Oggi la Chiesa di Reggio – Bova ricorda san Leo di Africo

 

 

 

 

 

 

 

 

Scrive P. Fiore da Cropani in “Della Calabria Illustrata”: “Portò alla luce questo Santo un villaggio detto Africo, presso Bova. Si esercitò nel ministero della pece [raccoglieva la resina dei pini molto richiesta dai mercanti del tempo e che spesso portava egli stesso a Messina per venderla ], così che del prezzo delle sue fatiche n’alimentava i poverelli. Sovente digiunava con tal legge che il sopravanzo lo dispensava a’ mendichi; tuttavia desideroso di maggior penitenza per estinguere la sete bene spesso si tuffava ignudo nelle acque, quando queste erano più agghiacciate. Ma conoscendolo la vita del secolo essere perigliosa, perciò per mettersi in luogo di sicurezza vestì l’abito di s. Basilio”.

Si tratta di Leo, secondo altri nomato Leonzio e per altri ancora Leone, nato da poveri boscaioli, che dopo aver trascorso la sua fanciullezza tra i pini della foresta aspromontana e tra sacrifici e penitenze, si diede alla vita monastica fondando un monastero basiliano ad Africo divenendone egumeno, riuscendo, per la sua santità e bontà, ad ottenere financo donazioni da parte dei Normanni che intanto erano arrivati in Italia e si erano fermati in Calabria a Mileto.

Annota Sodaro che “sulla via tra Africo e Polsi vi è un cumulo di pietre detto ‘croce di san Leo’” dove visse per tre anni e vi morì il 5 maggio ( non si conosce l’anno), circondato dall’affetto e dalla preghiera non solo dei suoi confratelli ma anche di una moltitudine di gente venuta da Africo e persino del vescovo di Bova.

Il suo corpo riposa nel suo monastero e parte è custodito in un’urna argentea a Bova in una chiesa – santuario che prende il suo nome. Dopo la disastrosa alluvione del 1951 che colpì gran parte della costa ionica e l’entroterra delle Serre, le reliquie di san Leo furono traslate dal vecchio abitato di Africo al paese nuovo ricostruito in altro loco.

E non solo, nel 1986, sempre ad Africo Nuovo è stata benedetta una cappella dedicata al Santo e voluta dall’antica confraternita che porta il suo nome e lo solennizza ogni anno il 5 maggio anche come patrono dell’Arcidiocesi di Reggio – Bova.

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