Precari del Ministero dell’Interno senza futuro da fine giugno

Il lavoro, una vera e propria “chimera” in Italia, anche nelle cosiddette occupazioni pubbliche, dove si supponeva un tempo c’era il “posto a vita”. Quella che riportiamo è una “vera odissea”, così come viene definita da “uno dei 650 lavoratori precari del Ministero dell’Interno”. Tutto ha inizio nel 2003, quasi 10 anni addietro, quando il Ministero decide di avvalersi di personale somministrato da agenzie interinali, in occasione dei “picchi di lavoro e dell’emergenza momentanea” creatasi in occasione della Bossi-Fini. “Veniamo impiegati negli uffici immigrazione di Questure e Utg di gran parte del paese, ad affiancare il personale di polizia – racconta – e l’emergenza però diventa la norma, tantè che veniamo richiamati via via negli anni, finchè sotto il Governo Prodi si decide di bandire un  concorso a noi riservato, per accedervi bisognava già aver prestato servizio per almeno sei mesi, per 650 unità da impiegare a  tempo determinato (3 anni) ma con la prospettiva di avvalersi della legge Nicolais, che permetteva di entrare in pianta organica a tempo indeterminato”. Di precariato in precariato. “A fronte di un bando di concorso di 3 anni, ci vengono fatti firmare ben 2 contratti (il primo di 2 anni, il secondo di uno, pare per esigenze economiche). Inutile dire che a distanza di quasi 10 anni, abbiamo acquisito delle competenze particolarissime, fino a ieri di esclusiva prerogativa del personale di Polizia di Stato, abbiamo accesso quotidianamente ad archivi e dati sensibili, documenti riservati, con cui solo agenti di polizia avevano avuto a che fare, prima di noi. Purtroppo l’abrogazione della legge Nicolais, non ci permette più di aspirare alla stabilizzazione”. Il precario confessa che “contavamo comunque in una “sorta di riconoscenza” da parte del Ministero. A nostro favore parlano chiramente i numeri, l’arretrato quasi azzerato e le notevoli note di merito nei nostri confronti, da parte di Questori e Prefetti.

La politica si è mossa ma senza esito. “Siamo stati oggetto di una miriade di interpellanze parlamentari, spesso cadute nell’oblio della burocrazia. Vi si sottolineava la nostra professionalità e l’assoluta convenienza per una Pubblica Amministrazione fatiscente e gerontocratica, ad assorbirci in organico in maniera definitiva attraverso un’opportuna stabilizzazione. Ad una di queste interpellanze (promossa da ben 38 parlamentari del Pd) il Ministero, nella persona dell’allora sottosegretario Nitto Palma, finalmente decide di dare risposte concrete, ma non quelle da noi sperate. Tutto inutile. Infatti i meriti di una raggiunta efficienza degli uffici immigrazione vanno, secondo il sottosegretario a scanner e computer (lavoriamo ancora con pc che come sistema operativo hanno windows 98) ed una fantomatica task force (mai vista nè sentita prima d’allora) istituita per l’emergenza. Siamo dell’avviso, così come Prefetti e Questori, che non si possa più parlare di emergenza a riguardo. La nostra richiesta di stabilizzazione viene così respinta per, a loro dire, mancanza di fondi. I Governi si succedono, ma le risposte che ci vengono fornite sembrano seguire sempre uno stesso copione. Ricordiamo che su di noi è stato investito denaro del contribuente, per indire un concorso e per contribuire alla nostra formazione con appositi corsi ministeriali. Non è fatto raro trovare nelle varie province interi uffici immigrazione costituiti esclusivamente da personale precario. Esistono realtà, come quella della provincia di Roma, in cui rappresentiamo addirittura  il 99% del personale dell’intero ufficio immigrazione. Facciamo presente inoltre che la nostra non è una mera questione di precariato, ma va ad investire ovviamente il settore immigrazione con pesanti ripercussioni sul tessuto sociale, oltre che la sicurezza e l’ordine pubblico di un intero paese, dal momento che successivamente alla nostra scadenza contrattuale (licenziamento) verrà impiegato personale di polizia a sostituirci nel nostro lavoro burocratico e di sportello, venendo così sottratto alle mansioni di sicurezza e ordine pubblico a cui sarebbe preposto. Se poi torniamo ad analizzare via via negli anni il “fenomeno” immigrazione, ci si potrà ben render conto che non si tratta affatto di un qualcosa di momentaneo e passeggero. Come è evidente si tratta di un sistema che si alimenta da solo e che difficilmente avrà una fine. Ne consegue che la mole di lavoro negli uffici immigrazione non è affatto destinata a diminuire, tutt’altro, e che le nostre mansioni non saranno mai davvero esaurite”.

Il precario del Ministero conclude nella lettera aperta indirizzata a La Prima Pagina.it che “oggi ci ritroviamo ancora con un contratto in scadenza al 30 giugno prossimo, e la situazione lavorativa che si prospetta al di fuori della pubblica amministrazione non ci tranquillizza per niente, specie alla luce delle ultime dichiarazioni dei nostri ministri Cancellieri e Fornero. Molti di noi hanno famiglie che reggono le loro economie proprio su questo lavoro, e non saprebbero come fare altrimenti. Molti altri, ormai 40enni, stanno aspettando da anni di poter fare progetti possibili solo con la certezza di un contratto a tempo indeterminato in mano. Nel frattempo, mentre ci chiediamo ancora come quello stesso Stato che dovrebbe tutelarci possa far ricorso a personale precario, le nostre, sono e restano, vite sospese in attesa di una scadenza contrattuale”.

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