In manette a Filadelfia Rosetta Lanzafame e Giorgio Gigantino

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Operazione Gioiello. E’ questo il nome dato alla operazione della Guardia di Finanza di Vibo Valentia coordinata, questa volta, dalla Procura di Lamezia diretta da Salvatore Vitello. I particolari dell’operazione, che a portato a due misure restrittive nei confronti di Giorgio Gigantino, 42 anni, e della moglie (ufficialmente separati ma di fatto ancora conviventi) Rosetta Lanzafame, 39 anni, sono stati illutrati nel corso di una conferenza stampa. I due, il primo agli arresti domiciliari e la seconda sottoposta ad obbligo di dimora, si sarebbero resi  responsabili del reato di bancarotta fraudolenta patrimoniale nell’ambito del fallimento della gioielleria di Gigantino, con sede a Filadelfia.

Gigantino avrebbe distratto e dissimulato merci e beni strumentali dell’impresa, per un ammontare complessivo di circa 900 mila euro, a danno dei fornitori (prevalentemente del nord-est) e degli intermediari finanziari, anche mediante la costituzione di una nuova impresa individuale, fittiziamente intestata alla coniuge. Al momento del fallimento, poi, l’uomo avrebbe reso impossibile agli organi della procedura fallimentare la ricostruzione del patrimonio dell’impresa fallita, mediante la mancata esibizione della documentazione comprovante la natura e l’importo degli acquisti e delle cessioni di beni. Poco prima del fallimento, inoltre, Gigantino avrebbe acquistato senza più pagare alcuna fattura ai propri fornitori. Per questo  sarebbero scattate le misure restrittive nei confronti dei due coniugi che risultavano ufficialmente separati ma attualmente conviventi.

La Procura ha disposto anche il sequestro di tutti i beni che ammonterebbero ad oltre un milione di euro e che comprendono sia il negozio intestato alla moglie con sede in Filadelfia che sei autovetture, tra le quali una Porsche Cayenne 3.2 V6 e varie disponibilità  finanziarie depositate sui conti correnti bancari e sui libretti di risparmio.