Il super boss Bernardo Provenzano ha tentato il suicidio

Il gesto estremo nella notte nel carcere di Parma. Il padrino ha infilato la testa in un sacchetto di plastica mentre si trovava disteso a letto. Lo riferiscono fonti qualificate. Provenzano è stato salvato da personale della polizia penitenziaria.

Un poliziotto penitenziario del Gom (Gruppo Operativo Mobile) che svolgeva uno dei frequenti controlli nell’area riservata in cui è detenuto il boss mafioso si è subito accorto del fatto ed è intervenuto, evitando il peggio. Del fatto sono state informati l’autorità giudiziaria e il Dipartimento per l’amministrazione penitenziaria.

Il tentativo di suicidio non ha avuto conseguenze e Provenzano non è stato neppure portato in ospedale.

“Due periti nominati recentemente dalla Corte d’assise di Palermo hanno detto che Bernardo Provenzano non era depresso e stava bene: a questo punto o hanno visitato un altro o si doveva prestare più attenzione alla perizia. E comunque, in ogni caso, chi ha dato al detenuto il sacchetto di plastica?”. E’ la reazione dell’avvocato Rosalba Di Gregorio, legale del capomafia. L’avvocato fa notare che da anni, da quando altri mafiosi al 41 Bis tentarono il suicidio, ai detenuti al carcere duro non è consentito tenere alcun oggetto pericoloso in cella. “Come è – si chiede – che nessuno si è accorto della presenza del sacchetto visto che Provenzano è l’unico detenuto del braccio in quel carcere e che è continuamente sorvegliato?”. Per domani è fissata , in Corte d’assise d’appello un’udienza in cui Provenzano è imputato di omicidio.

Secondo fonti del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria il boss avrebbe simulato di volersi togliere la vita. Recenti perizie hanno stabilito che l’esponente della malavita è in grado di intendere e di volere e lui da giorni avrebbe cercato di dimostrare la sua pazzia. Così quando l’addetto alla sorveglianza si è avvicinato, Provenzano avrebbe messo la testa dentro un sacchetto di plastica usato per tenere i farmaci. Mercoledì il detenuto diceva di non riuscire a sedersi e di non trovare la sedia.

Bernardo Provenzano, 79 anni il 31 gennaio, si trova da quasi un anno nel carcere di Parma. Il padrino mafioso, arrestato l’11 aprile 2006 dopo 43 anni di latitanza, avrebbe dovuto andare a Novara ma le sue precarie condizioni di salute richiesero una struttura dotata di un centro clinico e vicina a un ospedale penitenziario. Nei mesi scorsi i legali del boss hanno rivolto molti appelli per interrompere il regime di massima detenzione 41bis ricordando che il loro assistito, oltre alla recidiva di un cancro alla prostata, ha sofferto di una ischemia che gli ha distrutto parzialmente il cervello e presenta i sintomi del Parkinson.

Il tentativo di suicidio del boss Bernardo Provenzano “è stato sventato solo grazie alla solerzia degli uomini del Gom della polizia penitenziaria, la sola, ormai, rimasta a fronteggiare la disfatta del sistema carcerario italiano”. Lo afferma il segretario generale del sindacato di polizia penitenziaria Osapp, Leo Beneduci. Il sindacalista rinnova la denuncia della “disastrosa situazione nella quale versano gli istituti penitenziari italiani: sovraffollati, malmessi e privi di adeguato personale”.

L’altro sindacato, il Sappe, ricorda che “nel 2011 la polizia penitenziaria ha salvato la vita a 1.037 persone che hanno tentato il suicidio in carcere”.

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