovi reati di concussione e “traffico di influenze”, con 431 sì, 71 no e 38 astenuti; il terzo, che riguarda il reato di corruzione tra privati, è passato con 430 sì, 70 no e 25 astenuti.

Il Ministro della Giustizia, Paola Severino, al termine della votazione della terza fiducia, ha sottolineato. “Sono soddisfatta perché è andato avanti nella sua struttura che, dopo i lavori della commissione, ha mantenuto comunque la sua identità. E’ apprezzabile – ha aggiunto – per il senso di responsabilità che ha espresso il Parlamento in questa occasione”.

L’art. 10 stabilisce che non potranno più essere eletti quanti hanno ricevuto una condanna definitiva. Il Governo è chiamato ad adottare entro un anno un decreto legislativo con le norme sulla incandidabilità alla carica di parlamentare europeo, deputato e senatore; alle elezioni regionali, provinciali, comunali e circoscrizionali.

Previsto, per chi ha commesso reati gravi, il divieto di ricoprire le cariche di presidente e di componente del Cda dei consorzi, di presidente e di componente dei Consigli e delle Giunte delle unioni di Comuni, di consigliere di amministrazione e di presidente delle aziende speciali, di presidente e di componente degli organi esecutivi delle Comunità montane.

Le condanne per la incandidabilità dovranno essere passate in giudicato. Il divieto riguarda reati gravi come quelli di mafia e quelli contro la Pubblica amministrazione. Per gli altri reati le condanne previste sono quelle oltre i tre anni.

Sulla norma sull’incandidabilità si è scatenata una querelle sulla data di applicabilità. Secondo FLI e Idv l’articolo rischia di far slittare la disciplina alla prossima legislatura. Di altro avviso i deputati Oriano Giovanelli e Donatella Ferranti, del gruppo Pd, per i quali invece l’incandidabilità ”può essere applicata già alle prossime elezioni politiche del 2013 se il Governo eserciterà, come è sicuramente possibile, la delega in tempo utile”.

A chiarire l’orientamento dell’esecutivo è il ministro della Funzione Pubblica, Filippo Patroni Griffi, che ha assicurato che “con il testo approvato oggi, il governo è in grado di esercitare la delega a partire dal giorno successivo all’approvazione della legge e in questo modo i nuovi divieti sarebbero di immediata applicazione. Il termine della delega – ha aggiunto – è un termine massimo”.

L’altro provvedimento che ha incassato oggi la fiducia è l’articolo 13 che introduce i nuovi reati di concussione per induzione, traffico illecito di influenze e corruzione per l’esercizio della funzione. Le nuove norme prevedono che il pubblico ufficiale o l’incaricato di pubblico servizio che abusi della sua funzione o dei suoi poteri, inducendo a dare o a promettere indebitamente allo stesso pubblico ufficiale o ad una terza persona denaro o altra utilità è punito con la reclusione da 3 a 8 anni. Per quel che riguarda il traffico di influenze illecite le nuove norme stabiliscono che chiunque, fuori dai casi di concorso in altri reati, “sfruttando relazioni esistenti con un pubblico ufficiale o con un incaricato di pubblico servizio, indebitamente fa dare o promettere, a sé o ad altri, denaro o altro vantaggio patrimoniale, come prezzo della propria mediazione illecita, ovvero per remunerare il pubblico ufficiale o l’incaricato di un pubblico servizio”, sia punito con la reclusione da uno a 3 anni”. Identica pena è prevista per chi dia o prometta denaro o altri vantaggi di carattere patrimoniale. La pena viene aumentata nel caso in cui chi indebitamente fa dare o promettere denaro o altri vantaggi patrimoniali ha la qualifica di pubblico ufficiale o di incaricato di pubblico servizio. Le pene sono ulteriormente aumentate nel caso in cui i fatti siano commessi in relazione all’esercizio di attività giudiziarie.

Infine, l’ultimo provvedimento che ha incassato la fiducia è l’articolo 14. Con le nuove norme viene introdotto il reato di corruzione tra privati, punito con la reclusione d uno a 3 anni, raddoppiati in caso di società quotate, attraverso la modifica dell’articolo 2635 del codice civile sulle disposizioni penali in materia di società e consorzi. “Gli amministratori, i direttori generali, i dirigenti preposti alla redazione dei documenti contabili societari, i sindaci e i liquidatori, che, a seguito della dazione o della promessa di denaro o altra utilità, per sé o per altri, compiono od omettono atti, in violazione degli obblighi inerenti al loro ufficio o degli obblighi di fedeltà, cagionando nocumento alla società, sono puniti -si legge nel testo approvato dalla Camera- con la reclusione da uno a tre anni”.

9 su 10 da parte di 34 recensori I condannati non saranno candidabili I condannati non saranno candidabili ultima modifica: 2012-06-14T05:26:07+00:00 da Redazione
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