Il Comandante Schettino non è pentito del suo gesto

“Nessun pericolo di fuga, né tantomento di reiterazione del reato. E nemmeno di inquinamento delle prove”. Ne è convinto assertore uno dei legali che assistono il comandante Francesco Schettino, l’avvocato Salvatore Parascandola. “Non ci sono oggettivamente motivi — ha proseguito il legale — per una misura cautelare così restrittiva”. Oggi l’appuntamento con il tribunale del Riesame. Le toghe fiorentine dovranno prendere in esame i ricorsi presentati dalla Procura e quello depositato dagli avvocati Bruno Leporatti e Salvatore Parascandola.

I pilastri su cui ruota il ricorso del pool di magistrati che ccordina le indagini sul naufragio della Concordia sono il pericolo di fuga (“non scappò dall’Isola del Giglio, perché era praticamente impossibile”, sostengono i magistrati) e di inquinamento delle prove (“si offrì di recuperare la scatola nera, in un primo momento e poi chiese di accordarsi con Ferrarini sulla linea da tenere”), cui è poi stato aggiunto “anche perché ipotizzato dal gip stesso”, come hanno sottolineato i magistrati grossetani. “Inoltre — ha dichiarato lo stesso Verusio — non ha mai dato dimostrazione di essere pentito per quanto accaduto”.

Non esiste alcun pericolo di inquinamento prove (“ormai sono già state tutte acquisite agli atti di indagine, scatola nera compresa”) e di fuga (“in questo caso non basta la sola possibilità, serve dimostrare un pericolo concreto, che comunque potrebbe essere risolto con l’obbligo di firma”). E infine non c’è neanche il pericolo di reiterazione del reato (“dovrebbe poter tornare ad essere il comandante di una simile nave”, Schettino però è stato sospeso da Costa).

Piuttosto gli avvocati difensori, così come altri soggetti che si sono inseriti nell’inchiesta, come di recente l’avvocato Giulia Bongiorno che cura gli interessi delle parti offese che si sono riunite in una class action, chiedono insistentemente l’allargamento dell’inchiesta ad altri soggetti. “C’è necessità di reperire documenti, materiale che potrebbe essere interessante per le indagini, nelle sedi della Compagnia di navigazione — ha indicato l’avvocato Parascandola — oppure anche alla Capitaneria di Porto. E i tempi devono essere ristretti”. Stessa richiesta che è inserita nelle istanze che ha depositato l’avvocato Bongiorno. Uno, infatti, riguarda l’allargamento dell’incidente probatorio. Nel caso cioè esista la possibilità di iscrivere nel registro degli indagati altri soggetti che possano avere cooperato al naufragio, anche solo per omissioni (viene in mente il responsabile dell’Unità di crisi Roberto Ferrarini, sentito per otto ore dagli inquirenti oppure alcuni responsabili della Capitaneria di porto) è bene che la Procura lo faccia nel più breve tempo possibile. Prima del 3 marzo, data fissata per l’incidente probatorio.

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